Sharon Jones

Addio ad una grande voce del soul

L'intervistammo esattamente un anno fa mentre alla soglia dei sessant’anni se la stava vedendo con il tumore che ora se l'è portata via.
SHARON JONES
Addio ad una grande voce del soul

Sharon Jones è cresciuta nel mondo dei cori gospel, ma senza trovare per lungo tempo i meritati riscontri. Si è sentita scartare dalla Sony. Negli anni Ottanta ha lavorato come guardia carceraria a Rickers Island, New York. Poi la Desco Records l’ha riscoperta e la Daptone l’ha servita su un piatto d’argento ai cultori del nuovo soul, che questa volta non se la sono lasciata scappare.

Molti artisti hanno pubblicato album natalizi nel corso degli anni. Ti spaventava l’idea di confrontarti con un territorio così noto e battuto?
Assolutamente no.

Qual è stato il tuo segreto per renderlo così speciale e personale?
Il fatto che per pubblicare un disco di Natale ci abbiamo messo vent’anni e adesso non vediamo l’ora di condividerlo con i nostri fan.

Ascoltando l’album si rimane particolarmente colpiti dallo spirito gioioso e dal senso del groove, che è una caratteristica cardine di tutta la tua produzione. Quanto contano questi due aspetti per te?
Sono due aspetti importanti in tutto ciò che facciamo. Più esattamente, sono quello che facciamo. In questo disco è stato ancora più speciale perché i ragazzi, i Dap-Kings, mi hanno seguito subito mentre suonavo Silent Night al piano, oppure Please Come Home For Christmas. Su White Christmas invece volevo qualcosa che ricordasse Ike e Tina Turner e loro lo hanno capito immediatamente, interpretando il brano con un sound energico e potente.

C’è qualche disco natalizio pubblicato da altri artisti che ti ha influenzato?
Sono innamorata delle compilation di soul natalizio e sono state tutte di ispirazione per me, in particolar modo i brani cantati da artisti come James Brown.

Ragionando per assurdo, quanto pensi che la tua musica sarebbe stata diversa se fossi rimasta a vivere ad Augusta invece che trasferirti a Brooklyn?
Sono felice di essermi trasferita a New York perché ho trovato più fonti di ispirazione in questa città che in tutto il resto degli Stati Uniti, tra i cori, le mie band giovanili e il mio gruppo per i matrimoni. Se fossi rimasta a vivere al Sud, probabilmente lavorerei in fabbrica o in un grande magazzino.

Hai sempre voluto fare la cantante?
Sì, anche se ci è voluto del tempo prima di arrivare alla carriera discografica. Fin da quando ero bambina mi piaceva imitare le grandi voci del soul, da Aretha Franklin a Otis Redding, sognando un giorno di essere come loro.

Come è stato essere nominata per un Grammy Award?
È stato fantastico, mi avrebbe fatto piacere vincerlo!

Quanto è stato importante per te il supporto della Daptone e, allo stesso tempo, il tuo contributo al successo della Daptone?
Siamo una famiglia e siamo nati tutti insieme dopo aver lasciato la Desco. Abbiamo dato vita alla Daptone con Gabriel Roth quando il suo partner alla Desco, Phillip, si è trasferito a Parigi.

Per te ultimamente non è stato un periodo facile. Ti ha aiutato avere attorno a te l’aiuto della band e delle persone che credono in te?
Sì, i miei fan e i miei amici hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia guarigione, dandomi la forza e l’ispirazione per tornare a calcare i palchi.

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