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Scott Cooper

Hostiles

7.5

È più moderno che classico Hostiles (e di sicuro non classicista), più crepuscolare che mitologico. Il film che apre la 12° Festa del Cinema di Roma, diretto da Scott Cooper, è un western morale che guarda agli anni ’70 di Soldato blu e della lettura politica esplicita ma con il sottotono e lo sguardo che sono tipici del regista, ancora oggi poco apprezzato.

Il film racconta di un capitano dell’esercito che accetta, non proprio di buon grado, di scortare un cheyenne e la sua famiglia verso la riserva in cui vivono. Ma la reti di odii e rancori accumulatisi in anni di violenza è impossibile da estirpare. Scritto da Cooper con Donald Stewart, Hostiles (da noi Ostili) racconta la paura e il rapporto con il diverso legando a doppio filo l’epica della frontiera e le sue conseguenze con la visione politica dell’America contemporanea.

I nativi americani sono qui raccontati come i neri o ancora più precisamente come gli islamici, arabi o meno, che vivono sul suolo americano e magari sono anche statunitensi, ma cominciano poco a poco a sentirsi emarginati rispetto alle loro comunità. Anche perché più che sul rapporto con l’esterno e lo straniero, Cooper si concentra sui nemici interni, sui demoni a noi più affini e che minano le possibilità di diritto e giustizia: la sequenza coi cacciatori di pellicce è in questo senso è esemplare, in parallelo alle differenze tra accettazione e rifiuto che dominano il gruppo dei protagonisti.

Hostiles ragiona su questi temi con un po’ di giusta retorica, ma anche con un andamento cupo e compassato, uno stile denso e compresso che esplode di rado e che lo rende doloroso più che crudo, sostenuto dal senso di Cooper per gli spazi (si guardi la bellezza della prima e dell’ultima scena, opposte per toni, unite dalla sapienza di luoghi e inquadrature), per suoni e musiche (di Max Richter) e per la gestione degli attori, tutti praticamente perfetti da Christian Bale a Rosamund Pike. Altro bel film di una carriera molto interessante e che pure, non facendo rumore, sembra mettersi in disparte.

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