Un cuore accelerato o un ritmo travolgente che possono essere sinonimi o contrari. Per Robin Campillo i 120 battiti al minuto che danno il titolo al film sono quelli che scandiscono la storia di un movimento attivista e dei suoi membri, Act Up, un gruppo che si è battuto e si batte per i diritti dei gay e dei malati di AIDS.

Il film è ambientato negli anni ’90, al culmine dell’epidemia di HIV in Europa e racconta le vite e le azioni del movimento, le discussioni interne, le posizioni dei suoi membri ma anche le loro storie private, il loro rapporto con la malattia. Campillo e Philippe Mangeot, sceneggiatori, danno a una materia da documentario di denuncia la forma di un dramma intimo, di un racconto politico che è anche il racconto collettivo di un popolo, quello dei sieropositivi in un momento storico in cui era loro quasi negata la dignità.

Una struttura corale in cui il protagonista è collettivo e in cui anche quando i personaggi vengono raccontati separatamente se ne descrive il bisogno di stare con gli altri, di abbracciare relazioni, trovando i suoi momenti forti nelle riunioni, nei dibattiti, nella preparazione delle azioni e delle parate, momenti in cui emerge la potenza visiva sottile e discreta di Campillo (per esempio, la forza del primo corteo funebre o la Senna inondata di sangue), la sua precisione come narratore dietro e dentro le quinte. Ma da regista è capace di sposare i due registri opposti regalando attimi di complicità con i personaggi, descrivendoli nelle pieghe delle loro fragilità – anche grazie a un favoloso lavoro di casting – dando loro valore politico oltre che umano nel bellissimo finale, silenzioso doloroso e vitale, in cui una commossa veglia diventa invito all’azione fisica, sessuale e politica.

120 battements par minute è un film preciso e appassionante, contegnoso ma fiero, costruito sul montaggio perfetto (dello stesso Campillo), sulle sfumature visiva, sulla musica di Arnaud Rebotini. Qualcuno gli potrà rimproverare la durata eccessiva di 140 minuti. Ma di fondo quello di Campillo è un film storico e soprattutto epico, una battaglia dal basso che ha diritto (ma anche necessità) a dimensioni fuori dal comune.

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