Sequoyah Tiger

Sulla rampa di lancio

Leila Gharib, radici persiane e residenza a Verona, continua il tour del suo esordio lungo per Morr Music a nome Sequoyah Tiger, "Parabolabandit": pop sinestetico, geometrie elettroniche e cascate di melodie circolari.
SequoyahTiger5_byVampaClub

La rampa è una salita breve e ripida per superare un dislivello.

La rampa è un elemento architettonico che congiunge due piani con diverse quote, cioè posti ad altezze diverse.

Leila Gharib è sulla rampa di lancio. Il suo primo album, Parabolabandit, è in uscita in tutto il mondo il 27 ottobre, a eccezione degli USA in cui sarà fuori a partire dal 3 novembre.

Ma questa è una storia che inizia prima; inizia dai Bikini The Cat, trio indie rock propendente al garage e al punk, titolare di un demo e due album messi in fila tra 2004 e 2008. Proprio nel 2008 Leila fonda il gruppo di performing art Barokthegreat assieme alla danzatrice e coreografa Sonia Brunelli, focalizzato non solo sulla messa in scena di spettacoli ma anche sull’organizzazione di seminari e sulla produzione DIY di fanzine, con l’attenzione rivolta alle “radici mentali del movimento, alla fisicità e alla funzione rituale della musica e all’architettura dello spazio come dispositivo abitale”. È lei stessa a venirci in aiuto: “Questa formazione presenta spettacoli sonico-gestuali nel circuito delle arti performative, una dimensione di lavoro nella quale ho potuto sperimentare il suono fuori dalla dinamica di gruppo musicale conosciuta fino ad allora, ricercando una relazione con il gesto coreografico e delle tematiche precise. Un modo di pensare da cui si è ramificata Sequoyah Tiger”. Ecco, Sequoyah Tiger, l’alias scelto per il suo progetto da solista. “Questo nome nasce dall’accostamento di due parole incontrate in libri di esplorazione e avventura: sono stata catturata dal loro suono, dalla successione delle lettere da cui sono composte e dalla visione che restituiscono alla loro lettura o pronuncia. La parola Sequoyah, inoltre, è in origine il nome di un leggendario nativo americano Cherokee, inventore di un sillabario di 85 caratteri che ha permesso al suo popolo di leggere e scrivere”. È a lui che è stato intitolato il grande albero della sequoia, perché nell’800 visse in una capanna di tronchi per la bellezza di tre lustri.

What kind of language do you think I should use?”, si interroga Leila cantando in Kill The Robber. La parola, questo mezzo potentissimo. Da conquistare, sfruttare, eludere. Da condurre all’ascoltatore con la spinta di tormentoni a presa rapida, da stranire con l’impiego di delay e sperimentazioni assortite, da collegarsi al potere primigenio del r’n’r scioglilinguistico dei progenitori. Tra il 2013 e il 2015 Leila compone i primi pezzi in proprio e, dopo aver diffuso alcuni demo a livello carbonaro, si mette in contatto con l’etichetta tedesca Morr Music (nel suo catalogo, ricordiamo, Lali Puna, múm, Sóley, tra gli altri). Una mossa logica per veicolare al meglio una proposta ben poco italiana nei suoi connotati stilistici. “Ho pensato che Morr Music fosse un’etichetta vicina a quello che avevo composto musicalmente, per la forte componente vocale e il massiccio uso di effetti. Così ho inviato una mail indirizzata a Thomas Morr e la reazione è stata positiva e molto concreta: abbiamo subito ipotizzato un primo EP e selezionato le tracce. Questo incontro è stato eccezionale, c’è molto rispetto ma allo stesso tempo se qualcosa non funziona viene sempre affrontato il problema. Per quanto riguarda l’estero non c’è stata strategia di fuga, ma un ragionamento sulla musica che fortunatamente ha funzionato”. Il primo EP si chiama Ta-Ta-Ta-Time, cinque brani per una mitragliata di freschezza. E nel novembre dello stesso anno Morr Music stampa anche uno split con i Saroos (trio di post-rock elettronico del giro Notwist), dove Leila e i berlinesi si remixano a vicenda. E il terzo passo è quello più importante, che ci fa arrivare al presente e all’esordio sulla lunga distanza, Parabolabandit.

Leila, da Verona con radici al 50percento persiane che per ora non influiscono da vicino sulla sua musica, plasma il suo linguaggio, piroetta fra i termini, scansa le frasi fatte, salta a piè pari quello che già conosce, raggiunge nuovi significati. Il medesimo titolo del disco, un curioso neologismo, conferma l’amore per i giochi di parole e l’uso stravagante delle assonanze, delle doppie chiavi di lettura. “Le parole, il loro suono e gli alfabeti mi gasano. Se il titolo del primo EP Ta-Ta-Ta-Time è descritto come balbettio grafico (ma altrove anche come una ‘graffiatura grafica’, tigre!, NdR) , Parabolabandit mette alla prova la lingua tra vocali e consonanti, seguendo principalmente un piacere fonetico e grafico. Questo titolo è l’innesto di due parole che, se prese singolarmente, hanno traduzioni simili in alcune lingue, quindi può suonare familiare rimanendo allo stesso tempo estraneo a un primo sguardo. I vari significati di queste parole hanno poi generato suggestioni per la costruzione di tutto l’album e viceversa molti suoni e testi che già avevo trovato combaciavano perfettamente”. Si parla di altre dimensioni, tempo che scorre, dialoghi e silenzio, movimento, fantasticherie e sogni a occhi aperti, spaesamento e ricerca di qualcosa, di qualcuno. Se il linguaggio è la facoltà, propria della specie umana, di esprimersi e comunicare mediante segni vocali, Leila va oltre, armata di sciabole di fantasia, ad affettare la prevedibilità. Leila ha inventato quello che chiama un “alfabeto visivo”, costituito da “una vasta gamma di suggestioni come disegni di animali, estetica da VHS, libri di avventura” per l’appunto. Che le tigri escano dai romanzi di Emilio Salgari? Anche lui, del resto, era veronese. “Fuoco a volontà”, gridò una delle tigri di Mompracem, rivelate su carta nel passaggio tra la fine dell’800 e l’alba del 900.

