Yombe

Il dono del new soul

Il duo campano, operativo a Milano, arriva al primo album con "GOOOD", un oggetto synthsoul di pregio nel panorama italiano, e si appresta a ripartire in tour.
YOMBE - Il dono del new soul

“Provate a immaginare la sensazione di vivere la vita come una continua prova di forza, un costante stato di agonismo in cui bisogna dimostrarsi bravi in qualcosa (to be good at something). A volte ci sentiamo come degli atleti della sopravvivenza e nella maggior parte dei casi, più ci avviciniamo al podio olimpico, più ci allontaniamo da noi stessi. Finiamo per non riconoscerci più perché il traguardo ci distrae da tutto il resto e quando saremo finalmente coi piedi su quei gradini le nostre medaglie non avranno più alcun significato”. Dopo l’omonimo, promettente EP diffuso nel 2016 tramite Locale Internazionale, dopo numerosi concerti, gli Yombe di Alfredo Maddaluno (produttore, musicista) e Carola “Cyen” Moccia (songwriter, vocalist) debuttano sulla lunga distanza con un disco di morbido synthpop. Pubblicato lo scorso 24 novembre da Carosello Records, GOOOD shakera alt-R&B jazzy e ricerca sonora in ottica minimale, groove contagioso e vena intimista. A dimostrazione che certe rotte possono essere perseguibili con credibilità anche all’interno dei nostri confini (e possono di pari passo fruttare attenzioni a livello internazionale), abbinando potenziale radiofonico, coolness e buon gusto senza mai perdere l’equilibrio. Il new soul qui ben proposto e aggiornato al presente si collega così alla spiritualità della quale sono guardiane, assieme alla fecondità, le figure materne raffigurate nelle sculture africane tradizionalmente note come “Yombe figures”, che si riallacciano a loro volta anche alle nuance esotiche, alle ritmiche più o meno tribali dei pezzi via via plasmati dallo stiloso duo campano. Che vince la sua scommessa in naturale scioltezza.

In molti si chiedono le origini del vostro nome, preso da una “Yombe figure” presente a una mostra d’arte alla quale avevate assistito in passato. Aneddoto che ci fornisce l’assist per domandarvi quali sono gli interessi artistici che condividete nel tempo libero e che influenzano magari di riflesso anche la vostra musica.
AM:
 Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove adesso insegno Progettazione degli spazi sonori, e in generale mi sono sempre occupato anche di altro. Le immagini, alla stessa stregua del suono, esercitano un grande interesse su di me, che ho sempre coltivato parallelamente alla musica. Credo che la fotografia sia quel che mi ispira maggiormente. Adoro il lavoro di Viviane Sassen, fotografa olandese che ormai fa campagne pubblicitarie per Stella McCartney o Louis Vuitton e che ha fotografato M.I.A. per la copertina di “AIM”. Da bambina ha vissuto in Africa e questa cosa traspare appieno nel suo lavoro artistico, che oscilla tra estetica minimale e ricerca della primordialità.

Un po’ di storia, per chi ci legge: ci raccontate la militanza e il passaggio dai Fitness Forever, usciti peraltro da poco con un nuovo album, alla nascita “milanese” di Yombe?
CM:
 Sì, i Fitness Forever sono un passaggio obbligato per chi voglia conoscere come è nato il progetto Yombe. La prima volta che ci siamo incontrati io e Alfredo eravamo nella sala prove dei Fitness, era la prima prova del tour di Cosmos (album del 2013, NdR). A essere sinceri non ci siamo affatto piaciuti a prima vista, e ricordo perfettamente che è stato solo alla fine di un intero tour che, una sera in cui erano tutti troppo ubriachi, ci siamo ritrovati da soli nel furgone a parlare ed è cambiato qualcosa. Non sappiamo ancora cosa sia successo esattamente; fatto sta che appena sei mesi dopo abbiamo deciso di trasferirci insieme a Milano, dove in poco tempo ci è venuta l’idea di collaborare artisticamente e di condividere qualcosa che andasse oltre la nostra coppia.

