Il nuovo film di Rodrigo Cortés (Buried) ha un sottotitolo. Non immediatamente visibile: a volte ritornano. Un vero e proprio rigagnolo in mezzo all’oceano gotico che il regista spagnolo fa tracimare al cinema portandosi dietro Uma Thurman, l’ormai 24enne AnnaSophia Robb e un ensemble ridotto di giovanissime attrici volentieri disposte a sacrificio sull’altare del brivido: riconosciamo Isabelle Fuhrman di Orphan (2009) e l’inglese Rosie Day (Outlander, stagione 2). Un rigagnolo che riguarda precisamente la Thurman, ripescata in ruolo arcigno e improbabilissimo accento francese, e la Robb di nuovo al cospetto di un romanzo di culto come ai tempi di Un ponte per Terabithia. Siccome di tempo ne è passato, il salto generazionale la conduce d’ufficio in zona young adult con deus ex machina di Stephanie Meyer, quella di Twilight, in veste di produttrice.

Tratto dal romanzo Down a Dark Hall di Lois Duncan, uscito nel 1974, il film di Cortés racconta di alcune ragazze problematiche al limite dell’incomprensione o del fraintendimento con famiglia e società. I genitori, povere anime che in film del genere riescono a malapena a dire “Io sono tua madre!” con l’aria di crederci davvero, le spediscono in un rudere gotico sperduto in mezzo ai boschi. Una casa di correzione chiamata Blackwood dove le qualità e i personali talenti delle “recluse” attendono solo di essere portati alla luce: Kit, il personaggio interpretato dalla Robb, si scopre in effetti pianista; le altre fluttuano tra poesia, matematica e pittura. Troppa euforia però nuoce alla salute. E infatti, tra sinistre apparizioni che si dissolvono sparendo tra le pareti del lugubre edificio, un simile exploit artistico nasconde in anticamera segreti molto più oscuri e pericolosi.

L’ossessione contemporanea per il tempo che fugge via e l’idea di richiamare in vita l’impulso artistico per portare a termine qualcosa che la morte ha interrotto è la sola accettabile considerazione che Dark Hall riesce a non snaturare, rendendola a occhio e croce il tema portante dell’intero film (l’altro è: Kit finalmente dà l’addio al babbo defunto). Poiché a non tutti è concesso essere Tim Burton, immenso guascone del nero, Rodrigo Cortés con il gotico ci giochicchia o, vezzo da tecnocrati dell’immagine, crede di evocarlo – come le ombre che fanno capolino nel suo film – attraverso impeccabili e geometrici movimenti di camera. L’ostinazione a fissare la semioscurità degli ambienti nella vana speranza di fabbricare paura nel non-perfettamente-messo-a fuoco non sempre risulta il modo più originale di procedere: le ombre, l’indistinto, si sa, fanno comunque accapponare la pelle ma occorre saper argomentare chi si agita in quell’oscurità e perché. Altrimenti che paranormale è? Quando le “sue” ombre saltano fuori in parata mono espressiva scaturisce il seguente pensiero: Ma guarda! Cortés sta pensando alla famosa scena delle presenze sulle scale di casa Freelings in Poltergeist (1982). Solo che qui le sue ombre alla fine sono davvero visibili e si mettono perfino in ghingheri danzerini. La materia ideologica della loro presenza in scena sarà pure la medesima dell’horror di Tobe Hooper (impossibile sradicarsi definitivamente dalla vita), tuttavia in Dark Hall una simile parata equivale all’apocalisse del paranormale su grande schermo. Davvero difficile prenderlo sul serio, quanto a incubatoio se poi mancano opportune motivazioni.

Senza voler infierire troppo sulla onorevole carriera di Cortés, diremo che l’ultima parte del suo film ci rovescia addosso una incomprensibile accozzaglia di stereotipi, scene madri che decadono in fretta (il discorsetto della Thurman) e un’involuzione nella banalità più imbarazzante con effetti disastrosi sulla storia e sulla scelta di girare come tenesse una benda sugli occhi, rendendo ancora più fragile il personaggio della protagonista. Cortés aveva ogni elemento a disposizione e in usufrutto per un gotico decente: un celebre romanzo, le atmosfere affogate nel buio, le sontuose scenografie, la postilla young adult che andava probabilmente orchestrata meglio (a meno che i personaggi di quei libri non parlino e pensino tutti così…). Invece Dark Hall perde in fretta ogni ragione d’essere in quella oscurità apparendo il meno investigativo dei gotici, il meno riflessivo degli young adult e il più audace salto nel vuoto per Uma Thurman.

Ultime recensioni Cinema / Visioni
locandina
Christopher McQuarrie

Mission: Impossible - Fallout

7

Giungono fondamentali conferme dall’ultimo episodio di Mission: Impossible. Una, neanche tanto sorprendente, riguarda il sempre gagliardo Tom...
locandina
Ari Aster

Hereditary

8

Meno male che l’hanno intuito tutti che Hereditary – Le radici del male marcia a un altro...
locandina
Gary Ross

Ocean's 8

6

Pace all’anima di Danny Ocean. In tutti i sensi. Più che giusto quindi che a ereditare il...
locandina
Rodrigo Cortés

Dark Hall

4

Il nuovo film di Rodrigo Cortés (Buried) ha un sottotitolo. Non immediatamente visibile: a volte ritornano. Un...
53917
Yorgos Lanthimos

Il sacrificio del cervo sacro

6.5

Indubbiamente l’unica salvezza di un film che pare non dare scampo a nessuno dei suoi personaggi è...
31170285_383905158779450_5862019829438873600_n
Yann Gonzalez

Knife + Heart

5

Di materiale per divertirsi nel nuovo film di Yann Gonzalez ce ne sarebbe parecchio: un assassino mascherato...
30420767-160224807978263-4557987999146023396-o_187a
Matteo Garrone

Dogman

8

In una storia che trasuderebbe vendetta, violenza, disagio mentale, atrocità fisiche degne del migliore (o peggiore) torture...
locandina (2)
Ron Howard

Solo: A Star Wars Story

7

L’universo di Star Wars è talmente pieno di immaginari – tra trilogie ufficiali, spin-off, serie animate, romanzi...
locandina
Ramin Bahrani

Fahrenheit 451

5

Saranno in molti a rimanere delusi dopo la visione di Fahrenheit 451, remake del film diretto da...
locandina (1)
Lars von Trier

The House That Jack Built

6

Primo titolo alternativo facile facile per The House that Jack Built, il nuovo film di Lars von...
Lazzaro_Felice_Poster_Film_FestivalCannes2018
Alice Rohrwacher

Lazzaro Felice

7

Il tempo si è fermato in Lazzaro felice, per Lazzaro e per la sua comunità. E il...
coverlg
Paul Dano

Wildlife

7

Montana, anni ’60. Una giovane famiglia americana come tante si è da poco trasferita in una nuova...
locandina
Asghar Farhadi

Everybody Knows

5.5

Una vecchia regola dell’analisi del film dice che dalla prima sequenza, a volte dai titoli di testa,...
loro-2-silvio-servillo
Paolo Sorrentino

Loro 2

8

“Essere buoni conviene”. Una filosofia di vita, di economia e soprattutto di politica: la bontà come merce...
121430920-a984694f-d13d-4700-a5a4-199d673d0ae0
Paolo Sorrentino

Loro 1

SV

Tutto documentato. Tutto arbitrario. Tutto vero e tutto falso. Ma anche tutto troppo. Paolo Sorrentino ci tiene...