The Breeders

Icona indie rock, assente di lusso nel nuovo corso discografico dei Pixies, Kim Deal ritorna alla sua band The Breeders con la sorella Kelley e la line-up già all’opera per il classico "Last Splash" del 1993 e arriva anche in Italia per due date: la prima a Ferrara il 5 giugno e l'altra a Milano il giorno seguente.
The Breeders_intervista

Hi, this is Kim”. Quella voce, morbidezza di nicotina. Quella risata sguaiatamente adorabile, dispensatrice di buonumore. Kim risponde al telefono dalla sua casa alla periferia di Dayton, nell’Ohio, dove ha più o meno sempre abitato e dove vive stabilmente dal 2003, per parlare del ritorno della sua band, The Breeders, al quinto album con All Nerve, tuttora valido sia nel songwriting sia in un sound semplice e immediatamente riconoscibile. In Ohio le due sorelle gemelle, Kimberly Ann Deal e Kelley Deal, badano alla madre malata di Alzheimer, che risiede nella stessa strada con il marito, e si sfondano di serie televisive. In fondo, un quadretto di ordinaria normalità. Ma basta salire su un’automobile e guidare grossomodo quattro ore di fila per arrivare a Cleveland, da molti considerata la “Serial killer Capital of America”. Il David Fincher di Mindhunter ci andrebbe a nozze. Sì, perché in generale l’Ohio è spesso tristemente alla ribalta delle cronache per gli assassini seriali che circolano nelle sue lande, tanto da essere al centro della dolcissima ballata dark Walking With A Killer, raccontata dal punto di vista di un’ignara vittima che passeggia per i campi di grano, di notte, con il suo assassino e inclusa per la prima volta in uno dei 7” della collana a tiratura limitata The Solo Series, che al momento costituisce l’unico reperto da solista di Kim, tradizionalmente parca nelle pubblicazioni e più a suo agio nella dimensione di gruppo.

Kim che in MetaGoth, quarto pezzo nella scaletta di All Nerve, canta “No one’s here to stay”, ma lei è già rimasta eccome nella storia del rock che più interessa a noi, prima come bassista dei Pixies – dal 1986 della fondazione al 1993 della brusca rottura, dal 2004 della clamorosa reunion che archiviava una dozzina di anni di completo silenzio fra gli ex componenti al 2013 della sua volontaria fuoriuscita – e poi appunto con le Breeders, delle quali è sempre stata leader ed elemento fisso lungo vari cambi di formazione. Quel rock indipendente, per farla breve, che a cavallo fra gli anni 80 e 90 attraversò un periodo di splendore creativo e consapevolezza culturale difficilmente replicabile.

Nel 1992/1993, anni in cui The Breeders aprirono alcuni live e un tour dei Nirvana, Kurt Cobain dichiarò al “Melody Maker” a proposito della sua folgorazione per Pod: “La principale ragione per cui mi piacciono è per via delle loro canzoni, per il modo in cui le strutturano, che è del tutto unico, molto atmosferico. Spero che a Kim sia permesso di scrivere più brani per i Pixies, perché Gigantic è il miglior brano dei Pixies e l’ha scritto Kim”. Comunque la si pensi, certificato il fatto che The Breeders nacquero proprio perché Kim non trovava sufficiente spazio compositivo nei Pixies monopolizzati da Black Francis/Charles Thompson, Pod e Last Splash – il debutto del 1990 e il successivo capitolo di studio del 1993 – possono essere tranquillamente considerati all’altezza qualitativa di Surfer Rosa e Doolittle, i capolavori dei Folletti.

