Interpol

Fabrique, Milano - 30/01/2015

La sensazione che “El Pintor” potesse aver segnato una rinascita a tinte scure per gli Interpol andava testata dal vivo. Le conferme sono arrivate, compresa quella dell’unicità di “Turn On The Bright Lights” in una discografia che solo lo scorso anno ha ripreso quota.
INTERPOL 13 © stefano masselli

È un richiamo irresistibile quello degli Interpol, la loro new wave attualizzata al terzo millennio, i loro completi cool, quell’innata capacità di accontentare molteplici palati musicali, fanno sì che ogni volta che passino dal nostro Paese l’attesa sia sempre altissima. Al Fabrique di Milano va di scena l’unica occasione per assaporare dal vivo El Pintor, dato alle stampe lo scorso mese di settembre. Un lavoro che ha segnato il ritorno di Paul Banks e soci a sonorità un po’ perse nel corso degli anni, perché da quel folgorante esordio che fu Turn On The Bright Lights in poi la parabola dei newyorkesi aveva preso una curva decisamente diversa. Ma che il debutto del 2002 abbia lasciato il segno più del resto lo sanno benissimo anche loro, tant’è che quando ha inizio il concerto tocca subito a Say Hello To The Angels. Se l’impressione su disco è che i brani di El Pintor vivano di un’incredibile uniformità stilistica, nella dimensione live la sensazione è la medesima: My Blue Supreme, Anywhere, un’intensissima My Desire, Everything Is Wrong e Breaker 1 hanno la sostanza dei classici nonostante l’anagrafe li voglia ultimi arrivati e nessuno di essi abbia l’indole della hit. Quelle arrivano a inframmezzare il tutto ma hanno altri nomi, sono Evil, Rest My Chemistry, Lights, Not Even Jail e quella Slow Hands che chiude il set principale.

Paul Banks – stranamente, vista quella leggera apatia cui ha abituato – è in serata e lo dimostra rivolgendo più di qualche battuta al pubblico. Il nuovo bassista Brad Truax non ha il piglio wave di Carlos Dengler, ma se nei brani vecchi riesce comunque a marcare presenza, nei nuovi fa la differenza in positivo, dando una sferzata post-punk che accelera i ritmi della setlist. Al rientro per l’encore di rito il singolo All The Rage Back Home conferma nuovamente la bontà di El Pintor, mentre il finale è ancora una volta appannaggio di Turn On The Bright Lights: NYC e Stella Was A Diver And She Was Always Down mettono i brividi ogni santissima volta. Poi ancora un saluto di circostanza e l’ultimo rientro per la conclusiva Untitled. La sensazione prevalente è che gli Interpol abbiano recuperato quella verve che mancava a loro ma soprattutto a noi. Bentornati.

Foto di Stefano Masselli

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