Sion Sono, tra i registi giapponesi che hanno varcato il confine e sono divenuti pane per i festival, è sicuramente tra i più amati e idolatrati, sebbene non abbia sempre qualcosa di forte da proporre. Il suo nuovo film, Jigoku de naze warui (che d’ora in poi chiameremo con il suo titolo internazionale, Why Don’t You Play in Hell?), però conferma che a fronte di idee non sempre folgoranti il suo talento può contare sullo stile e sull’estro.

La storia di un gruppo di ragazzini appassionati di cinema e cineamatori si scontra con quella di una faida decennale tra due gang di yakuza e arriva al culmine quando la figlia di un boss scappa dal set in cui stava per diventare un’attrice affermata. La trama, scritta dallo stesso Sono, è piuttosto articolata per quello che è contemporaneamente un film di gangster, una parodia di Quentin Tarantino e una riflessione sul fare cinema e i cambiamenti radicali del linguaggio audio-visivo.

È un film di addii, Why Don’t You Play In Hell?, a un certo modo di fare cinema innanzitutto e alla pellicola, supporto materiale che veicolava veri sogni a differenza – secondo Sono – dell’immateriale video e digitale: sale che chiudono, attrezzature che cambiano, ma anche il sistema industriale e divistico vira verso lidi che i personaggi non sentono più i loro; e questi addii passano attraverso ultimi baci, ultimi combattimenti, ultime feste. Il discorso però serve solo a dare una patina, uno sfondo al film, perché Why Don’t You Play In Hell? in realtà dona l’impressione di non avere troppo da dire, se non una generale disillusione, lasciando il dubbio se il suo stile – vicino a un Kitano esagitato nei toni e nel linguaggio – sia decostruito o confuso.

A Sono manca la compattezza, l’inventiva, lo sfolgorio dell’ultima mezz’ora in cui l’esuberanza della regia sembra trovare adeguato sfogo diventando un guerrilla movie delirante, spiazzante, sorprendente, inesausto. Favoloso. Tanto da far perdonare le incertezze precedenti.

Ultime recensioni Cinema / Visioni
locandina
David Michôd

War Machine

6

Un paio di gambe storte sorregge un corpo rigidamente costretto in una postura dall’aria innaturale: è la...
mucchio_blame_poster
Dal 20 maggio su Netflix

Blame

6.5

Almodovar, pietà. Il cinema made in Netflix è una figata. Soprattutto se recapitato per tutti, nello stesso...
8o8
Lynne Ramsay

You Were Never Really Here

7

Il cinema di Lynne Ramsay è un cinema psico-patologico, in cui il delirio dei personaggi si rispecchia...
yju545
François Ozon

L'amant double

4

Non si può dire che L’amant double, il nuovo film di François Ozon, non sia chiaro fin...
kkkk
Ben Safdie, Joshua Safdie

Good Time

7.5

La vitalità del cinema nasce spesso dalle sue contraddizioni: Good Time dei fratelli Ben e Joshua Safdie...
grrere
Eugene Jarecki

Promised land

7.5

“Mister I ain’t a boy, no I’m a man\and I believe in a promised land”. E’ il...
vfewry
Sean Baker

The Florida project

8

Dall’iPhone al 35 millimetri, per Sean Baker il sogno americano e le sue declinazioni passano anche dal...
locandina
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza

Sicilian Ghost Story

6

In un bosco che somiglia a quello delle fiabe, due giovani adolescenti si scambiano un bacio affettuoso....
tyutyu
Robert Campillo

120 battements par minute

8

Un cuore accelerato o un ritmo travolgente che possono essere sinonimi o contrari. Per Robin Campillo i...
locandina
Todd Haynes

Wonderstruck

8

Questo è un racconto che richiede pazienza e lentezza. Lo scrive Julianne Moore al piccolo protagonista di...
locandina
Terrence Malick

Song to Song

8

«Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere...
622506603
Rossella Schillaci

Libere

8

La Resistenza raccontata da Rossella Schillaci in Libere, documentario in uscita il 20 aprile nelle sale italiane,...
locandina
Paul Verhoeven

Elle

8

Schermo nero e il suono della rottura di un vetro, poi gli occhi di un gatto che...