Negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti d’America è conservata una fotografia datata 21 dicembre 1970 che è, ancora oggi, la più richiesta in assoluto. Ritrae due icone di quegli anni unite in una stretta di mano: il 37esimo presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, e “il Re del rock’n’roll”, Elvis Presley. La ricostruzione di quell’incontro, avvenuto nello Studio Ovale della Casa Bianca, non è stato documentato ufficialmente se non, appunto, tramite qualche fotografia. Quindi che cosa si saranno detti due personaggi tanto diversi ma altrettanto popolari in quell’occasione?
Provare ad immaginarlo è difficile, ma alcuni fatti certi aiutano a ricostruire i momenti precedenti.
La mattina di quel 21 dicembre, Elvis si presenta alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il Presidente. La guardia che lo accoglie si ritrova tra le mani un biglietto: “il Re” ha un regalo da consegnare a Nixon, inoltre chiede di essere nominato agente federale contro la droga. Ad accompagnarlo, uno dei fedelissimi della cosiddetta Memphis Mafia, Jerry Schilling.
L’occasione, tanto paradossale quanto interessante, non passa inosservata agli occhi di Egil Krogh, assistente di Nixon, che si prodiga perché l’incontro avvenga davvero. Il resto? Provano ad immaginarlo con grande ironia gli sceneggiatori Joey Sagal, Hanala Sagal, Cary Elwes e la regista Liza Johnson.
In un’atmosfera di attesa e preparazione (sulla quale, forse, si indugia un po’ troppo) per un appuntamento che rimarrà nella memoria storica americana (e non solo), c’è tempo per presentare i due “contendenti” prima dell’incontro sul ring dello Studio Ovale.
Elvis ha le sembianze di Michael Shannon: certo, gli abiti e la pettinatura sono quelli che tutti conosciamo, ma la sua fisicità è ben diversa da quella del cantante di Memphis.
Eppure quella che potrebbe sembrare una scelta azzardata, almeno nei primissimi minuti, diventa, al contrario, un punto di forza. Shannon rende il suo Elvis una persona ingabbiata nel personaggio, un’icona che, nel suo ultimo decennio di splendore, sta via via perdendo ogni contatto con la realtà.
La crescente stravaganza dell’abbigliamento, i gioielli e i cinturoni luccicanti sono l’armatura con la quale Elvis si presenta al mondo, ovvero una massa di voci urlanti e adoranti non più in grado di distinguere l’uomo dalla sua immagine. L’ennesima “stella di latta”, il distintivo richiesto durante l’incontro alla Casa Bianca, è l’emblema del suo allontanamento dalla dimensione più umana e reale di se stesso: è nel riflesso di quei distintivi che si identifica, ma è un bagliore vuoto, privo di significato.
Dall’altro lato il Presidente Nixon, una delle figure più controverse della politica americana. Ad interpretarlo Kevin Spacey, già avvezzo alla poltrona dello Studio Ovale. Ma questo presidente non ha niente a che vedere (né da invidiare) al noto Frank Underwood di House of Cards. Il suo Nixon ricurvo, letteralmente, sui problemi di politica interna e internazionale, è goffo, paranoico e sospettoso. Il suo tempo, scandito da impegni improrogabili alleggeriti soltanto da una Dr Pepper e qualche M&M’s, non può essere sprecato per accogliere un “capellone” che fa il rock’n’roll e che vuole combattere la diffusione della droga tra i giovani.
Eppure l’incontro c’è, ed è esilarante. Liza Johnson segue con facilità i naturali tempi comici di Spacey e Shannon, perfettamente amalgamati in un compito tutt’altro che semplice. Le loro, interpretazioni, da sole, valgono la visione del film. Argomenti come anticomunismo, Beatles, droga e immancabili autografi si mescolano con grande naturalezza, in un “combattimento” attoriale che prende forma attraverso i tic e le infrazioni dei rispettivi cerimoniali.
È un paradosso leggero, quello di Elvis & Nixon, ma talmente riuscito, da far pensare che forse, quel 21 dicembre, le cose non siano andate tanto diversamente.

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