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Frederick Wiseman

Ex libris

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“Così può essere l’uomo: esternamente un lupo, ma nell’anima un unicorno”: siamo alla New York Public Library, soggetto del più recente documentario di Frederick Wiseman, Ex Libris (il 42esimo della sua carriera), e questo non è un brano di sceneggiatura, bensì il documento che un impiegato della principale biblioteca della città di New York sta dispensando ad un utente che ne ha fatto ricerca. Sono solo le battute iniziali, eppure l’arte di Wiseman è tutta qui, in quella capacità di far emergere da riprese ‘casuali’, sequenze dense di significato. Il film presenta in maniera orizzontale la gamma di attività che afferiscono al funzionamento della NYPL, per cui che si tratti di unicorni, di nuove tecnologie o di ricerche genealogiche, ogni richiesta ha lo stesso grado di valore perché il valore in questione è l’essere umano e il suo desiderio di acquisire conoscenza.  La macchina da presa si fa pura osservatrice, come vuole la tradizione di tutti i film del regista americano, senza l’impiego di narrazione con voce fuori campo e senza ricorrere ad interviste perché, come Wiseman ha sempre sostenuto, le immagini possono raccontarsi da sole, senza alcun bisogno di commento.

Il titolo è un omaggio all’abitudine del padre di apporre un’etichetta a ciascun libro acquistato e il soggetto è la democrazia, come in molte delle sue opere, stavolta osservata nelle attività che hanno luogo all’interno della NYPL di New York, una delle principali istituzioni democratiche della città, e nelle sue 92 divisioni sparse per Manhattan, il Bronx e Staten Island. Il film è stato realizzato a partire da un girato di 12 settimane ed ha richiesto un anno di post-produzione: lo stesso Wiseman presiede al montaggio di tutti i suoi film ed è proprio in quella sede che i suoi documentari prendono forma. “Dopo aver visionato tutto il girato mi occorrono almeno sei mesi per effettuare una prima selezione e prendere alcune note” racconta a proposito del processo di creazione delle proprie opere “ma è solo al montaggio che vedo emergere la struttura del film, come se scaturisse dalla comprensione che ho acquisito dell’argomento.” Una fase che, nel caso di Ex Libris, si è conclusa in concomitanza dell’elezione di Donald Trump ed è inevitabile chiedere all’autore un’opinione in proposito (“Trump è profondamente darwiniano, anche se ovviamente non ha la minima idea di chi sia Darwin”). 

Dalle gang afroamericane di Harlem ai pazienti di un ospedale psichiatrico in Massachusetts, dalle condizioni di macellazione in un mattatoio ai centri di assistenza sociale e tribunali per minori, il cinema di Wiseman è, come lo definisce lui stesso, pregiudiziale e giusto: pregiudiziale nella misura in cui l’autore si è apertamente schierato con le fasce più disagiate della società per offrirgli la voce, giusto in quanto fedele alla sua percezione del soggetto d’indagine. Un’indagine sull’uomo attraverso tutti i contesti in cui si trova ad operare che rivela, di fatto, tutta la fragilità del sistema americano, assumendo una valenza fortemente politica. Definito da più parti come il più grande documentarista vivente, a 87 anni Wiseman è ancora pieno di energie e di progetti. Nel 2014, in occasione della premiazione con il Leone d’Oro alla carriera, il primo nella storia della Mostra del Cinema di Venezia ad essere assegnato a un documentarista, aveva confessato che questo lavoro è divertimento e avventura al tempo stesso e di non avere alcuna voglia di smettere. Sono trascorsi tre anni, e da allora Wiseman ha realizzato altri due film, di cui il più recente viene adesso presentato in concorso a Venezia74.

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