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Kantemir Balagov

Closeness

7.5

Comunicare la desolazione è cosa molto differente dall’esprimere la depressione. In quella sfumatura tra mimesi piatta e rappresentazione, tra capacità creativa di rielaborare un sentimento e la sua “imitazione” si pone Closeness (Tesnota in originale), l’esordio di Kantemir Balagov, sorprendente allievo di Aleksandr Sokurov.

Il film è ambientato sul finire degli anni ’90, nella Russia caucasica, dove una famiglia ebraica viene sconvolta dal rapimento del secondogenito, appena fidanzatosi: i soldi per il riscatto non ci sono e la solidarietà della comunità non basta, spingendo il nucleo oltre i loro limiti psicologici. Closeness è un dramma familiare scritto dal regista con Anton Yarush, giocato sempre sul filo di una tensione narrativa e formale sempre accesa in cui l’obiettivo registico è mettere alla prova personaggi e protagonisti.

Con un uso dell’immagine in 4:3 finalmente intelligente e non artisticamente di tendenza, in cui le immagini ingabbiano i personaggi e allo stesso tempo fanno entrare lo spettatore dentro i loro sguardi e pensieri, Closeness è un film che lavora con rigore ed estro sugli elementi primari della messinscena per comunicare idee, emozioni, discorsi: l’impasto dei colori, le scenografie e le attrezzature “povere” ma finemente utilizzate, l’atmosfera scaturita dalla composizione delle inquadrature e del montaggio servono per sezionare una famiglia – in un contesto storico e culturale preciso e quindi con risvolti storici interessanti (il conflitto ceceno e i suoi risvolti) – e farne lo specchio di una società e la riflessione su di un paese.

Balagov si stringe sugli ottimi attori e va sempre più a fondo fino a concentrare l’intero sguardo sulla bravissima protagonista Darya Zhovnar facendo di lei e dei fardelli che deve sopportare in nome della famiglia un ulteriore strato nel discorso socio-politico del film. Questa complessità formale e concettuale, Closeness la declina con un tocco felice, in cui il pubblico non è il passivo spettatore di disgrazie fredde, ma diventa parte di un meccanismo di suspense e tensione morale. Ulteriore dimostrazione del talento di Balagov, un regista da non perdere d’occhio.

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