La parabola è la linea curva piana e aperta ottenuta dalla intersezione della superficie di un cono indefinito con un piano parallelo a una sua generatrice.

La parabola è un racconto che, attraverso comparazioni, similitudini, allegorie, esprime un insegnamento

SEQUOYAH TIGER
SEQUOYAH TIGER

Leila lancia il suo disco, che vola seguendo una parabola synthpop – anzi, “synaestehticpop”, ovvero di “pop sinestetico” – dai numerosi aggettivi: groovy, lo-fi, dreamy, weird. Il tutto viene filtrato in ottica psichedelica e fa venire in mente gli Animal Collective, così come i lavori dei singoli componenti del gruppo americano. “Assolutamente sì, ho ascoltato molto soprattutto Panda Bear e Avey Tare in versione solistica, ma anche Eric Copland dei Black Dice. Mi piace tutta la parte digeribile del noise americano, tuttavia le influenze sono tante, caotiche e spesso distanti tra loro. Nella scrittura e registrazione dei brani seguo delle costanti: la voce e la sua ambientazione, la forma-canzone e un processo di lavoro che ripensa le intenzioni e gli strumenti in ogni brano. In quello che viene poi generato riconosco il carattere psichedelico, ripetitivo, accattivante, grezzo e sognante che hai trovato”. La tendenza alla reiterazione è stata definita tempo addietro dalla diretta interessata come un “effetto Bolero”, non riferendosi alla musica di Ravel bensì a una “danza tradizionale spagnola dallo stesso nome, che si basa fortemente sull’interazione della progressione del tempo e della ripetizione ritmica”. Leila ha fatto tutto per conto suo, dalla scrittura al mixaggio, nel suo studio personale Vampa Club, seguendo un processo fatto di prove ed errori, sotto stimolo di drum machine, batterie concrete, chitarre, sintetizzatori, field recordings di ogni tipo. E fuoco fu, un incendio di idee che ha generato dieci pezzi, semplicemente, irresistibili: da Where Am I? ad A Place Where People Disappear, è una meravigliosa girandola di melodie e ritmi ispiratissimi. 35 minuti da mandare in loop.

Non solo. Leila si occupa persino dei videoclip volutamente a bassa fedeltà per rispecchiare il sound dei pezzi, come confermato dall’essenziale Cassius – la proiezione avviene su un tessuto a scacchi, mentre la cantante si fa cronista – e dall’ancora più recente Punta Otok che coadiuva in un colpo solo riferimenti coreografici, sportivi e banditeschi. Immagine e suono vanno di pari passo nell’universo di Sequoyah Tiger: “Immagine e suono hanno lo stesso peso. Uno conduce all’altro e viceversa, si alternano e costruiscono andamenti fino ad aderire. Quando suono e immagine aderiscono c’è un effetto emotivo, si costruisce un’intensità, qualcosa che ti tocca. Seguo questa direzione per comporre sia la musica sia il live”. E a proposito di live, per chiudere il cerchio aperto all’inizio, Leila ha già deciso di farsi accompagnare durante i suoi prossimi appuntamenti proprio dalla sua socia, Sonia: “Fin dal mio primo gruppo musicale, ho costruito un immaginario su cui appoggiare la musica. Se all’inizio disegnavo le copertine dell’album e le divise con cui salire sul palco, ora ho un’esperienza per poter immaginare altri aspetti. Questi aspetti sono un pensiero sulla drammaturgia del suono aderente ai movimenti sul palco, l’uso di materiali scenografici e della luce. Con Sonia costruisco l’intero live, in cui trasferiamo la sintonia e linguaggio scenico maturato all’interno di Barokthegreat e costruito nel tempo insieme ad altri preziosi collaboratori. Amiamo la fisicità dei nostri corpi e del suono ma anche quella che si ritrova nella distorsione delle forme e delle ombre”.

Tutto si fonde, con colori sgargianti eppure stropicciati, mai artificiosi. Dalle fotografie e dai succitati disegni per le copertine dei dischi parrebbe delinearsi un’attitudine stradaiola, da filo-skateboarder. “Più che la strada e lo skate, anche se qualche trick lo so fare, sono molto attratta dalle discipline sportive, soprattutto quelle dove il terreno viene preparato per l’evoluzione della prestazione fisica. Mi riferisco alla forma parabolica della rampa, alla duna della pista, ai materiali utilizzati come la terra battuta, il cemento, il tartan, il legno o la lamiera. Anche le pose delle copertine descrivono qualità atletiche come la resistenza e l’equilibrio. Una volta salita sul palco, non resta che stressare il muscolo”. La forma parabolica della rampa, già. L’allenamento è andato a buon fine. Lo stato di forma è strepitoso, la grinta basta e avanza. Non resta che lanciarsi, e vincere.

Dal vivo a dicembre

7/12 Genova, Teatro Altrove
15/12 Verona, Colorificio Kroen
16/12 Firenze, Glue w/Il Mucchio Djset
22/12 Brescia, Lio Bar
23/12 Ravenna, Passatelli in Bronson
w/Gomma

 

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