Teleman

Pop a colazione

Si può diventare adulti senza troppe rinunce? Ne abbiamo parlato con Thomas Sanders, in occasione del primo album della sua nuova band.
Teleman
Pop a colazione

Abbiamo conosciuto i fratelli Sanders che ancora giocavano a fare i pirati sul palco, grazie a due album di brillantissimo indie rock a firma Pete & The Pirates (Little Death del 2008, One Thousand Pictures successivo di tre anni). Cambiano le mode e gli ascolti e oggi, dopo una lunga e necessaria pausa, eccoli rientrare in pista con un nuovo nome e un debutto (Breakfast, su etichetta Moshi Moshi) che li vede sensibilmente cambiati nella formazione e nei suoni. Per certi versi sono cresciuti, per altri sono rimasti quei bambini che terminano in fretta la colazione per uscire fuori a giocare.

Sono passati due anni dallo scioglimento di Pete & The Pirates. La nascita dei Teleman e la genesi di Breakfast hanno richiesto così tanto tempo?
Io, Pete (Cattermoul, NdR) e mio fratello Jonny sapevamo di non volere smettere di fare musica insieme ma non eravamo sicuri di quale forma avrebbe preso questo nuovo progetto. Nel frattempo Jonny aveva deciso di abbandonare la batteria, trovando nelle tastiere una maggiore soddisfazione. Abbiamo iniziato così: suonando i brani con una drum machine e iniziando a fare qualche spettacolo, incerti se quello fosse o meno “il nostro sound”. Ben presto ci siamo resi conto di avere bisogno di un batterista; il fatto di essere legati a una macchina non ci piaceva. Abbiamo incontrato Hiro (Amamiya, NdR) ed è solo con il suo arrivo che sono nati i Teleman. Registrare l’album, poi, ha richiesto molto tempo, ma solo perché lo abbiamo fatto in un modo abbastanza frammentario e sporadico.

Siete stati costretti in qualche modo a chiarire tutto ciò che sapevamo su di voi prima di iniziare questo nuovo progetto?
No. Non abbiamo fatto alcun annuncio riguardo la nostra band. Abbiamo evitato qualsiasi riferimento a Pete & The Pirates, così come non abbiamo contattato vecchi fan e amici del settore. Abbiamo solo voluto iniziare in un modo molto tranquillo e naturale, costruendo le cose lentamente.

…anche perché questo progetto è un cambiamento notevole dalla musica e dalle strutture del passato.
Direi che alla fine la musica che stiamo facendo adesso è ancora abbastanza “tradizionale”, rientra ancora nel campo dell’indie! È sicuramente meno focalizzata sulle chitarre, ma è essenzialmente musica pop. Con i Teleman stiamo cercando di mantenere spalancati i confini del nostro spettro sonoro e al contempo di mantenere le melodie semplici e potenti, con arrangiamenti interessanti.

Breakfast è un album pieno di delicate melodie pop. È ingenuo e nostalgico allo stesso tempo. È questo il suono di ragazzi che giocavano a essere pirati e che ora sono diventati adulti?
Sì, credo proprio che sia così! È difficile scrivere una canzone pop “adulta” riuscendo a mantenerla divertente e avvincente, ma penso che il trucco sia quello di rimanere onesti e lasciare che gli altri lo notino.

 

teleman2014

 

Una costante dal passato l’abbiamo comunque trovata: i testi sono sempre molto godibili. Sembrano concentrati su un tema preciso, ma al tempo stesso racchiudono tanti significati diversi, da leggere tra le righe.
Non mi capita spesso di scrivere testi diretti, che spiegano tutto con chiarezza. Preferisco sempre mantenere un certo livello di ambiguità, perché penso che sia un modo più interessante di raccontare una storia. All’interno di una canzone mi piace affrontare diversi temi; ripudio i testi prevedibili, quelli che seguono un preciso ordine cronologico. Immagino che la maggior parte dei miei testi possa lasciare perplesse le persone sui loro significati!

A un certo punto siete stati paragonati a Kraftwerk e Klaus Nomi, ma quali sono gli artisti che realmente vi hanno influenzato per questo album?
Talking Heads e Roxy Music sono due band che stavo ascoltando parecchio durante la lavorazione del disco. Inoltre io e Jonny siamo stati colpiti dai lavori di Franco Battiato, autore di una musica pop bellissima e seducente. Anche lo stile che ha nel cantare mi ha ispirato particolarmente, con quella voce morbida,  onesta. In generale, comunque, direi che le incisioni di Breakfast sono molto ariose, ben mixate. Due qualità che si possono ritrovare negli album dei Talking Heads.

Ci sono canzoni dell’album di cui vai particolarmente fiero?
Lady Low è la mia canzone preferita dell’album. È abbastanza sobria, senza un ritornello vero e proprio. Inoltre ha anche un assolo di sassofono indiscutibilmente affascinante. Non saprei dire perché è il mio brano preferito, ma è il risultato finale che mi ha colpito favorevolmente. È gradevole e lo-fi allo stesso tempo.

Bernard Butler ha prodotto Breakfast. Com’è stato lavorare con lui?
Era da un po’ di tempo che pensavo a quanto mi sarebbe piaciuto lavorare con lui. Bernard ha sentito alcuni nostri demo e li ha amati da subito. Devo dire che è stato davvero bravo a dare un senso a tutte le canzoni, a renderle parte di un unico insieme, trasformandole in un album. Ci ha anche aiutato a rendere i pezzi più incisivi, contribuendo a sviluppare meglio i suoni e gli stili a cui stavamo puntando.

Ora che Breakfast è stato pubblicato state già pensando al futuro?
Sì, stiamo discutendo di un secondo album. Vogliamo iniziare a lavorarci presto. Come sempre, però, c’è ancora molto da fare per Breakfast… Un sacco di tour e promozione. Per fortuna si tratta sempre di impegni divertenti.

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