locandina
Gastón Duprat, Mariano Cohn

Il cittadino illustre

7.5

L’arte deve scuotere gli animi, nel bene o nel male. La letteratura e il cinema, in questo senso, sono arti pedagogiche: spesso ci permettono di vedere meglio la realtà, trasformandola e nutrendosi di essa. È su questo tema che i registi argentini Gastòn Duprat e Mariano Cohn tornano a lavorare dopo il loro esordio con L’artista.

Il loro Cittadino illustre è Daniel Mantovani, scrittore di successo internazionale, insignito del premio Nobel per la letteratura. La sua agenda, dopo una vittoria tanto importante che più che una consacrazione sembra una condanna, è piena di impegni. L’autore è richiesto ovunque, nei salotti culturali e istituzionali più pregiati, ma la sua attenzione ricade su un invito “minore”, quello della sua città natale, Salas, dove è atteso per ricevere la medaglia di cittadino onorario. Daniel, che vive in Europa da quarant’anni, non è mai tornato nella sua Argentina, ma non se ne è mai veramente andato. Salas, con i suoi luoghi e i suoi cittadini, infatti, è da sempre la primaria fonte di ispirazione dei suoi scritti, amari e polemici verso un ambiente che è, ma che soprattutto ha scelto, di rimanere periferico, ancorato a una mentalità retrograda e acritica. Apparentemente, l’intero paesino sembra pronto ad accogliere il suo eroe, colui che è riuscito ad ottenere ciò che era stato negato a Jorge Louis Borges, ma ad attenderlo c’è molto di più (e di peggio) di un gruppo di concittadini ammirati da un tale successo. Ci sono polemiche, invidie, questioni mai risolte, e una feroce violenza verso l’autore delle parole che hanno colto così profondamente l’amara staticità di quell’Argentina che non riesce ad essere diversa da se stessa.

Duprat e Cohn, lavorando per sottrazione, rendono il loro protagonista un personaggio letterario, vittima del suo stesso bisogno di ispirazione. Catapultandolo dall’Olimpo agli Inferi, lo mettono a contatto con la realtà, quella malinconica e mediocre oggettività capace di nutrire la finzione più sublime, ma incapace di migliorarsi o semplicemente di cambiare, allargando i propri orizzonti. Daniel, in quanto emblema di quel concetto di cultura alta al quale l’Europa è tanto legata, vive un’esperienza paradossale e contraddittoria: con la sua scrittura cruda e cinica sembra voler spazzare via quel remoto sobborgo di inciviltà, ma se riuscisse a farlo, di che cosa scriverebbe?

Duprat, autore della sceneggiatura, lascia che la naturale amara ironia della sua storia traspaia senza mai prendere il sopravvento. I suoi personaggi, quasi sfiorando la caricatura, creano un affresco sociale di grande impatto mostrando due facce della stessa medaglia, sia essa simbolo del Nobel o della cittadinanza onoraria. Ci sono ragione e torto da entrambe le parti, scegliere una posizione definitiva è difficile, ma forse è proprio in quel disorientamento che risiede la linfa vitale dell’arte.

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