Nothing

Covo, Bologna - 1 ottobre 2016

Il resoconto della seconda delle tre date italiane previste all’interno di un lungo giro europeo.
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A scherzare col fuoco ci si brucia. A furia di recitare la parte degli sfigati, i Nothing si prendono la pioggia per due tour di fila. Arriviamo così al Covo sotto il primo vero acquazzone di ottobre, memori e un po’ preoccupati per le conseguenze del diluvio che si abbatté due anni fa fuori dal Quirinetta a Roma. In quell’occasione i nu-shoegazer dello scazzo esistenziale si trovarono a suonare davanti a non più di venti paganti, in un’esibizione a tratti più vicina a un’ospitata in sala prove che a un vero e proprio live. Questa volta va meglio. Aiutati dal sabato sera, il locale è pieno e finisce di riempirsi durante l’esibizione con i fanatici della “rockoteca” che seguirà.

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foto di Serena Veneziani – http://serenavenezianifoto.tumblr.com/

Chiunque abbia ascoltato Tired Of Tomorrow e abbia magari avuto modo di amare Guilty Of Everything si piazza sottopalco chiedendosi in quale modo i Nothing riusciranno a stupire i propri aficionados. Un tipo altissimo, con l’agilità da halfback, si piazza centrale suscitando l’istintiva simpatia in tutti quelli rimasti dietro. Un altro con una t-shirt che avvisa “I Love You But I’ve Chosen Shoegaze” si piazza più a destra. La risposta però non arriva forte e chiara come i volumi o’malleyani sulle note di Fever Queen. Con una maggiore maturità forse? A Nick Bassett è cresciuto un filo di barba, levandogli quell’aria da bimbominchia cresciuto a pane e grunge. Con una rosa di influenze che oramai vanno dallo shoeagaze all’alt-rock? Con un barile di birra? Domenic blatera di continuo ed è alticcio quanto basta per un fallimentare stage diving già alla terza canzone, Chloroform, su un pubblico ancora intorpidito dalla pioggia. Chi sa cosa e perché. Fatto sta che quando attaccano con Vertigo Flowers, Eaten By Worms o un’altra traccia del nuovo lavoro, ne faranno sette in tutto, lo sgomento è grande e gli applausi si susseguono. Il cantato di Palermo si mischia a quello di Setta – il primo di sicuro anima del gruppo nel bene e nel male, l’altro più per i fatti suoi dietro l’inseparabile chitarra rosa – che è una meraviglia. Senza perdere espressività nella pasta sempre più stratificata. Allo scopo aiuta molto il controllo di Kyle Kimball dietro le pelli, che riesce a mantenere tutto lontano dal caos. Poco più di un’ora e i Nothing ne hanno abbastanza di personificare tormenti e inseguire i saliscendi della loro musa malata. Ringraziano, non concedono bis e se ne vanno al banchetto dove, tra il merch ufficiale, ironia della sorte, autoironia o furfanteria, è possibile acquistare per 45€ anche una giacca per la pioggia. Si vede che di sola sfiga non si campa.

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foto di Serena Veneziani – http://serenavenezianifoto.tumblr.com/

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