Stavolta non possiamo parlare di una vera e propria reunion perché le Breeders non si sono mai sciolte, ma a ben dieci anni dal precedente album Mountain Battles siete tornati in pista con la stessa line-up del 1993, in seguito al tour per il ventennale di Last Splash. Ma chi ha avuto l’idea, tu, Kelley? Com’è andata?
Ero seduta sul divano di Kelley, nel 2012, quando mi disse: “Il prossimo anno sarà il ventesimo anniversario di Last Splash, forse dovremmo chiamare Josephine Wiggs e Jim Macpherson per fare una manciata di show. Sai, pochi show…”. Così io le risposi di chiamare Jim, mentre io avrei chiamato Josephine. Siamo andati nel nostro scantinato, nel profondo Ohio, e abbiamo iniziato a esercitarci assieme, per eseguire Last Splash dall’inizio alla fine, dalla prima all’ultima canzone, in ordine. A me, affetta da disturbo ossessivo-compulsivo, è piaciuto molto farlo. Ha funzionato bene. Alla fine, abbiamo intrapreso circa otto mesi di concerti. Quando 4AD ha scoperto che stavamo facendo le prove, ci ha proposto di buttar fuori qualcosa in contemporanea, ovvero una nuova edizione figa di Last Splash con contenuti aggiuntivi (intitolata LSXX, NdR). Poi, il nostro agente di booking e varie persone ci hanno detto che sarebbe stato fantastico se avessimo inciso nuova musica. Abbiamo deciso che avremmo dovuto farlo sul serio perché ci stavamo divertendo. Jim è un batterista pieno di gioia, Kelley e Josephine sono ottime musiciste. Proviamoci, ci siamo detti.

All Nerve presenta l’inconfondibile stile The Breeders: punk rock e pop, elettricità e melodia, brani infettivi e veloci, ballate sognanti… Line-up originale equivale a un ritorno alla formula originale?
La line-up originale era quella di Pod, ma è pensiero comune che io, Josephine, Kelley e Jim rappresentiamo la “classica” line-up della band.

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La vostra carriera è divisa in due fasi, distinte innanzitutto sul piano storico ma anche su quello sonoro, quella degli anni Novanta con Pod e Last Splash e quella degli anni Zero con Title TK e Mountain Battles, più minimali, avvolgenti e sperimentali. All Nerve, che si ricollega ai vostri inizi e ovviamente proprio a Last Splash, potrebbe dunque aprirne una terza, di fase?
All Nerve è più in stile Last Splash, sì. Suonare con musicisti diversi innesca processi diversi. Jose Medeles, il batterista di Title TK e Mountain Battles, è un gran batterista ma non suona come Jim. C’è gente che apprezza i dischi degli anni Zero, ma in generale il preferito immagino resti Last Splash e quindi i fan ameranno il fatto che siamo tornati assieme.

Guardando all’intera produzione, ritieni che Last Splash sia davvero il vostro disco più significativo?
Penso che sia il più popolare. Posso capire perché la gente lo preferisca, perché ha più melodia, un bel po’ di armonie. Anche Off You, per esempio, è una canzone molto graziosa, da Title TK, eppure non è andata alla radio, non è diventata ampiamente nota, per cui… non lo so.

Durante uno degli stop delle Breeders, pubblicasti l’unico album siglato The Amps, il lo-fi Pacer del 1995, prodotto con Steve Albini. Un album di culto, da avere. Come lo giudichi col senno di poi?
Nel 1994 Kelley e Josephine avevano bisogno di riposarsi, di una pausa (Kelley fu anche arrestata per possesso di eroina, mentre Kim è andata in riabilitazione alcologica più tardi, attorno al 2002, NdR). Io e Jim Macpherson abbiamo detto “No way, andremo avanti mentre aspettiamo”. Così insieme abbiamo fatto il disco dei The Amps. Un disco che amo.

The Breeders fanno una musica unica, che invita l’ascoltatore a riconoscere che ogni istante della vita può includere allo stesso tempo la bellezza dell’aurora, la tragedia dell’inganno, il lato comico di una culata per terra e l’eccitazione di una corsa in auto”. Così parlò Steve Albini, uno che non è solito dispensare paroline dolci e che, anzi, dopo aver prodotto l’esordio dei Pixies, Surfer Rosa, dichiarò in seguito di non aver mai amato la loro musica.

