Eppure dovevamo saperlo. Che la televisione a modo suo ti frega. La terza stagione de Il trono di spade si è da poco conclusa al decimo episodio, ancora sintonizzato sul riscatto epico di Daenerys e i suoi adorabili draghi. Ma in realtà la serie è finita un paio di settimane fa, con l’agghiacciante colpo di scena che negli ultimi cinque minuti dell’episodio 9 in patria ha fatto impennare l’utilizzo dell’espressione Oh my God! Che gli antichi déi perdonino gli autori David Benioff e D.B. Weiss. Colpevoli del peggiore dei peccati televisivi, compiuto in spregio alle regole del perfetto cliffhanger di solito dislocato agli sgoccioli della season finale. Ma col Trono è sempre così, perché non è normale televisione. E in termini di audacia narrativa, giocando d’anticipo e d’azzardo, i due hanno pure incamerato uno dei momenti più avvincenti di sempre. Un drastico cambio delle regole, come direbbe Ben Linus di Lost.

A ogni stagione la super serie tratta dai romanzi di George R.R. Martin in effetti fa sempre registrare un suo personale record. L’anno scorso era toccato alla battaglia esplosiva alle porte di Approdo del Re, un capolavoro di spettacolo, eccitazione ed effetti speciali come non si era mai visto prima. Grazie HBO. Tu sì che li sai spendere i soldi (costo di una stagione: 50 milioni di dollari). Quest’anno il record si chiama invece “the Event”, soprannominato così durante le riprese. Un evento doloroso e travolgente fin che vuoi, di sicuro inevitabile, che chi ha letto Martin ha mandato a memoria da tempo, e che gli uffici stampa della produzione hanno abilmente taciuto minacciando ritorsioni in stile “Trono di spade”: ovvero lingue mozzate. Si scherza.

Stagione tre equivale a metà del terzo libro della saga, A Storm Of Swords, portato su piccolo schermo; la prossima stagione si occuperà del resto. Materialmente siamo nel girone dei kolossal televisivi con futuro già tracciato e drammaturgia abilmente espansa nella ragnatela di personaggi vecchi e nuovi che entrano in conflitto, o lo saranno presto. Succulento materiale umano da sviluppare, approfondire, benedire (vedere alla voce: Jaime Lannister) o mandare al macello. Che è un po’ il buco nero dell’evento di cui si parlava senza troppo spoilerare e che ti fa passare la voglia di affezionarti a questo o quello. Da segnalare, piuttosto, incremento di personaggi femminili con le palle, ormai in aperto conflitto con il maschilismo dominante della saga. Che sia finita l’epopea di tette e culi in smargiassa esposizione? Chissà. Se Daenerys regge la pole position anche quando fa la finta tonta, a distanza di sicurezza s’infilano Olenna Tyrell (Dame Diana Riggs), degna di mercanteggiare allo stesso tavolo di Tywin Lannister (Charles Dance), la bruta innamorata Ygritte (Rose Leslie) o la scaltra Margaery Tyrell (Natalie Dormer). Per non dire della piccola Arya (Maisie Williams). O della gigantessa Lady Brienne di Tarth (Gwendoline Christie). Tante quota rosa che potrebbero ribaltare il futuro della serie.

Effetto collaterale immediatamente riconvertibile alla parola “cult globale”, il fatto che questo fantasy cavalleresco è diventato un prodotto a più largo consumo, non solo per gli affezionati lettori di Martin. Girato in Islanda, Irlanda del Nord, Croazia, Marocco e Stati Uniti, Il Trono di spade è ormai esponente di un cinema che ti arriva direttamente a casa, non solo per il marchio HBO ma perché i suoi due autori continuano a considerarlo un film di dieci ore, con un inizio, una parte centrale e una conclusione. E in teoria regge. Non fosse che il confine cinema-televisione è già uno spericolato viceversa. Esposto a qualunque infiltrazione. Compresa quella della mitologia stessa della serie, in dovere di riprodursi tramite citazioni famose (la sigla dei Simpson), allertare schiere di filosofi e spingere a forza etica e politica nel grandioso schema delle cose di cui Il Trono di spade è il gran protettore. Ma sempre con il sublime sottofondo musicale di Ramin Djawadi e una voglia di estasi mistica che ti tiene in ostaggio anche quando non vorresti. Ovviamente, perché l’inverno sta arrivando e ci travolgerà tutti.

 

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