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M. Night Shyamalan

After Earth

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Durante una missione il generale Cypher (Will Smith) e il figlio Kitai (Jaden Smith) precipitano sul pianeta Terra, mille anni dopo che l’umanità lo ha abbandonato a causa delle devastazioni climatiche. Con il padre ferito a una gamba, Kitai si avventura in quell’habitat ostile per rintracciare il relitto dell’astronave e inviare il segnale di soccorso. Dovrà vedersela, oltre che con nuove specie animali, pure con la pericolosa creatura aliena che stavano trasportando.

Pellicola sci-fi ideata da Will Smith e rimessa in sesto dallo sceneggiatore Stephen Gaghan, quale imperdibile occasione per tornare a recitare assieme al figlio Jaden (dopo il film di Muccino La ricerca della felicità), After Earth è una boiata pazzesca. Un filino ecologista, un filino (dice qualcuno) scientology, alla regia s’è sistemato il fantasma di M. Night Shyamalan. Che apocalittico e rivoltoso contro il genere umano lo era stato in E venne il giorno (2008). Per la cronaca: opera molto più leale con gli spettatori di quanto non faccia questa costosissima trovata pubblicitaria per ridestare il brand “Smith&Smith”.

L’utilità da racconto di formazione che solo Will Smith ha intravisto in After Earth, standosene per tre quarti del tempo seduto a impartire ordini e lezioni di vita al figlio, viene perfino elargita e confusa con l’epica letteraria del Moby Dick di Melville. Quindi: o l’attore ha pescato a caso nella libreria di casa, oppure è responsabile di una colossale gaffe considerato che Jaden ha cinematograficamente un paio di ossessioni-monstre da mettere al tappeto in novanta minuti – il titolare del brand, suo padre, e l’abominevole creatura aliena, con la quale ha peraltro un conto in sospeso. Trarsi d’impaccio dalla boiata pazzesca adoperando ironia al momento opportuno (lo stile non è più cosa di noi umani), con Jaden-Kitai che vuole tornare dalla mamma dopo aver finalmente dimostrato di essere diventato uomo, ha ancora più l’aria di gergo familiare esibito. E suona fastidioso. After Earth sarà pure attrezzatissima operazione commerciale della famiglia Smith (tra i produttori figura anche la moglie Jada Pinkett Smith), per certi versi dimessa e suggestiva grazie ai suoi scenari da “oltre la fine del mondo”, ma non ha fregato il pubblico. Che negli States continua a preferirgli le sgommate di Fast and Furious 6.

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