Vaadat Charigim

Da Tel Aviv al Primavera Sound

Di ritorno dal Primavera Sound, intervistiamo una band che ci ha decisamente sorpreso.
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I Vaadat Charigim (dall’ebraico “Comitato eccezioni”) sono Juval Haring, Yuval Guttman e Dan Fabian Bloch. Il loro primo e unico album The World Is Well Lost è stato prodotto da Kyle Johson (Modest Mouse, Wavves, Cymbals Eat Guitars). Cantano rigorosamente in ebraico e la loro musica è puro shoegaze. Shoegaze in Tel Aviv? Esatto. Li ho ascoltati alle 17 di giovedì 29 giugno, il primo giorno del Primavera Sound all’Adidas Original, palco tradizionalmente dedicato alle band emergenti. Hanno da poco concluso il tour americano e stanno lavorando al nuovo disco ispirato niente meno che all’Inferno dantesco. Entro il 2015 inaugureranno il loro primo tour europeo. Abbiamo intervistato il cantante Juval.

Sono reduce dal Primavera Sound, dove ho potuto apprezzare la vostra fantastica performance. Sono molto curiosa di sapere qualcosa su di voi. Raccontatemi un po’ la vostra storia. Com’è che tre ragazzi di Tel Aviv decidono di formare una band shoegaze? C’è una scena shoegaze israeliana di cui ignoriamo l’esistenza?
Prima di tutto, in realtà non credo che siamo una band shoegaze nel puro senso della parola. Non uso neanche uno whammy. Le persone che ci hanno visto dal vivo si aspettavano più “drone” perché in realtà suoniamo più simili ai primi di Yo La Tengo, o a una sorta di strani Smashing Pumpkins lo-fi dell’epoca di Siamese Dream. C’è una piccola scena shoegaze in Israele che si è sviluppata negli ultimi due anni. Israele è davvero piccola e a Tel Aviv, dove la scena principale è ancora più piccola, avere scene separate per ciascun genere musicale è solo un desiderio. Tutti più o meno ascoltano tutto, con gente che è più orientata all’indie o più in generale al mainstream. Nei primi due anni dalla nostra formazione però, c’è stato in effetti un aumento nelle discussioni sia nella scena che nella stampa riguardo allo shoegaze e alle sue radici locali negli anni ’80-’90, con gruppi come Plastic Venus che hanno avuto una grande influenza nel nostro sound.

Siete stati accostati a moltissimi artisti, come My Bloody Valentine, Joy Division, The Pains Of Being Pure At Heart, Morrissey. A me ricordate un po’ anche gli Ex Lovers, non so se li conoscete. Quali sono i vostri gruppi preferiti?
Beat Happening, Nirvana, Feelies, Hüsker Dü. L’unico disco shoegaze che ho ascoltato di recente è stato il nuovo album dei MBV. Amo molto la musica ambient, è quello che sto ascoltando di più in questi giorni: Tim Hecker, Brian Eno, William Basinski.

Cosa potete dirci delle band della scena israeliana?
Ci sono un sacco di ottimi gruppi, ma la maggior parte hanno basse aspirazioni, perché Israele è così lontano e chiuso in se stesso che le band mirano principalmente a un pubblico locale e non cercano di sfondare. Siamo stati il ​​primo gruppo ad attrarre un pubblico internazionale cantando in ebraico. Ci sono molte band  in questi giorni che da Israele cercano di raggiungere un livello internazionale cantando in inglese, e alcuni ci riescono meglio di altri. Il mio gusto musicale è molto buio e specifico, ho un amore naturale per i gruppi più noise e dark, che proprio a causa del loro sound non diventano famosi in Israele, band come Laila, Hassan, Bela Tarr.

A proposito di questo, ho particolarmente apprezzato l’uso dell’ebraico nei vostri pezzi, una scelta coraggiosa in un mondo sempre più americano-centrico. C’è anche un significato politico dietro?
È stata una scelta fatta proprio per questo motivo. Abbiamo appena partecipato al Primavera e lì puoi sperimentare direttamente l’“imperialismo” della scena underground anglofona che celebra se stessa. Lo spazio per i paesi non centrali era davvero marginale. Quindi sì, la mia scelta di cantare in ebraico è una scelta politica. Per dare al pubblico la consapevolezza che esistono altri modi di interpretare generi musicali underground al di fuori della cultura anglosassone.

