Yakamoto Kotzuga

Il fascino della dissolvenza

Il secondo album "Slowly Fading", la partecipazione alla prossima Red Bull Music Academy: parliamo con il giovane e già affermato producer elettronico Giacomo Mazzucato.
Yakamoto Kotzuga_intervista

Uscito a marzo, il secondo lavoro sulla lunga distanza di Yakamoto Kotzuga è un disco difficilmente catalogabile, esattamente come il suo autore. Nonostante l’alias orientaleggiante, infatti, Giacomo Mazzucato è italianissimo, veneto per la precisione, ma se il piccolo joke nella scelta del nome è soltanto un indizio di questa tendenza a confondere, a mischiare le carte. Provate, poi, a immergervi nella discografia del producer di Venezia: dagli esordi spostati verso un sound debitore della scena beats di Los Angeles (uno dei pochi tratti in comune con altri musicisti elettronici italiani contemporanei, come Machweo e Go Dugong, tutti poi approdati a sound completamente diversi e non di rado inaspettati), passando per l’elettronica ambientale e scura del debutto Usually Nowhere, il percorso di artistico di Yakamoto Kotzuga appare guidato da un’implacabile voglia di mettersi alla prova e di sfidarsi continuamente. Così, il nuovo Slowly Fading raccoglie le precedenti influenze e le rielabora in maniera inedita, ispirandosi spesso alle derive tra organico e inumano di Arca.

Possiamo dire che questo 2018 è per te un anno abbastanza importante: oltre al tuo secondo album, uscito in primavera, ti aspetta anche l’esperienza della Red Bull Music Academy.  Però mi piacerebbe partire da un po’ più indietro: come nasce la tua passione per la musica? E il progetto Yakamoto Kotzuga?
Nella mia famiglia la musica è sempre stata di casa, mio padre è musicista e insegnante e mia sorella è diplomata in chitarra classica, e credo che questo ambiente mi abbia indubbiamente stimolato. Nonostante questo, devo ammettere che ho sempre fatto di testa mia: ho imparato i rudimenti della chitarra classica da mio padre, ma dopo poco sono passato alla chitarra elettrica perché quell’approccio non mi stimolava. Intorno ai 14 anni ho iniziato così a suonare in band di amici, a fare qualche piccolo concerto. Ho iniziato ad approcciarmi alla produzione musicale cercando di registrare i giri alla chitarra che avevo in mente. Ho iniziato così a fare le prime cose con Cool Edit Pro (l’antenato di Adobe Audition), poco dopo ho scoperto l’hip hop italiano e i Daft Punk. Da quel momento ho iniziato ad appassionarmi davvero e a impegnarmi più seriamente. Quando ho iniziato a pensare di aver raggiunto un livello decente, ho preso a caricare brani su Soundcloud. Il mio primo EP, Rooms Of Emptiness, l’ho registrato in appena tre giorni, mentre ero a casa da scuola causa influenza, e il quarto giorno l’ho mandato a Bad Panda Records che l’ha accolto con entusiasmo. Credo che in quei tre giorni sia nato ufficialmente il progetto!

Tra i tuoi due album, Usually Nowhere e Slowly Fading, sono passati tre anni, che non è un lasso di tempo enorme, ma nella vita di un ventenne possono succedere molte cose: il tuo esordio era stato molto ben accolto, come è cambiata dunque la tua quotidianità nel mentre?
Tre anni sono tanti effettivamente, forse troppi. Sono successe tante cose, ho suonato molto in giro e ho cestinato tanta musica (che non ho mai smesso di fare). Semplicemente non mi sembrava di avere nulla di valido da dire e mi sono concentrato forse anche su altri aspetti della mia vita. Sicuramente dopo il primo disco ho iniziato a essere più consapevole, ho iniziato a pensare che qualcuno avrebbe ascoltato quello che facevo e che qualcuno lo avrebbe anche recensito! Questo pensiero ha generato qualche paranoia e insicurezza, ma anche molta voglia di migliorare. Per il resto sono ancora lo stesso Yaka From the Block!

Invece sul fronte musicale quali sono i passi avanti, le differenze che secondo te dovrebbero emergere maggiormente da un eventuale ascolto dei due album? Io, per esempio, trovo Slowly Fading più elettronico come mood e struttura, meno legato a certe sensazioni quasi shoegaze (se mi concedi il termine) rispetto al precedente.
Sono abbastanza d’accordo con la tua osservazione, sebbene già Usually Nowhere si emancipasse in parte da quei suoni. Slowly Fading è un disco particolare, ne sono consapevole. È nato da una performance A/V in cui non mi sono posto nessun paletto stilistico, cosa che può essere interessante, ma anche controproducente. Credo di aver fatto emergere i miei due lati musicali, quello più onirico e tranquillo e quello più oscuro e liquido. Invece delle chitarre ho usato molto le voci, sotto varie forme, e mi sono concentrato molto sui suoni e sul sound design. Questo disco ha varie letture possibili per me e non so se emergano tutte nell’ascolto.

