Nils Frahm

Locomotiv, Bologna - 04/05/2015

NILS FRAHM © stefano masselli-4

Nils Frahm has lost his mind”, recitano i manifesti dedicati alla data bolognese del musicista e compositore tedesco, seconda delle tre italiane di quest’anno, caricando ancora più di aspettative un Locomotiv gremito in questa prima serata dal sapore estivo. Sul palco immerso nella penombra, una costellazione di strumenti ricorda la skyline di una grande metropoli: organi, juno, mellotron e tre canne d’organo in legno riposano tranquilli, ma la quiete durerà ancora per poco.

Quando Nils si palesa, il pubblico applaude con riverenza, come si farebbe in un teatro, per poi piombare in un silenzio piuttosto insolito per la location in cui ci troviamo. Non appena attacca con Ode, la sensazione è quella di immergersi in uno spettacolo fatato, estraniante. Vederlo destreggiarsi tra i vari strumenti, ricreando pazientemente melodie e ritmi e seguendo solo in parte tracce prestabilite, è un’esperienza unica e per certi versi sensuale. La scarsa interazione con l’audience, unita al fascino intrinseco di una musica che nasce dall’incontro tra tecnica, improvvisazione e sperimentazione, crea l’impressione di stare quasi spiando Frahm in questo suo habitat naturale fatto di tasti, campionamenti e pedali. È come se, in qualche modo, stessimo violando consensualmente un suo spazio profondamente intimo, e ci sentissimo dunque privilegiati.

La scaletta comprende due pezzi da Solo, il suo ultimo lavoro, e diversi tratti dagli album precedenti, inclusa una splendida Said And Done, Peter e More in conclusione, il tutto rivisto e riadattato a seconda degli strumenti a disposizione e dell’estro del momento. Una volta sceso dal palco, il silenzio ammanta di nuovo gli strumenti ripiombati nell’ombra; vorremmo di più e l’incantesimo spezzato ha un che di crudele, ma per stasera è tutto. A ripensarci domani, sarà stato  un bellissimo sogno.

 

Foto di Stefano Masselli

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