Nel video di Odisea una bella ragazza bionda si fa un giro in bici in una Tel Aviv deserta che sembra uno scenario post-atomico: volevate mandare un messaggio in particolare? Il video è stato girato in un giorno sacro chiamato Yom Kippur. Non abbiamo il permesso di guidare automobili o usare l’elettricità. Così un sacco di ragazzi prendono le loro biciclette e vanno in giro sulle autostrade. È l’unico giorno dell’anno in cui possiamo farlo. Quindi io e Lotem Ginton (la ragazza nel video) abbiamo preso una telecamera, siamo usciti e siamo andati in giro in bicicletta. Con la canzone in sottofondo sembra davvero una Tel Aviv post-apocalittica. Il testo della canzone parla del fatto che Tel Aviv è stata distrutta. Ma è anche una canzone d’amore, dove il coro canta “Kiss me at the end of the world“.

Mi ha fatto invece molto ridere il video di Ein Nehama Ladoachim, vorrei chiedervi quali droghe avete assunto prima di girarlo ma credo che non mi possiate rispondere. Mi accontenterò di sapere com’è nata l’idea di girarlo allo Dizengoff Center. È un posto che frequentate abitualmente? Ha un preciso significato per voi?
Certo. È un centro commerciale anni ’80 nel centro morto della città. Tutti ci vanno qualche volta. Viene descritto nella canzone Odisea come uno dei luoghi colpiti da un attacco missilistico. È un posto talmente ridicolo che abbiamo voluto girare un video lì per farlo conoscere alle persone che vivono al di fuori di Israele.  Per me ha anche un significato nostalgico. È lì che andavo a vedere i primi film da bambino e dove ho comprato i miei primi videogame.

 

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Siete reduci da un lungo tour americano, com’è andato l’impatto con il pubblico USA?
Beh, è stato il nostro primo tour. Negli USA abbiamo una buona etichetta (Burger Records), il SXSW è stato divertente e siamo riusciti a suonare in grandi vetrine come l’Austin Psych Fest. Abbiamo anche fatto un album release party a Indianapolis con la nostra altra etichetta Warm Ratio, che ha pubblicato anche il nostro vinile negli Stati Uniti, ed è stato super divertente. Sinceramente ancora non mi sono fatto un’idea precisa. Voleremo di nuovo negli USA a settembre per fare alcuni festival e concerti. Se si vuole avere successo negli Stati Uniti, è necessario in primo luogo tenere gli occhi sull’obiettivo ma anche  prendersela comoda. Non ho speranza di avere un vero e proprio impatto su questo pubblico, credo che prima dobbiamo fare un serio “lavoro di gambe”.

Avete anche partecipato al Primavera Sound Festival di Barcellona, probabilmente il più importante festival europeo. Come avete vissuto questa esperienza?
Beh, abbiamo suonato negli ultimi ranghi. È stato molto bello essere parte del festival, ma non vedo l’ora di suonare in un palco più grande, in futuro. Il nostro live era molto presto, di mercoledì, quando la maggior parte delle persone non erano neanche arrivate. Sinceramente, siamo ancora al punto di partenza come band. Il prossimo disco per noi sarà un grande passo avanti nella direzione di ottenere più attenzione al Primavera e in altri festival. Farsi un giretto lì, mangiare e stonarsi un po’ è stato comunque bellissimo.

Adesso cosa state facendo, il tour prosegue? State scrivendo i nuovi pezzi? Farete un tour anche in Europa?
L’uscita del nuovo disco è prevista per l’inizio del 2015. Lo stiamo scrivendo e registrando proprio adesso, pezzo per pezzo. Comprenderà probabilmente nove canzoni ed è liberamente ispirato all’Inferno di Dante, solo che invece di descrivere i nove cerchi dell’Inferno, sto descrivendo i nove cerchi di Tel Aviv. Non che io voglia paragonare Tel Aviv all’Inferno, ma sto prendendo in prestito idee dalla rappresentazione che fa Dante dei peccatori e delle loro punizioni, in una sorta di analogia con la vita quotidiana della città in cui vivo. Abbiamo intenzione di fare un tour in Europa nel 2015, proprio in occasione dell’uscita del nuovo album, forse già per la fine del 2014.

Se dovessi mai visitare Tel Aviv, potreste consigliarmi un locale dove si suona musica live? C’è un club che può definirsi un punto di riferimento per le band?
Beh, se foste venuti a Tel Aviv tra 2001 e 2005 vi avrei consigliato di andare al club Patiphone, ma oggi è chiuso. In questo momento il posto più cool in Israele non è a Tel Aviv. È a Haifa e si chiama Syrup, ditelo a tutti i bambini.

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