Al riguardo mi piacerebbe chiederti se c’è quello che potremmo definire un concept dietro l’album perché ho notato che il tema della dissolvenza torna sia nel titolo del disco sia in alcuni brani.
Direi che una sorta di concept c’è. Il tema che ho affrontato principalmente è quello della temporaneità delle cose. Questa faccenda che tutto abbia una fine, un deperimento, mi sembrava racchiudesse, anche banalmente, gran parte delle mie preoccupazioni e dei miei pensieri. Relazioni, salute, ambiente, più in generale il tempo e il valore che decidiamo di dargli. La prima parte del disco, intitolata Fading, rappresenta il prima e il durante di questa lenta dissolvenza che è la vita (i titoli infatti ne suggeriscono le varie fasi). È più malinconica perché rappresenta anche il momento della presa di coscienza. La seconda parte invece, Faded, rappresenta il dopo, la fine. È infatti più cupa e distopica.

Tra gli artisti elettronici italiani, che spesso vengono raccolti all’interno di una ipotetica scena e con cui tu hai anche collaborato occasionalmente (mi viene in mente Indian Wells), fatico sinceramente a inquadrarti: se inizialmente potevano esserci similitudini, soprattutto nelle ispirazioni, con Godblesscomputers o Machweo, le vostre strade hanno poi preso strade decisamente diverse. Vorrei quindi sapere che ne pensi tu di questa fantomatica scena, se ci sono colleghi con cui trovi di aver percorso o di percorrere strade simili e, ancora, che cosa ti piace più tra le proposte italiane, se pensi ci sia qualcuno che non ha raccolto quanto dovrebbe.
Prendo questa difficoltà a inquadrarmi come un bel complimento. Penso di avere un profilo particolare, almeno qui in Italia. Poi non dico che sia per forza una cosa positiva, ma ho sempre cercato di fare le cose a modo mio, nel bene e nel male. Degli artisti citati credo di condividere l’approccio e la passione più che lo stile musicale. Non credo si possa definire scena perché mancano alcuni presupposti per un discorso del genere, ma esistono molte realtà sparse qui in Italia davvero molte interessanti. Con molti di questi artisti ho un po’ perso i contatti e un po’ me ne rammarico, ma ne ho conosciuti anche molti con cui ho legato parecchio. Penso per esempio a gente come Chevel, che spacca ed è sicuramente più conosciuto all’estero, ma sarebbe difficile ricordarsi di tutti e quindi lo evito. Anche la nuova ondata trap secondo me ha portato alla ribalta producer talentuosi, il mio preferito al momento è Tha Supreme, giovanissimo.

Sei ancora sotto contratto con Sugar? Ho notato che, oltre a questa collaborazione con Sugar e al tuo lavoro in Fabrica, ti sei spesso trovato nelle vesti di compositore e producer per altri, per esempio con Ghemon e Mecna: quali sono le differenze tra i due approcci, il produrre roba tua e il lavorare invece facendo un passo indietro e mettendosi al servizio di altri come autore? Cosa ti piace di entrambi e in quale dei due ruoli ti trovi più a tuo agio?
Sì, con Sugar ho un contratto editoriale che è stato rinnovato con piacere da entrambe le parti. Sicuramente mi trovo più a mio agio nel produrre la mia roba, sebbene credo sia più difficile che farlo per altri: durante il processo creativo passo da momenti di grandissimo entusiasmo a momenti di totale repulsione per quello che faccio! Non è facile essere oggettivi: a volte tendo a essere ipercritico o a farmi troppe paranoie. Nella musica per altri questa problematica magari viene meno, ma magari ce ne sono altre mille. Sto imparando pian piano il ruolo del produttore e devo dire che è davvero interessante. Non si tratta solo di musica e non si tratta solo di farla a modo mio, almeno per quello che mi riguarda. Mecna o Ghemon sono artisti maturi e che hanno idee molto chiare: la difficoltà in questi casi può essere quella di mettere da parte l’ego e capire che cosa è meglio per l’artista, facendosi magari anche guidare. Per quanto riguarda i lavori di sound design o musica per spot, direi che è un campo ancora diverso: il lato artistico viene decisamente meno, ma può comunque essere utile e interessante. Mi sono ritrovato a lavorare a brani appartenenti a generi che mai avrei prodotto di mia spontanea volontà e ho imparato tanto. Direi che finché si tratta di musica, comunque mi sento a mio agio.

