locandina
John Francis Daley, Jonathan Goldstein

Game night - Indovina chi muore stasera?

7.5

Il gioco è bello quando dura poco è un adagio che non si addice al film Game Night – Indovina chi muore stasera?. Con A Quiet Place – Un posto tranquillo – che però è di tutt’altro partito – è l’altro film spensieratamente più riuscito della stagione. La sorpresa che abbatte i pregiudizi sullo stato di salute delle più recenti commedie americane, e della black comedy in particolare. Come hanno ripetuto tutti i critici, il film della coppia John Francis Daley e Jonathan Goldstein è davvero divertente, riporta le risate in sala al massimo dei decibel. Merito di una coppia, Jason Bateman e Rachel McAdams, capace di generare sullo schermo un’alchimia stile pimpante partita di ping pong. Un po’ per meriti individuali: Bateman ha questo indecifrabile velo sulla faccia grazie al quale riesce bene nel dramma (pensiamo alla recente serie Tv Ozark) e nella commedia. Miracoloso come ciò gli consenta di passare da un registro all’altro semplicemente inarcando un sorriso o indugiando con lo sguardo. Quanto alla McAdams, è genuino il divertimento che sperimenta su se stessa, sul serio divertita nel fare qualcosa di completamente diverso dal solito.
Il completamente differente dal solito è l’ossessione per i giochi da tavola. I due attori nel film sono marito e moglie conosciutisi e innamoratasi proprio in singolar tenzone ludica, per poi estendere tale pratica gli amici. Durante una di queste serate, si presenta il fratello di Bateman, uno spavaldo Kyle Chandler che seguiresti anche all’inferno, che li invita a sperimentare un ardito gioco in casa sua dando inizio a qualcosa di più pericoloso di un semplice gioco.
Palese sottomissione alla bravura degli attori andrebbe in realtà estesa anche a Jesse Plemons, senza il quale la pellicola non vibrerebbe alla stessa maniera, per ragioni che scoprirete nella seconda parte del film e nei magnifici titoli di coda. Il carisma di questo caratteristica, fisicamente quasi una brutta copia di Matt Damon, è in possesso dello stesso timbro basato su poco di Bateman. Basta vederlo sullo schermo, Jesse Plemons, ed è fatta. Ascoltato in originale, poi, con quella vocina bassa e invalicabile, perfino un personaggio come il suo, il poliziotto vicino di casa dei due protagonisti (e pure lui segretamente giocatore incallito), scombina di proposito ogni dato di fatto.
Game Night, in quanto commedia, in effetti potrebbe benissimo sorreggersi da sola. Gli attori sono una benedizione in loco. Un optional in più che facilita il resto. Ma il resto, sceneggiatura di Mark Perez e regia di Daley e Goldstein, in partenza si presenta già in forma smagliante. Riconcilia lo spettatore alla parola “originalità”. Davvero invidiabile come l’alchimia dei personaggi – il gioco dei mimi su Edward Norton è da antologia – sia il frutto di battute a ripetizione ben scritte, che a loro volta conducono a schemi di gioco sullo schermo che sembrano ideati da un coach di football (e infatti, a un certo punto…). Tutto il film della coppia è un superbo incastro che procede per accumulazione, distribuendo con generosità gag, scene spericolate, colpi di scena. C’è una sottile cura nella costruzione delle immagini, vedere certe riprese dei quartieri residenziali, che fanno pensare ancora ai modellini in scala dei giochi restituendo allo spettatore una magic box dalla quale le sorprese non paiono mai finire. Neanche alla fine.

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