Per le registrazioni di All Nerve, tra gli altri, avete collaborato di nuovo con Steve Albini. Quando hai potuto decidere in prima persona, hai sempre scelto di lavorare con lui, eccetto che per Last Splash… Ne deduco, dunque, che la vostra sia una forte intesa artistica e umana.
È un dato di fatto che Steve Albini abbia lavorato su tutti i nostri dischi, tranne che su Last Splash, quindi è probabilmente lui il motivo per cui la gente ne preferisce le canzoni (ride, NdR)! Ecco, possiamo dare la colpa ad Albini! Se non mette mano a un disco, la gente ama il disco in questione! Sto ovviamente scherzando. Tra l’altro, Albini ha lavorato anche con una band italiana che amo, gli Uzeda. Per farti capire, per il mio compleanno sono andata a Chicago a trovare lui e sua moglie, perché sono davvero una famiglia per me.

È curioso perché nel 1988 Albini produsse anche Surfer Rosa ma il boom per i Pixies avvenne con Doolittle, quando in cabina di regia arrivò Gil Norton. Non è che Surfer Rosa è il tuo disco preferito dei Pixies?
Mi piace, sì.

Senti, la tua filosofia cosiddetta “All Wave”, secondo la quale impiegare solo sonorità analogiche ottenute da strumenti veri senza l’ausilio di computer, è stata preservata anche per All Nerve?
No, prima avevamo sempre inciso su nastro analogico, ma questo è il primo album che abbiamo realizzato con Pro Tools. Kelley e Josephine volevano usare il digitale, perché più economico. Io ho risposto: “Non registreremo in digitale, no way, registreremo in analogico”. Poi, l’album è stato registrato in digitale. Ma la mia roba in proprio non uscirà mai in digitale, no no, tornerò all’analogico.

Ho letto che in almeno una traccia, Howl At The Summit, dovrebbe esserci Courtney Barnett ai cori: è vero?
Sì sì. Courtney Barnett e io ci scambiamo email, perché trascorrere del tempo assieme non è così semplice: io vivo in Ohio, lei in Australia. Mi aveva chiesto alcuni consigli perché di lì a poco avrebbe suonato proprio in Ohio, noi eravamo per coincidenza in studio e le ho chiesto se voleva passare a trovarci. “Di sicuro!”. Così, in compagnia di altri musicisti della sua band e del tour manager, è piombata in studio ed è rimasta tutto il giorno con noi. C’era una canzone, Howl At The Summit, su cui sarebbe stato fico mettere una sorta di canto, dove tutti si esprimessero in contemporanea. Quando ho visto tutta questa gente in studio, ho detto loro di aspettare un attimo e ho piazzato un paio di microfoni. È stato divertente.

Qual è la tua canzone preferita tra le nuove?
Qual è la tua?

Forse la title track.
Sì, mi piace quella.

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Hai iniziato a suonare proprio con Kelley, ancor prima di unirti ai Pixies. Come si è evoluto il tuo rapporto con lei nel corso degli anni, tra le soddisfazioni e le difficoltà della vita quotidiana?
Quando eravamo piccole, mio padre comprò una chitarra acustica e prese un po’ di lezioni. Stava a suonare sul pavimento del soggiorno. Io mi alzai, imbracciai lo strumento e pian piano iniziai a suonare. Verso i quattordici anni, quando i miei genitori si sposarono, ci chiesero di suonare al loro matrimonio. Io cantai e suonai la chitarra armonica. Io e Kelley suonavamo canzoni popolari, suonavamo qualsiasi canzone. C’era una canzone intitolata The Wedding Song (di Paul Stookey dei Peter, Paul & Mary, NdR): “He is now to be among you at the calling of your hearts / Rest assured, this troubadour is acting on his part” (intona tutte le parole a squarciagola, NdR), qualcosa del genere. Suonavamo, solo io e lei. Non avevamo mai avuto una rock band o cose simili prima di allora (la ragione sociale The Breeders è per inciso la stessa che le due sorelle usavano per le prime performance filo-folk amatoriali in quel di Dayton, quando al liceo Kim se la spassava anche ballando nei panni della cheerleader, NdR).

