The Zen Circus

Un selfie sulle rovine del mondo

Andrea Appino, Ufo e Karim festeggiano i diciotto anni di carriera con un nuovo album: "La Terza Guerra Mondiale" è il disco più ispirato dai tempi di "Andate tutti affanculo". Un ritratto spietato declinato sulle paure e contraddizioni della nostra epoca. In vista dell'imminente tour italiano, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Ufo. 
ZEN CIRCUS
Un selfie sulle rovine del mondo

Tutte le nuove canzoni vertono su un argomento: la descrizione dei nostri tempi. Da dove siete partiti? Dai testi o dalla musica?
Così come in tanti lavori precedenti, un po’ da entrambi. Siamo partiti da una rosa di spunti di brani ampia: i canovacci erano veramente tanti, una quarantina. Alcuni contenevano dei mozziconi di testo e altri no, ma non li abbiamo scelti in base a quello: l’importante era che avessero una buona struttura. Noi teniamo molto anche all’aspetto ritmico e melodico, quindi se ci convince il riff o la base, il testo ce lo cuce sopra Andrea (Appino, ndr) in seguito. Terza Guerra Mondiale ad esempio è nato chitarra e voce, e dunque si è proceduto in parallelo tra la parte musicale e quella testuale. Per altre canzoni, invece, c’era l’ossatura rock ed stato creato un testo sopra. Del resto anche in passato è capitato tante volte che un testo di un brano fosse preso e spostato in un altro. Quindi finché non c’era qualcosa che accontentava tutti e tre sotto il profilo ritmico, melodico e lirico non si mandava avanti.

L’intenzione di parlare di queste tematiche, però, c’era fin dall’inizio?
Sì, il tema unificante de La Terza Guerra Mondiale era già nell’aria, perché se ne parlava da parecchio tempo di ampliare ancora di più una visione che non fosse strettamente italo-centrica. Cosa che tra l’altro si riscontrava già in Canzoni contro la natura, nelle sue riflessioni sull’esistenza in generale. Qui alla fine alcune canzoni c’erano già e dal momento che tutte bene o male toccavano gli stessi temi, abbiamo messo col titolo un cappello a queste situazioni. Ci sono pezzi più inerenti al tema “Terza Guerra Mondiale” e altri che magari riprendono ancora le conflittualità italiane e provinciali.

C’è stato qualche episodio di cronaca magari a “farvi incazzare”, o semplicemente è l’osservazione della vita di tutti i giorni?
Sicuramente alcuni exploit che ci sono stati in questo periodo a livello italiano e globale… Ad esempio gli attentati che a loro volta hanno generato – com’era prevedibile e come forse era intenzione – una reazione molto nazionalista e chiusa verso l’esterno. Questo clima un po’ da anni Trenta che si è respirato ultimamente di sicuro ha influito sul disco. Ne parlavamo anche tra di noi: il clima che si respira, la crisi economica accompagnata da una recrudescenza di nazionalismi e rivendicazioni territoriali in certi casi anche paradossali, la ricerca di un nemico e la grande voglia della gente di vedere il sangue. Forse c’entra poco, ma basta vedere la passione che c’è stata in questi anni per i film di zombie. È una fantasia trasposta da parte della gente un po’ in tutto il mondo di vedere un nemico disumanizzato che si possa finalmente fare a pezzi, massacrare, investire di ogni sorta di crudeltà. Questa cosa incuriosisce tutti e tre, e si riflette sulla realtà: disumanizzare i terroristi, essere contenti quando annegano le persone… Comunque, tornando a noi, il tema era affascinante. Vuoi per i fatti di cronaca, vuoi perché ne discutevamo assieme, si è detto: mettiamo questo argomento al centro dell’album. Senza proporre soluzioni, ché non è il nostro stile.

Dal punto di vista musicale, invece, questa volta avete lavorato senza sovraincisioni. Cercavate un suono più asciutto?
Abbiamo portato avanti un discorso iniziato in Canzoni contro la natura, ma qui riuscito meglio, ovvero l’idea che il brano deve essere abbastanza coerente rispetto al modo in cui lo proponi dal vivo. Quindi ci siamo detti: dal vivo cosa abbiamo? Abbiamo l’Hammond? No. Abbiamo gli archi? No. Perciò cerchiamo di fare una cosa che suoni anche più ricca… il divertimento di stare in studio è cercare di aggiungere dei colori, degli elementi in più rispetto alla versione live, però abbiamo deciso di fare un percorso inverso: impostiamo il brano come lo suoneremmo dal vivo, poi se ci sono dei suoni o delle atmosfere che vogliamo aggiungere, li creiamo con gli strumenti. Quindi gli arricchimenti e le aggiunte ci stanno, ma devono essere fatte da noi. Abbiamo usato gli apparecchi di oggi ma seguendo un metodo artigianale, e il risultato ci ha soddisfatto. D’altronde non chiudevamo una traccia fino a quando non eravamo sicuri al 100% che era esattamente come la volevamo. Il tempo è passato via su quello, perché poi a montare i pezzi, ti dico la verità, ci abbiamo messo pochissimo. Sembra buffo da dire ma la scaletta dei brani l’abbiamo chiusa in tre, forse quattro giorni. Più che altro dopo è stato il lavoro di banco che ci ha appassionato e dato soddisfazione, senza produttori, senza altre persone che non fossimo noi.

Se dovessi scegliere la canzone che preferisci dell’album, o quella che ti diverti di più a suonare, quale sarebbe?
Beh, dipende, quella che mi diverte di più è Il Terrorista o Ilenia. Una che è stata laboriosa e che mi ha dato soddisfazione massima è Andrà tutto bene. Perchè è quella più lunga, ha una coda strumentale, un finale un po’ kraut, mi è piaciuto lavorarci sopra.

Questo è il vostro diciottesimo anno di vita come band. Guardandoti indietro, qual è stato l’album fondamentale della vostra parabola, quello che ha segnato una svolta?
Guarda, dal punto di vista della riconoscibilità, Andate tutti affanculo ha un ruolo fondamentale. Però, da un punto di vista strettamente nostro, è su Villa Inferno che noi vediamo un bivio importante, la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro. C’è come un equilibrio tra quello che erano gli Zen Circus in inglese e gli album successivi, c’è dentro il gotha come formazione musicale (Brian Ritchie, Jerry Harrison, Kim Deal…). Lì ci vediamo proprio la chiusura di un processo di formazione e l’apertura di una nuova fase. E poi, dopo aver collaborato con quelle persone, di meglio non potevo chiedere.

 

DATE  “LA TERZA GUERRA MONDIALE TOUR”
28/10 Bologna – TPO
29/10 Perugia – Urban
04/11 S. Maria a Vico (CA) – Smav
05/11 Molfetta (BA) – Eremo
17/11 Torino – Hiroshima Mon Amour
18/11 Roncade (TV) – New Age
26/11 Livorno – The Cage
2/12 Roma – Atlantico Live
07/12 Milano – Alcatraz
14/12 Genova – Teatro dell’Archivolto
17/12 Firenze – Flog

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