evildead_occhi_girella!
Fede Alvarez

Evil Dead - La casa

2013 / 92' / Horror
5

Due le cose che ricorderemo per sempre del nuovo Evil Dead. Una è quasi comica: gli occhi dell’indemoniata a forma di girella. L’altra è l’ormai celebre scena della lingua segata in due, che dovrebbe evocare la semplicità brutale del famoso taglierino in azione in Le Chien andalou di Buñuel e invece è soltanto una laconica reiterazione della frase di lancio, che dice: the most terrifying film you will ever experience. Appiglio sentimentale per gli estimatori del genere ma piuttosto inutile con internet sempre prodiga di update. Quindi si fa presto a scolorire, anticipandolo, il trucido sense of wonder del remake horror più atteso della stagione. Di tutti i tempi non si può dire, per ovvie ragioni, ma è verosimile che – dopo l’abbuffata di trailer in Rete – qualche vecchio appassionato due secondi ci abbia pure pensato. Almeno in onore al genio di Sam Raimi.

E dalla Rete arriva il giovane figlio del cinema Fede Alvarez, l’uruguaiano che ha conquistato i precedenti affittuari de La casa Sam Raimi-Rob Tapert-Bruce Campbell come fosse a un talent con giuria e pulsante da premere: ci sei arrivato qui (mano sul cuore) e forse anche più giù (gran purè di frattaglie). Il colpo di fulmine ha infatti un nome: Panic Attack!, corto di Alvarez fatto viaggiare su YouTube nel 2009, che al novellino ha garantito assunzione alla Sony e progetto fantascientifico mai partito. La casa degli orrori è venuta prima: una ragazza, Mia, viene condotta in una baita nei boschi in un ultimo tentativo di disintossicarsi dalla droga. Viene aiutata dal fratello e da alcuni amici. Uno di questi si avventura nel seminterrato dove rinviene un vecchio volume rilegato in pelle umana e con all’interno misteriose invocazioni scritte con il sangue. Basta leggerne una per scatenare l’inferno.

Fede Alvarez è un ultra-fan della serie La casa. Lo ripete ovunque come un mantra. Non sempre però la passione garantisce buona riuscita al cinema. Ci ha messo il sangue in quest’opera, oseremmo dire a ettolitri, anche se finto. Eppure il nuovo Evil Dead è anemico. Inoltre più che a Sam Raimi, il suo debutto da regista fa pensare, ahilui, a un emulo scatenato di Eli Roth. Esponente di studiata macelleria, dunque. La ricerca spasmodica dell’effetto spettacolare, più domestico che digitale e di questo ringraziamo, si traduce in dominio dell’esagerazione e, in prossimità del finale, trancia di netto non soltanto arti ma anche quel briciolo di credibilità rimasta alla trama. È però paradossale che con Diablo Cody in circolo, sceneggiatrice hot qui non accreditata, Evil Dead risulti una svendita speciale di stereotipi splatter che ricalcano i passaggi clou del film originale (gli arbusti stupratori, il bosco come pista da corsa demoniaca, la storica sega elettrica) per farne un teatrino dell’orrido in subappalto al genio altrui. Rispetto al film di Raimi (ricordiamolo: girato con gli amici nel 1978 e proiettato soltanto tre anni più tardi al Redford Theatre nel Michigan, dove il regista è cresciuto), Alvarez aggiunge un prologo guastafeste quasi avvertisse la necessità di giustificare la presenza totalizzante del maligno. Presenza contagiosa come nel capostipite, di cui ci si può addirittura liberare.

È la croce che i remake si portano dietro: non l’ambizione a fare meglio, ma a correggere il tiro. Perfezionare ciò che è già perfetto. Un emblema dell’horror come La casa non lo puoi rifare. A mettere tra l’altro al bando la casualità dell’intreccio da pochi soldi di Raimi, puntando su parziale riequilibrio della trama e deragliare con smania godereccia nell’orgia di sangue e carne, si fa ancora di più la figura del novellino. Evil Dead 2013 quindi non terrorizza. Gode unicamente del male che infligge, senza i marchi di fabbrica dell’originale: l’ironia di un Bruce Campbell o le invenzioni tecniche, chi non ricorda la Shakey-cam?, puntualmente replicate. Questo non è davvero un film. È un’invocazione passionale vergata su pellicola. Già matura per il mercato e per sfornare altri sequel.

 

 

 

Ultime recensioni Cinema / Visioni
locandina
David Michôd

War Machine

6

Un paio di gambe storte sorregge un corpo rigidamente costretto in una postura dall’aria innaturale: è la...
mucchio_blame_poster
Dal 20 maggio su Netflix

Blame

6.5

Almodovar, pietà. Il cinema made in Netflix è una figata. Soprattutto se recapitato per tutti, nello stesso...
8o8
Lynne Ramsay

You Were Never Really Here

7

Il cinema di Lynne Ramsay è un cinema psico-patologico, in cui il delirio dei personaggi si rispecchia...
yju545
François Ozon

L'amant double

4

Non si può dire che L’amant double, il nuovo film di François Ozon, non sia chiaro fin...
kkkk
Ben Safdie, Joshua Safdie

Good Time

7.5

La vitalità del cinema nasce spesso dalle sue contraddizioni: Good Time dei fratelli Ben e Joshua Safdie...
grrere
Eugene Jarecki

Promised land

7.5

“Mister I ain’t a boy, no I’m a man\and I believe in a promised land”. E’ il...
vfewry
Sean Baker

The Florida project

8

Dall’iPhone al 35 millimetri, per Sean Baker il sogno americano e le sue declinazioni passano anche dal...
locandina
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza

Sicilian Ghost Story

6

In un bosco che somiglia a quello delle fiabe, due giovani adolescenti si scambiano un bacio affettuoso....
tyutyu
Robert Campillo

120 battements par minute

8

Un cuore accelerato o un ritmo travolgente che possono essere sinonimi o contrari. Per Robin Campillo i...
locandina
Todd Haynes

Wonderstruck

8

Questo è un racconto che richiede pazienza e lentezza. Lo scrive Julianne Moore al piccolo protagonista di...
locandina
Terrence Malick

Song to Song

8

«Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere...
622506603
Rossella Schillaci

Libere

8

La Resistenza raccontata da Rossella Schillaci in Libere, documentario in uscita il 20 aprile nelle sale italiane,...
locandina
Paul Verhoeven

Elle

8

Schermo nero e il suono della rottura di un vetro, poi gli occhi di un gatto che...