Nel bel film sui Pixies loudQUIETloud, molto intimo ma anche ironico, Kelley a un certo punto vi descriveva come i “quattro peggiori comunicatori ‘di sempre’”. Beh, io ho sempre visto i Pixies come una band che sapeva trarre linfa artistica dalle sue medesime tensioni interne – persino Charles mi disse anni fa che per voi “il più importante elemento è sempre stato la tensione” – mentre il clima nelle Breeders è senz’altro più armonioso, come un ritorno a una famiglia reale e ideale, no?
Senz’altro. Credo che Josephine avverta tensione nella nostra musica quando io cerco di accelerare e lei di rallentare, ma a livello personale è diverso. Tu hai sorelle?

No, sono figlia unica.
OK, beh, quando ti incazzi con una sorella è orribile, perché allo stesso tempo le vuoi un sacco di bene. Noi siamo sorelle, quindi possiamo arrabbiarci terribilmente l’una con l’altra, ma c’è sempre un bel po’ di amore nella band. Può succedere che non ci parliamo per giorni, ma non per via della musica: perché Kelley si comporta da stronza (ride, NdR)! Sono questioni di famiglia, a volte stupide. Nella musica, invece, siamo molto unite. Comunichiamo parecchio tra noi, ma in certi frangenti dobbiamo stare per conto nostro. È necessario. Poi parliamo, superiamo il momento, ci divertiamo insieme. È tutto molto positivo, senza dubbio.

Il 6 giugno 2010, a Ferrara, in Piazza Castello, i Pixies fecero epocale tappa per il loro acclamato (e remunerativo) reunion tour mondiale, la seconda in Italia dopo la partecipazione all’Heineken Jammin’ Festival del giugno 2004. In quella indimenticabile serata, vissuta con estrema partecipazione da parte del pubblico presente, Kim sorrideva e scherzava in continuazione. Proprio a Ferrara, il prossimo 5 giugno, The Breeders torneranno a suonare dal vivo, mentre il giorno dopo saranno a Milano.

Déjà-vu, cerchi che si chiudono, strambe casualità. Chiamatele come vi pare, perché ne potremmo elencare a bizzeffe. Basti pensare che The Breeders presero forma nel corso di un tour del 1988, condiviso dagli affini Pixies e Throwing Muses, compagni di scuderia in 4AD. All’epoca, infatti, Kim solidarizzò con Tanya Donelly, che disponeva del destino dei Throwing Muses al fianco della sorellastra Kristin Hersh. A causa di alcuni problemi contrattuali, fu deciso di utilizzare esclusivamente il materiale firmato da Kim – quello della Donelly si trasformerà poi nel debutto dei Belly. A loro due si aggiunsero Josephine Wiggs degli inglesi The Perfect Disaster al basso, Britt Walford degli Slint alla batteria, Carrie Bradley al violino. Solo con l’ingresso di Kelley e Jim, al posto di Tanya e Britt, solo con la pubblicazione di Last Splash, coprodotto da Kim con Mark Freegard, The Breeders faranno però l’autentico botto. Il singolo Cannoball divenne un tormentone, in heavy rotation su MTV con un video girato in combutta da Spike Jonze e Kim Gordon (la Deal restituì il favore alla bionda collega nel 1995, duettando e apparendo in quello di Little Trouble Girl dei Sonic Youth). Ma non finisce qui: grazie a Last Splash – due milioni di copie vendute… – Kim riscosse un successo maggiore di quello ottenuto con i Pixies. Non chiamatela rivincita, o forse sì?

