RoBOt, day 4 – Bologna

Se i primi tre giorni del RoBOt hanno sancito l'eclettismo e la qualità della proposta, la serata di sabato 4 ottobre doveva essere la ciliegina sulla torta del festival: la line-up scelta per concludere questa settima edizione infatti raccoglieva alcuni tra i nomi più caldi di tutto il panorama elettronico mondiale, insieme ad alcune tra le realtà più interessanti del made in Italy.
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Dopo l’incontro pomeridiano tra Lorenzo Nada (in arte Godblesscomputers) e Drew Lustman (Falty DL) moderato dal nostro collega Damir Ivic, è Populous ad aprire le danze nella piccola, ma calorosa Sala del Capitano di Palazzo Re Enzo. Andrea Mangia, dopo ben sei anni di silenzio, ha riportato sulle scene la sua prima creatura con un nuovo disco, Night Safari, davvero entusiasmante: con il suo dj-set il salentino Populous spiega bene quali sono le influenze del disco, srotolando un diffuso gusto etnico per i suoi assalti tra footwork ed hip-hop, dub e raffinatissima house.

Segue il set di Go Dugong, altra eccellenza italiana: Giulio Fonseca non fa assolutamente rimpiangere il suo predecessore e propone un equilibrato mix di sbruffonaggine hip-hop, etnicismi vari e sana prepotenza step primigenia. Siam però costretti ad abbandonare l’ormai affollatissima Sala del Capitano per gustarci l’ultima parte dell’esibizione live di Torn Hawk nel Salone del Podestà: il suo fondere richiami all’elettronica contemporanea con una chitarra in perenne trip lisergico si sposa perfettamente con i visual disturbanti che lo accompagnano.

A seguire inizia lo show dell’americano James Ferraro: un artista sempre in bilico tra bellezza e trash, tra soul e plastica. Abbigliato ridicolmente (un vecchio chiodo pesante e abbondante, un improbabile cappello alla Sampei) James Ferraro continua a giocare su quel dualismo, accompagnando a visual che pescano nel peggio trash cinematografico (Cybertacker 2, Mortal Kombat, La rapina, Battaglia per la Terra…) un sound sempre acido, insieme etereo ed inquietante.

Si cambia totalmente atmosfere con il live dell’austriaco Dorian Concept che, insieme ai musicisti che lo accompagnano, apre le porte al jazz in questa settima edizione del RoBOt: nei cinquanta minuti del set torniamo alle atmosfere del suo recente Joined Ends, senza però ricalcare pedissequamente le traiettorie del disco.

La successiva performance dell’ex Telefon Tel Aviv Josh Eustis col nome d’arte Sons of Magdalene si muove sulle stesso coordinate percorse da Wife la sera precedente, il set però non è altrettanto pregnante e necessita ancora di perfezionamento.

Si chiude qui la serata di Palazzo Re Enzo e ci spostiamo in Fiera: a differenza di venerdì, questa volta ci concentriamo sul palco centrale, dove si alterneranno i nomi più caldi di questa edizione, gustando soltanto brevemente il dj-set di Moodymann nello Stage Red Bull Music Academy. Da una figura storica come il californiano Kenneth Dixon Jr. è legittimo aspettarsi maggior attenzione al mixaggio, ma la selezione è un’ineccepibile viaggio nella black music americana.

Nel frattempo iniziano anche gli attesissimi Moderat: ho avuto l’occasione di vedere il trio tedesco anche in primavera, a Milano, e, al netto della bellezza dei brani, il loro è un live-show efficace e trascinante, capace di coinvolgere sul piano emotivo, ma anche convenzionale e poco avventuroso.

La stessa accusa non si può muovere invece a Jon Hopkins, che torna al RoBOt un anno dopo, sancendo una collaborazione pregiata e fruttuosa: il suo live è elegante e ricco, capace sì di richiamare i lavori in studio, ma anche di disegnare una dimensione più profonda e varia.

L’ultimo live è quello dei Factory Floor, i giovani pupilli di Mark Stewart, non hanno l’appeal di Moderat e Hopkins, ma sfoderano un set di rara cattiveria, spigoloso ed incompromissorio.

È Apparat invece a chiudere la serata e la settima edizione del festival bolognese: se lo scorso anno aveva disdetto all’ultimo la sua partecipazione, ora torna per farsi perdonare e ci riesce pienamente con un dj-set muscoloso e quadrato, lontano dalle ultime fragili avventure soliste.

Con una serata lunghissima e meritevole (ma quale lo sia stata di più è una scelta ardua, forse venerdì?) si chiude il RoBOt 07, un festival con la mente proiettata verso il futuro e verso l’Europa.

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