Condividete appunto vita e musica: come gestite le dinamiche creative?
CM:
 Posso serenamente affermare che io e Alfredo non riusciamo a creare insieme, e quando abbiamo lavorato al primo EP e poi a GOOOD lo abbiamo fatto sempre separatamente. A volte sono io che abbozzo un beat e un giro di basso, o addirittura una intera canzone e poi la faccio ascoltare ad Alfredo che ci lavora su, altre volte accade il contrario. Abbiamo trovato un dignitoso equilibrio come duo e come coppia; siamo due persone molto diverse, ed è proprio per preservare le nostre singolarità ed evitare di formare un’entità statica che creiamo da soli in una prima fase per poi incontrarci nel momento che più riteniamo opportuno. In questo modo, riusciamo a non castrarci a vicenda.

Di solito, in virtù oltretutto dell’affollamento e dell’iperproduzione nell’odierna discografia, emergere con un nuovo progetto non è affatto facile. Agli Yombe sono bastati i cinque pezzi del 2016 – soprattutto Vulkaan e SDIMS sono diventati piccoli tormentoni – per mettersi in luce ed essere circondati anche da una certa attesa riguardo alle prossime mosse. Come avete vissuto l’avvicinamento a GOOOD?
In effetti è vero e, anche se non ci aspettavamo che accadesse così velocemente, avevamo la sensazione che con le canzoni del primo EP ci saremmo ritagliati uno spazio ancora inesplorato nel panorama italiano. GOOOD è il traguardo di un anno di tour ininterrotto, che ci ha portati un po’ ovunque e ci ha dato l’opportunità di suonare in apertura ad artisti internazionali da cui abbiamo imparato tanto come Sevdaliza, Mount Kimbie, Phoenix e Little Dragon. Abbiamo trascorso il 2017 praticamente in viaggio e il crescente interesse attorno al progetto ci ha fatto capire che non avremmo potuto perdere troppo tempo per scrivere altro materiale, quindi nonostante i live abbiamo continuato a lavorare fino a raccogliere un tot di brani e farne una selezione.

Yombe_ph Fabrizio Vatieri (1)
Foto di Fabrizio Vatieri

Dopo l’EP omonimo, GOOOD si può considerare a tutti gli effetti il vostro primo album: nelle intenzioni/ambizioni, in cosa si differenzia dalle canzoni precedenti e in cosa invece intende perseguire le medesime coordinate, magari affinandole?
CM:
 Con GOOOD abbiamo provato a rendere le canzoni molto più essenziali e immediate. Abbiamo fatto del minimalismo una sorta di linea guida, per la parte musicale e per la parte lirica. Io personalmente ho cercato di usare poche parole, che restituissero sensazioni profonde e grandi significati, ed è forse A Secret il pezzo che riflette al meglio questo nuovo “metodo” di scrittura. Lo stesso vale per la scelta dei suoni e il tipo di arrangiamenti; da subito sia io sia Alfredo ci siamo sforzati di ridurre le canzoni “all’osso”, dando rilievo a pochi strumenti, stavolta anche acustici, per tirare fuori tutta la forza e l’impatto della melodia. Nel nostro primo EP avevamo le idee un po’ meno chiare; diciamo che abbiamo conosciuto per la prima volta le nostre potenzialità senza volgerle in una direzione ben precisa, ma accennandole tutte allo stesso modo. Con GOOOD abbiamo invece approfondito le nostre capacità, cercando una dialettica più omogenea.