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Pixies

Il tuo straordinario percorso è stato contrassegnato da varie coincidenze, anche buffe. Hai fatto parte di una delle band più importanti di sempre, i Pixies, ma hai ottenuto addirittura più riscontri con la tua personale creatura, The Breeders. E ancora, hai iniziato a suonare la chitarra, eri e sei una chitarrista, ma sei diventata la Kim più famosa del globo terrestre al basso insieme a Kim Gordon…
Lo so, è assurdo… Quando mi trasferii a Boston alla fine degli anni Ottanta (in seguito al matrimonio con il programmatore elettronico John Murphy, dal quale divorzierà, NdR), nel giro di una settimana incontrai Joe e Charles (rispettivamente, Santiago e Thompson, NdR). Mettemmo su una band insieme (nel gennaio del 1985 Kim fu l’unica a rispondere all’annuncio sulle pagine del “Boston Phoenix”, in cui Joe e Charles richiedevano la collaborazione di un musicista appassionato di Hüsker Dü e… Peter, Paul & Mary, NdR). Io ero in possesso di una chitarra. Joe assicurava di poter suonare sia la chitarra sia il basso, ma francamente – per l’amor di Dio – non può tenere in mano il basso, non ha il senso del giusto ritmo, uno due tre quattro… uno due tre quattro… Mi trasformai quindi in bassista e Joe comprò la mia chitarra. Provammo con un paio di diversi batteristi all’inizio (David Lovering, vecchio collega di lavoro di Murphy, si aggiungerà ai compagni per ultimo, NdR). È buffo perché i Pixies smisero di suonare insieme nel 1992, ma nel 1989 suonavo di nuovo la chitarra con Tanya Donelly. È buffo perché la gente prese a chiedermi se avessi cominciato a suonare la chitarra, perché pensavano suonassi il basso. “Perché sta maneggiando qualcosa che non sia un basso? Stranooo!” (ride, NdR). Ma mi piace suonare tutti e due. A dire la verità, mi piace suonare anche la batteria!

Quando nel 2004 sentii Bam Thwok, il primo giocoso inedito dei Pixies da molto molto tempo, fui sorpresa fosse composto e cantato da te. Pensai “Evvai, torneranno a scrivere assieme”, ma si trattò di un caso isolato… Perché?
Perché per quel brano andò diversamente. Era un demo, che facemmo in un pomeriggio, per un film d’animazione, Shrek 2 (in ogni caso, i produttori non lo utilizzarono e finì su iTunes, NdR). Joey e Charles avevano già dei bambini e ci sembrò simpatico accettare. Tutto qui. Non è mai stato pensato per finire in un album o essere pubblicato in maniera canonica. Non lo considero nemmeno pubblicato. Poi è andato in Rete e tutti ne sono venuti a conoscenza. Non è nuovo materiale dei Pixies! È soltanto un demo!

A proposito di nuovo materiale dei Pixies, Indie Cindy – per la precisione, una raccolta di EP – e l’appena più positivo Head Carrier, usciti tra 2014 e 2016, non hanno reso di certo giustizia al nome della band. Se l’alchimia è ardua da replicare, non la si può mai scomporre, mai. Che, tradotto, significa: lo schieramento a tre, orfano di Kim Deal, sostituita sinora da varie bassiste, non può funzionare. Il 14 giugno 2013 Charles, Joey e David avevano annunciato via social media il suo abbandono: “Nonostante la sua decisione di andare avanti, la consideriamo sempre un membro dei Pixies e il suo posto sarà sempre qui per lei”. Quando però ascoltammo Bagboy, il primo caciarone pezzo ufficiale dei Pixies 2.0, sospettammo quasi che i cori nel ritornello apportati da Jeremy Dubs, in prestito dai Bunnies, fossero un’emulazione sconveniente, di pessimo gusto, di quelli scolpiti nella memoria collettiva da Kim. Meno male che, tre anni dopo, Black Francis/Charles Thompson, pentendosi di aver freddamente sciolto la band via fax nel 1993, pentendosi dei rapporti talvolta burrascosi intrattenuti con Kim, per fugare ogni dubbio scrisse una sorta di “lettera di ringraziamento” affidata all’ugola dell’attuale bassista Paz Lenchantin, All I Think About Now: “I try to think about tomorrow / But I always think about the past / About the things that didn’t last / If I could go to the beginning / Then for sure I would be another way / Make it better for today”, “I remember we were happy / That’s all I think about now / If you have any doubt, I want to thank you anyhow”.

Kim, come vanno adesso i rapporti con gli altri Pixies?
Facessero quello che vogliono. È fantastico per loro se si divertono. Non ci parlo da circa cinque anni. In realtà, sono qui in Ohio e non parlo mai con nessuno (ride, NdR).

 

Pubblicato sul Mucchio Selvaggio 764

 

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