La recensione più breve del mondo: Il libro di Henry sucks. Lo si scrive con un po’ di rancore, perché il film di Colin Trevorrow (Jurassic World), in patria bastonato dalla stampa sia per il film sia in quanto autore enormemente sopravvalutato, tradisce e ridicolizza quel diritto all’individualità su grande schermo con una faciloneria irritante. O una presunzione d’artista che forse Trevorrow davvero non possiede. Abituati, o compressi, da figure caratteriali fin troppo simili fra loro, si guarda al cinema indie sempre con disperata urgenza di ricevere in cambio un’illuminazione o quanto meno una deviazione dall’ordinario.

E questo pareva promettere Henry (Jaeden Lieberher), il protagonista genio di undici anni, con quella sua “luccicanza” straordinaria nel plasmare e dominare la vita della famiglia (il fratellino e la madre) e la sua stessa esistenza. Uno che davvero osserva e interagisce con la vita, e al quale il film di Trevorrow offre una visione che prende forma come le illustrazioni dei titoli di testa. Quando il ragazzino lascia anzitempo la storia, lascia in eredità un libro rosso in cui sono custodite le sue annotazioni e una tremenda verità che riguarda il vicino e la sua figliastra. Nel momento in cui la madre (Naomi Watts) decide di rimettersi al verbo di Henry, il film sprofonda definitivamente in un baratro da quale non riesce più a risollevarsi.

Il libro di Henry tradisce la “luccicanza” a cui eravamo disposti a credere, perché comunque “siamo al cinema”, perdendo di vista ogni credibilità come opera intenzionata a raccontare temi importanti: abusi, bullismo, immaturità degli adulti. Non basta imbastire scene incantevoli in mezzo ai boschi, nella casetta che tutti durante l’infanzia avremmo voluto costruire, né basta buttare nella contabilità narrativa della pellicola qualche scena con Naomi Watts ripresa nel suo dolore o Sarah Silverman troppo brilla. Colin Trevorrow, soprattutto, agisce con inconcepibile scortesia nei confronti del talento dei due ragazzini, Lieberher (It) e Tremblay (Wonder). E ripensando alla scena dei ragazzini che parlano davanti alla classe, Il libro di Henry lascia in eredità un atroce senso di incompletezza, di ambizioni ben poco indie e un’idea di racconto che solo dio sa come abbia potuto convincere un produttore a investire soldi su un simile progetto.

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