In GOOOD ci sono canzoni immediatamente catchy, ma anche interludi semi-strumentali più indirizzati all’effetto atmosferico, alla sperimentazione. La scaletta è nel complesso concisa, molto a fuoco. Come siete arrivati a selezionare il materiale definitivo?
Diciamo che non disponevamo di un lasso di tempo definito per comporre l’album, quindi le canzoni sono quasi appunti di viaggio, scritte tra una data e l’altra. Alcune, come gli interludi, conservano la loro forma embrionale, delle bozze che abbiamo voluto lasciare tali per preservare la spontaneità del disco. Nonostante il pochissimo tempo a disposizione, volevamo comunque pubblicare il materiale pronto e non rischiare che invecchiasse nell’attesa di scrivere altro. Qualcosa si è perso per strada, semplicemente perché non ce la sentivamo di dilungarci troppo e volevamo dare una forma più compatta al disco, sia da un punto di vista stilistico sia di durata. La selezione è abbastanza naturale e alla fine i brani si fanno strada da soli guadagnandosi un posto nella scaletta: noi assecondiamo la loro capacità di emozionarci a ogni ascolto, solo questo li rende migliori di altri.

La vostra formula stilistica, un electropop minimale e dalle forti influenze R&B, sembra rispecchiare tendenze musicali assolutamente contemporanee, anche parecchio gettonate attualmente, finalmente persino dalle nostre parti. Si tratta più di respirare il presente oppure di rispecchiarlo?
CM: 
Beh, forse si tratta di entrambe le cose. Siamo felici di respirare la contemporaneità senza perderci in eccessi di nostalgia. Il fatto di provare ad avere un sound “attuale” è qualcosa che rispecchia le personalità di entrambi. Sia io sia Alfredo amiamo moltissimo la musica del passato e io, che sono un’appassionata di storia e filosofia, amo il passato in generale. Tuttavia, quello che proviamo a fare è usare il nostro “bagaglio” culturale per intraprendere un viaggio nuovo e immerso nel presente, che possa essere il più possibile una traccia autentica della nostra personalità. Anche perché credo che dove c’è autenticità non c’è un tempo vero e proprio. O se proprio dev’esserci un tempo è meglio che sia un presente che guarda al futuro senza scordarsi del passato.

Avete sempre prestato molta attenzione anche a tutti gli aspetti legati all’immagine, partendo dai videoclip, curati per la maggior parte da Alfredo stesso: come sviluppate e concretizzate le idee visive?

AM: Il nostro immaginario prende forma nella fase stessa della scrittura dei brani. Si modella in base alle sonorità e viceversa la musica prende spunto da alcune suggestioni visive. Oltre all’attività di musicista, sono membro del collettivo Memoria, nel quale collaboro con Dario Calise come regista dei videoclip degli stessi Yombe. Questo mi porta a interessarmi quotidianamente della materia estetica e dei linguaggi visivi, per cui tendo a sviluppare un’idea musicale di pari passo alle immagini per deformazione professionale. Ammetto che a volte è un po’ un casino perché devo switchare il cervello da musicista a grafico, da regista a light designer ma nonostante tutto mi piace avere il controllo dei vari aspetti che caratterizzano il progetto e non lasciare nulla al caso.

Quali sono gli ascolti che hanno contrassegnato e contrassegnano Yombe?
AM:
 Art Of Noise, Dean Blunt (o Hype Williams), Mura Masa, SBTRKT, Craig David.
CM: Sampha, Solange, Frank Ocean, BADBADNOTGOOD, Kelela, Stevie Wonder, The Notwist, Fela Kuti.

Fine anno, tempo come sempre di classifiche: se doveste scegliere il vostro disco del 2017, quale sarebbe?
AM: 
Process di Sampha.
CM: Sono pienamente d’accordo con Alfredo.

IN TOUR

30/11 Milano w/ Ghemon – Santeria Social Club
01/12 Milano w/ Ghemon – Santeria Social Club
02/12 Bologna w/ Ghemon – TPO
08/12 Firenze w/ Ghemon – Auditorium Flog
09/12 Roma – Supersonic @Largo Venue
14/12 Forlì – Diagonal Loft Club
16/12 Torino – Astoria

altre date in via di definizione

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