Just Like Heaven

Anfiteatro Del Venda, Galzignano Terme (Padova) - 03-04-05/07/2015

"Un festival di tre giorni e tre notti in un posto bellissimo, a pochi centimetri dal cielo". Ecco com'è andata.
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È difficile spiegare la sensazione che si prova una volta arrivati alle pendici del monte Venda, location della prima edizione del festival Just Like Heaven. L’Anfiteatro naturale, dove ci si siede sull’erba davanti al grande palco di larice, è immerso nella vegetazione, in un silenzio rotto solo dai rumori del bosco. Da qui lo sguardo può spaziare dal vicino eremo di monte Rua, fino alla laguna di Venezia e ai primi Appennini. Questo è l’unico festival dove i grilli ti saltano nella birra e si può ascoltare la musica stando completamente sdraiati, gli artisti davanti e il cielo stellato sopra la testa. Le caratteristiche eccezionali dello spazio fanno inevitabilmente prediligere esecuzioni acustiche: insomma, l’impianto non è “da festival” e il backstage è un tavolino alla sinistra del palco dove sostano gli artisti prima di esibirsi, ma è tutto questo a rendere il Just Like Heaven così speciale.

ThreeLakes, ovvero Luca Righi, ha l’onore di aprire la tre giorni di “paradiso” e lo fa annunciando il suo matrimonio, previsto per il giorno dopo. La luna alta e la voce rotta dalla commozione di questo giovane uomo rendono tutto magico. Seguono la voce graffiante di Phill Reynolds tra Alt-J e Tom Waits, la malinconica dolcezza di Omake e finalmente i Timber Timbre. L’inizio, diciamolo subito, non è dei migliori: l’ombroso Taylor Kirk getta a terra in malo modo l’asta del microfono che sembra non funzionare e che viene prontamente sostituita dai tecnici. I primi tre pezzi escono contratti, come se qualcosa si dovesse sbloccare, e anche la bellissima Grand Canyon, uno dei miei pezzi preferiti dell’ultimo disco, ha qualcosa che non va. Poi, per fortuna, la voce di Kirk si scioglie, diventa più calda e avvolgente. In tutto un live con quasi venti pezzi eseguiti magistralmente, tra atmosfere horror e romanticismo mai banale. Per le ultime canzoni Taylor chiede di abbassare le luci e restiamo immersi nel buio, ammutoliti in silenzio di fronte a tanta bellezza.

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Il secondo giorno il Venda è funestato da una leggera pioggerella, in verità molto piacevole, che però ferma il live degli Hund per una decina di minuti. Seguono un loquace Miles Cooper Seaton che cerca di coinvolgere tutti in giochi e cori e l’affascinante progetto Vers la lune dei Grimoon. Si tratta di un un concept album corredato da una serie di video realizzati dalla stessa band, che narrano il viaggio nello spazio di tre alieni e del loro gatto. Infine arriva l’headliner della serata, un povero Jens Lekman con la febbre alta che ci assicura che farà il possibile per intrattenerci. Non resteremo delusi. Dopo un inizio minimal con voce e chitarra, Jens attacca le basi e fa ballare il Venda con alcuni dei suoi maggiori successi, da The Opposite Of Hallelujah a Your Arms Around Me, passando per la classica A Postcard To Nina.

I concerti del terzo giorno cominciano presto. Il primo gruppo a salire sul palco è il trio svedese dei Barbarisms. Il batterista dalla lunga chioma bionda ci lascia senza parole, in quanto suona con estrema naturalezza senza un braccio grazie a una protesi. Il caldo mette la band a dura prova ma nonostante tutto il cantante Nicholas Faraone dichiara “I was happy as a pig in shit“. Il loro folk è perfetto per il contesto. È poi il turno della dolce Alice Boman, voce e tastiera per una proposta intima, forse più adatta a situazioni maggiormente raccolte. Le sue ballate lievemente soporifere spengono un po’ l’atmosfera. Ma a sollevare gli spiriti ci pensano gli irlandesi Sleep Thieves. Sono la “proposta urto” del giorno, un sacco di energia, suoni acidi e grassi che riempiono l’anfiteatro. Quello che probabilmente sarà ricordato come “IL” concerto del Just Like Heaven è però quello di Micah P. Hinson, che ha letteralmente messo sul palco un pezzo della sua vita. Quando Mister Hinson canta, è come se dicesse: “Io sono così. Non c’è nessuna differenza tra quello che canto, come lo canto e come sono“. Un tutt’uno davvero commovente, sino a quando è rimasto seduto a parlare con la gente a fine concerto. Ci sono stati un po’ di problemi tecnici con l’amplificazione, ma Micah – bocchino per la sigaretta fisso – è stato costantemente assistito, come una vera star. La performance ha compreso pezzi storici, che Hinson ha interpretato come se fosse sotto la doccia ma con una carica emotiva pazzesca e un uso dosato e impeccabile degli effetti sulla chitarra acustica. A chiudere il festival, i Be Forest, che in pochi anni sono cresciuti tantissimo: nessuna sbavatura o incertezza nel loro live dal suono energico e calibrato.

Ho scoperto l’Anfiteatro del Venda nel 2013, c’era già il palco. È uno spazio privato e questo mi da massima libertà”, ci ha raccontato l’organizzatore Simone Fogliata, già “anima” del locale padovano La Mela di Newton. “Per me è un gioco, cioè porto la musica che piace a me. Alla fine questo festival costa come una Fiat Punto o una Golf scassata. Ovviamente la location ha un grosso peso, quando mando la foto dell’Anfiteatro agli artisti tutti vogliono venire a suonare qui. Quest’anno avevo fissato la data dei Timber Timbre e allora mi sono detto: ‘proviamo a fare un festival’ e ho chiamato Jens Lekman e poi tutti gli altri. Era una scommessa, anche perché il posto è fuori dalla città, da un centro abitato. Io penso che la gente abbia bisogno di musica e anche di bellezza, per questo alla fine sono venuti in tanti“.

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