Soviet Soviet

In attesa dell'imminente secondo album "Endless", il power trio marchigiano ha ripreso a macinare concerti. L'occasione giusta per un botta e risposta.
SOVIET SOVIET
Nuovo album, nuovi concerti

Negli ultimi anni c’è stata una città sull’Adriatico, Pesaro, che seppur lontana dai centri d’interesse musicali del Paese ha sfornato alcune delle realtà più interessanti in circolazione. Be Forest, Brothers In Law o la songwriter Maria Antonietta, giusto per citare i nomi più in vista. E poi i Soviet Soviet, certo. Il trio ha esordito con un album al fulmicotone, Fate del 2013, che gli è valso paragoni importanti e attenzioni soprattutto fuori dai nostri confini, cosa piuttosto inconsueta per progetti indipendenti dello Stivale. Andrea Giometti, Alessandro Costantini e Alessandro Ferri si sono presi tutto il tempo necessario prima di ripresentarsi con un nuovo disco, perché nel mentre hanno suonato tantissimo in giro, hanno accumulato esperienze e input e hanno impastato tutto insieme in Endless, album inevitabilmente atteso e a cui si chiedevano conferme. I Soviet Soviet le conferme le hanno date, hanno dimostrato di saper gestire al meglio tour oltreoceano e lavoro in studio di registrazione ed eccoli qui a raccontarcelo.

 

Cominciamo da quella che potrebbe tranquillamente essere solo una mia impressione: Endless sembra un lavoro più massiccio, mentre Fate giocava di più sui vapori, su una certa vena eterea. Che mi dite al riguardo?
Sicuramente Endless è un album diverso, in cui abbiamo sperimentato suoni più potenti, lavorando molto sulle distorsioni e sull’arrangiamento dei pezzi. Ha un impatto forse più immediato ed energico sull’ascoltatore, ma ci sono anche brani dove la melodia la fa decisamente da padrona, dove ci si può fermare, pensare e riflettere.

 

L’ascolto del disco mi ha lasciato la sensazione che si tratti di un album più studiato, forse meno istintivo, come ogni esordio solitamente è e com’era infatti Fate. Avete lavorato tanto sugli arrangiamenti e sulle stratificazioni sonore?
Sì, esattamente, è stato un lavoro lungo e a cui abbiamo dedicato parecchia attenzione. L’arrangiamento dei pezzi ha richiesto tanto tempo e anche dal punto di vista dei suoni è stato tutto molto ragionato. Com’era stato per Fate, anche in Endless abbiamo provato a lasciare spazio all’istintività in alcune parti, ma in altre canzoni c’è stato un processo più studiato che ci ha condotto a un sound in cui in questo momento ci riconosciamo maggiormente.

 

A occhio i tempi di composizione di Endless sono stati più lunghi. Colpa dei numerosi impegni live, del non aver trovato subito la quadratura del disco o di cos’altro?
Ogni volta che entriamo in studio non ci chiediamo mai quanto ci vorrà per registrare. Certo, speriamo sempre di rimanere subito soddisfatti del risultato, ma per questo album ci siamo presi i nostri tempi. Abbiamo lavorato in due diversi studi ed è stato un processo che ha richiesto molte settimane. Nel mentre abbiamo sempre fatto molti concerti, ma ogni volta che andiamo a incidere mettiamo in pausa l’attività live e ci concentriamo esclusivamente sul nuovo disco. Quindi diciamo che per Endless questo processo di creazione è durato inevitabilmente di più rispetto a Fate, ma siamo contenti di quello che abbiamo fatto.

 

A proposito del momento in cui siete entrati in studio: qual era il vostro obiettivo principale, anche alla luce degli ottimi riscontri già avuti da Fate?
L’obiettivo era semplice, ovvero registrare un album che ci piacesse e ci convincesse appieno, non ci sono state altre logiche o ragionamenti. Speriamo che piaccia ai fan e agli addetti ai lavori. Fate è andato davvero bene, ci auguriamo vada allo stesso modo per Endless.

 

C’è un qualche legame concettuale tra i titoli dei vostri due album?
No, Fate ed Endless non sono assolutamente legati fra loro. Hanno periodi, esperienze e motivazioni di fondo molto diverse.

 

Negli ultimi anni avete fatto molta esperienza live fuori dai confini italiani: ciò ha influenzato in qualche modo il lavoro, magari in termini di consapevolezza delle vostre capacità?
Quando si torna a casa dopo un tour, c’è sempre una valigia piena zeppa di esperienze, tanto positive quanto negative. Ogni volta si impara qualcosa di nuovo, che può essere rappresentato dalla visita di una città, da un locale, da un gruppo che ha suonato con te o semplicemente da una persona nel pubblico che ti ascolta e con cui scambi due parole alla fine del live.

 

Quanto ha contato il supporto di un’etichetta straniera come la Felte per “uscire” fuori? Aveste inciso per una label indipendente italiana, sarebbe potuta andare allo stesso modo?
Un’etichetta straniera può ampliare il tuo raggio di conoscenze e contatti, così hai la possibilità di arrivare a un pubblico più vasto e internazionale. Per Endless ci siamo avvalsi nuovamente della collaborazione dell’americana Felte ma anche dell’italiana Black Candy, in questo modo riusciremo a curare al meglio sia l’ambito italiano sia quello straniero.

 

Cosa rappresentano per voi gli Stati Uniti? Obiettivo finale o tappa di un percorso più articolato?
Obiettivo finale no, non crediamo. È sicuramente una bella tappa e un Paese molto interessante in cui abbiamo suonato. Speriamo di tornarci a breve per la promozione del nuovo album.

 

Come si fa a restare sul pezzo, a rinfrescare la propria proposta musicale, quando si persegue uno dei generi revivalistici per eccellenza come il post-punk/new wave?
Quando scriviamo la nostra musica ci facciamo guidare dall’istinto, da ciò che ci piace. Non ci siamo mai sentiti legati a un genere preciso, è stata un’etichetta data più dai fan e dai giornalisti. Per quanto riguarda la tua domanda, la soluzione è quella di non smettere mai di ascoltare nuova musica e di non sentirsi “bloccati” all’interno di un’idea di genere.

 

Chiudiamo tornando a Endless: c’è un’influenza inaspettata di genere che si può scorgere all’interno del disco?
Endless è stato contaminato da numerose influenze, ma non così nette e rigide. Si può parlare di sfumature più leggere che possono rimandare ad altri generi, come ad esempio lo shoegaze.

 

 

PROSSIMI CONCERTI

23 NOVEMBBRE – GENOVA

25 NOVEMBRE – PADOVA

26 NOVEMBRE – CHIARAVALLE (AN)

02 DICEMBRE – FRATTAMAGGIORE (NA)

03 DICEMBRE – ROMA

09 DICEMBRE – FONTANAFREDDA (PN)

10 DICEMBRE – BOLOGNA

16 DICEMBRE – FIRENZE

17 DICEMBRE – TORINO

barleyarts.com/artista/soviet-soviet/

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