Come dicevano inizialmente, a breve parteciperai all’edizione di quest’anno della Red Bull Music Academy a Berlino: che cosa ti aspetti da questa esperienza? Sai già quali saranno alcuni dei musicisti che faranno da insegnanti?
Non so esattamente cosa aspettarmi, ma so che sarà una figata. Tutti i miei amici che hanno partecipato alle edizioni precedenti mi hanno detto che è stata una delle esperienze più belle delle loro esistenze. Degli ospiti non so ancora nulla, ma credo che sarà difficile rimanere delusi!

Se invece fossi tu a dover scegliere con quali musicisti confrontarti, c’è qualche artista che davvero consideri un maestro? Più in generale, c’è qualcosa che recentemente ti ha colpito proprio tanto?
Ci sono davvero tanti musicisti che considero geniali e che mi hanno ispirato molto. Flying Lotus indubbiamente, ma potrei continuare per ore… Ultimamente mi ha colpito molto SOPHIE: sono andato fuori di testa per le sue produzioni e mi sono subito andato a leggere le sue interviste, cercando di cogliere qualche suo segreto, ahah!

Che cosa stai ascoltando ultimamente?
Guardando direttamente dal mio Spotify, ti posso dire che le ultime cose che ho ascoltato davvero tanto sono Iglooghost e Ziur: mi piacciono molto entrambi.

A parte la Red Bull Music Academy, hai altri progetti a breve termine?mTi vedremo in tour per la penisola durante l’estate?
Sto lavorando intensamente alla colonna sonora di un film e a un altro progetto, di cui non credo però di poter ancora parlare. Sono felicissimo perché sono ambiti che mi interessano e stimolano tantissimo. Penso possa essere la mia dimensione ideale. Sarò parecchio impegnato su queste cose questa estate, ma farò comunque un po’ di date che presto annuncerò.

 

Foto di Furio Ganz

Commenti

Altri contenuti Musica
jeff-buckley

Tutto per una canzone

Musicista per Casio

Ho un ricordo di me che ascolto questa canzone e la amo nel 1994; ho un ricordo...
GettyImages-885676404_gorillaz_1000-920x584

Gorillaz

Lucca, 12 luglio 2018

Al Lucca Summer Festival l'unica tappa in Italia dei Gorillaz.
Yakamoto Kotzuga_intervista

Yakamoto Kotzuga

Il fascino della dissolvenza

Il secondo album "Slowly Fading", la partecipazione alla prossima Red Bull Music Academy: parliamo con il giovane...
Pink Floyd_accadeva 50 anni fa

Pink Floyd

L'esercito della Salvezza racconta

Nell’estate di 50 anni fa Syd Barrett si congedava dai Pink Floyd con una canzone folle nata...
Efrim Manuel Menuck_intervista

Efrim Manuel Menuck

Il fondatore dei Godspeed You! Black Emperor affronta la sua carriera a cerchi concentrici: dalla solitudine del...
Eleanor Friedberger_intervista

Eleanor Friedberger

In viaggio con l’ex Fiery Furnaces, inconfondibile songwriter al quarto album con "Rebound". Dagli U.S.A. alla Grecia,...
Cat Power_Ode a Chan Marshall

Cat Power

Ode a Chan Marshall


“A volte ricordo che il pubblico è lì davanti e vado nel panico. Allora mi dico: forza,...
100x140-PRINT-CONTORNO.indd

TRI-P

Musica indisciplinata

Dalla rivelazione Moses Sumney ad un veterano come Mark Lanegan, ce n’è per tutti i gusti in...
Medimex 2018_Cartolina da Taranto

Medimex 2018

Cartolina da Taranto

Da giovedì 7 giugno a domenica 10 giugno siamo volati al Medimex, evento Puglia Sounds,...
breeders 1

The Breeders

@Cortile Castello Estense, Ferrara (05/06/2018)

Prima data italiana, in assoluto, per la celebre band delle sorelle Deal, a inaugurare la 23esima edizione...
Yorke Firenze

Thom Yorke (+ Oliver Coates)

@Teatro Verdi, Firenze (28/05/2018)

Prima data del nuovo tour europeo da solista, per il leader dei Radiohead, con il violoncellista Oliver...
Bruno Belissimo_intervista

Bruno Belissimo

Il party del musicista italo-canadese entra nel vivo con il secondo album “Ghetto Falsetto”, all’insegna della disco...
The Breeders_intervista

The Breeders

Icona indie rock, assente di lusso nel nuovo corso discografico dei Pixies, Kim Deal ritorna alla sua...
Greil Marcus racconta Lester Bangs

Lester Bangs

Greil Marcus ricorda l'amico e collega

35 anni fa moriva Lester Bangs. Ce lo racconta il critico rock Greil Marcus, suo amico e...
Downtown Boys_intervista

Downtown Boys

Lottare per la libertà

Spirito DIY, dinamismo a mille, ritornelli killer sparati a pieni polmoni, contenuti di protesta per un mix...