“Hai mai visto un miracolo?” chiede Dave Bautista a Ryan Gosling all’inizio di Blade Runner 2049. La filosofia che informa il seguito del classico di Ridley Scott, diretto (e ambientato) più di 30 anni dopo da Denis Villeneuve, è evidente appunto dalla prima sequenza e in qualche modo segue la scia del predecessore: cos’è la vita e cosa la contraddistingue? Ma il film amplia le questioni concettuali e stilistiche facendo i conti col modello, affrancandosene, seguendo gli interessi del suo autore: e soprattutto dimostrandosene all’altezza.

Il film vede come protagonista l’agente K, un Blade Runner che deve dare la caccia ai replicanti di vecchia generazione inaffidabili e portatori di rivolte. Ma questa caccia lo porta a seguire una pista imprevedibile che darà alla luce una serie di scoperte e sorprese di portata più ampia del previsto. Scritto da Hampton Fancher e Michael Green, partendo da Philip K. Dick ma con non pochi rimandi alla Fondazione di Asimov, Blade Runner 2049 è un film di fantascienza che parte da un impianto noir simile al primo film ma poi diventa fantascienza filosofica e umanista, dal passo assorto e contemplativo più che dolente, tarkovskiano come ha fatto notare qualche critico d’Oltreoceano.

Soprattutto, quello di Villeneuve è un film che fa i conti con il suo tempo e con lo spirito di quel tempo mentre fa i conti con il vecchio Blade Runner: la sontuosa fantasia retro-futurista, in cui il futuro era già passato decadente diventa una cupa parabola post-apocalittica, in cui più che all’extra-mondo (il centro della metropoli) si guarda alle periferie dimenticate, in cui il feticismo iper-tecnologico cela il contemporaneo culto del passato che Villeneuve smaschera con grande acume. Perché oltre alle questioni sulla genitorialità e la nascita che il regista aveva già affrontato in Arrival, il film parla anche, forse soprattutto, del potere politico della nostalgia: il film racconta di un presente impossibile, già dentro ogni possibile baratro, che cerca di aggrapparsi ai ricordi, alla memoria; ma la memoria è manipolabile, i ricordi si creano e la realtà è diventata illegale. Per cui il mondo di Villeneuve, come il nostro, diventa schiavo di una nostalgia creata ad arte, per fini commerciali (“Tutto quello che vuoi vedere e sentire” è lo slogan pubblicitario che domina sulla città) ma anche per gestire o conquistare il potere (il ritorno al comando USA di un liberista tanto edonista quanto conservatore): gli anni 40 del noir e delle femme fatale per Scott, gli anni 60 per Villeneuve – da Sinatra all’Elvis di una memorabile scazzottata in un casinò abbandonato a Las Vegas -, gli anni 80 di Blade Runner o Stranger Things per noi.

Blade Runner 2049 è anche un film che vive sui glitch, sui cortocircuiti che intaccano la perfezione dei meccanismi numerici, che fonda la sua emotività sulle distorsioni tanto quanto basa la sua resa spettacolare su un impianto visivo spesso immane (fotografia teatrale e sperimentale di Roger Deakins, scenografia di Dennis Gassner, montaggio “anti-hollywoodiano” di Joe Walker che ha ridotto le 3 ore iniziali: qua e là lo si può notare): una possibile rivoluzione dalle conseguenze planetarie diventa una questione privata per dirla con Fenoglio, il futuro del mondo è tutto e per intero nella possibilità degli uomini (e non solo loro) di amare ed essere amati. Villeneuve integra il senso affettivo del suo modo di intendere i generi con il mirabolante talento visivo e una narrazione appassionante, realizzando un film inusuale e spiazzante nel panorama del cinema di serie A americano, in cui l’adrenalina lascia spazio all’elegia riflessiva, la velocità al passo lento, lo show alla bellezza. In ogni senso possibile.

Commenti

Ultime recensioni Cinema / Visioni
locandina
Woody Allen

La ruota delle meraviglie

4.5

“Ho qualche guaio tra fantasia e realtà”: lo diceva Alvy/Allen in Io e Annie. Era il 1977...
locandina
Julien Temple

My Life Story

7

Più che un film, My Life Story è una testimonianza di cosa sia un entertainer, di cosa...
254690
Kantemir Balagov

Closeness

7.5

Comunicare la desolazione è cosa molto differente dall’esprimere la depressione. In quella sfumatura tra mimesi piatta e...
locandina
Colin Trevorrow

Il libro di Henry

5

La recensione più breve del mondo: Il libro di Henry sucks. Lo si scrive con un po’...
locandina
Kathryn Bigelow

Detroit

9

Kathryn Bigelow sta al cinema d’azione come George Romero sta al cinema d’orrore: ha introdotto nel genere,...
locandina
Janus Metz Pedersen

Borg McEnroe

6

Si dice che il tennis sia uno sport poco adatto al cinema. Per cercare di smentire questa...
gospel_604_alk_s_binder2_016-h_2017
Jennifer Lebeau

Trouble No More

6.5

“Puoi chiamarmi Bobby, puoi chiamarmi Zimmy /Puoi chiamarmi in ogni modo ma non importa quello che tu...
v1.bTsxMjMyNzU0OTtqOzE3NTEyOzEyMDA7Mjg0OzQwNQ
Philippe Van Leeuw

Insyriated

5.5

La guerra in Siria, o in un luogo analogo, fa parte dell’oppressione quotidiana, non è una tensione...
54108
Paolo e Vittorio Taviani

Una questione privata

5

È il 1943. Sulle colline delle Langhe le brigate dei partigiani combattono i fascisti. Gli scontri sono...
screen-shot-2017-09-05-at-1-22-03-pm
Scott Cooper

Hostiles

7.5

È più moderno che classico Hostiles (e di sicuro non classicista), più crepuscolare che mitologico. Il film...
locandina
Andy Muschietti

It

7.5

E alla fine arrivò It. L’abbiamo sognato, temuto a lungo. Ci ha indottrinato a meraviglia grazie ai...
locandina
Jonathan Dayton, Valerie Faris

La battaglia dei sessi

6

È interessante il modo sottile, quasi “subdolo”, con cui La battaglia dei sessi racconta un personaggio per...
locandina
Leonardo Di Costanzo

L'intrusa

8

“Succede che per salvare qualcuno devi escludere altri.” E’ partito da qui Leonardo Di Costanzo, da un...
locandina
Denis Villeneuve

Blade Runner 2049

8

“Hai mai visto un miracolo?” chiede Dave Bautista a Ryan Gosling all’inizio di Blade Runner 2049. La...
Outrage-0-Coda-620x329
Takeshi Kitano

Outrage Coda

6.5

Con Outrage Coda Takeshi Kitano conclude la trilogia iniziata nel 2010 con Outrage e proseguita nel 2012 con Outrage Beyond, campione d’incassi,...