Air + Public Service Broadcasting

06/09/2016 – Prato, Piazza Duomo

Una serata a tema spaziale: dalle stelle alle stelle.
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Nella geografia degli spettacoli toscani, Prato assurge ormai a piccolo punto di riferimento. Ne è palese dimostrazione le seconda edizione del festival “Settembre / Prato è Spettacolo”, organizzato da Fonderia Cultart e sviluppatosi nel corso di ben diciassette giorni. Tra i numerosi eventi, la musica ha rivestito un ruolo da protagonista, nel cuore del centro storico della città. Eclettica, la proposta: Gianna Nannini, l’abbinamento di Verdena e Marlene Kuntz nella stessa elettricissima serata, Goran Bregovic, Carmen Consoli, Elio e le Storie tese.

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Foto di Simone Ridi

Dopo quella dell’anno scorso con gli Interpol, la grande chiusura ha visto l’accoppiata – azzeccatissima e non scelta, come spesso avviene, alla rinfusa – formata da Public Service Broadcasting, in apertura, e Air, in data unica italiana. Il duo inglese ha confermato quanto di buono fatto ascoltare durante i precedenti concerti a supporto del secondo album The Race For Space: dunque, una intrigante miscela nerd di elettronica, post-rock krauto ed echi di libray music, condita dai soliti riferimenti al mondo della tecnologia e dello spazio ripresi ad hoc su un piccolo schermo posizionato alle spalle dei musicisti e dedicato a proiezioni vintage. La voce filtrata di J. Willgoose Esq., che ringrazia un pubblico non numerosissimo (perché?, il costante rischio di pioggia ha forse influito…), è in perfetta sintonia con i garbati viaggi cosmici del duo francese, comparso in scena dopo un lungo cambio palco.

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Foto di Simone Ridi

Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel sono interamente vestiti di bianco, accompagnati da un batterista dal tiro bizzarramente muscolare e da un quarto elemento posizionato a ulteriori synth/tastiere. La musica è piacevolmente suonata, senza ricorrere a eccessivi artifici: questo rende forse ancora più efficaci i pezzi strumentali, senza vocoderate. Il tempo passa e il french touch viene nominato ormai di rado, ma il downtempo tra pop ed eterea psichedelia degli Air non sembra essere invecchiato. È sempre lì, aggraziato ed esteticamente impeccabile, a tratti sin troppo pulito e perfettino – qualcuno affermerà più a ragione che a torto. Tre ampi pannelli utilizzati come superfici riflettenti amplificano i contrasti armonici fra algidità robotica e calore umano, fra le figure delle band e quelle delle luci in prevalenza rossobluastre. Il repertorio segue il recente, programmatico best of Twentyears. Le hit di sempre, insomma, non mancano: Cherry Blossom Girl, How Does It Make You Feel?, Kelly Watch The Stars… La scaletta si apre con Venus e i bis sono inaugurati da Sexy Boy: tutti, di tutti i gusti, possono così dirsi sedotti. E tornarsene a casa seguendo rotte per una volta tanto interstellari.

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