Non si può dire che L’amant double, il nuovo film di François Ozon, non sia chiaro fin dalla primissima immagine: il dettaglio ginecologico di una vagina dall’interno che con audace dissolvenza incrociata diventa un occhio da cui esce una lacrima. L’occhio, lo sguardo, il desiderio, il sesso, la nascita: tutto il corollario è ampiamente declinato dal francese, alle prese con quello che potrebbe essere il suo film peggiore.

A partire dalla trama (purtroppo tratta da un racconto di Joyce Carol Oates): una donna con qualche turba si rivolge a uno psichiatra. Se ne innamora e vanno a vivere insieme, ma lei scopre che lui ha un passato segreto, ovvero un gemello. Ovviamente psichiatra, ovviamente cattivo e di cui ovviamente s’innamora in modo torbido. Tutto il resto va da sé nella sceneggiatura impossibile di Ozon che vuole cimentarsi col bignami di De Palma in un thriller erotico e psicoanalitico in ritardo di almeno 30 anni.

Ovviamente in L’amant double c’è tutto il corollario che ci si aspetta da una materia del genere – gemelli, specchi, doppi interiori ed esteriori, sogni e incubi, gravidanze e sangue, madri e feti e via kitscheggiando – con in più un côté erotico frigido come la protagonista, sfacciato il giusto (c’è persino una sequenza di strap-on già di culto) ma appesantito da tutta la simbologia del rimosso e il non detto e il desiderio femminile. Un coacervo di suggestioni impossibile da prendere sul serio e che difetta di ironia (semmai vi si può trovare dell’umorismo più o meno volontario) ma che abbonda di pessima letteratura, fino al finale “a sorpresa”, un escamotage di impressionante disonestà e sciocchezza.

Il vero dramma per Ozon è che il film abbonda anche di pessimo cinema: se da una parte pretende di vestirlo a festa con una patina visiva da spot per una casa di moda o da brutta installazione, dall’altra si ritrova a girare e montare al grado zero della suspense, con un uso della macchina da presa e del montaggio da tv pomeridiana, aumentata dalla recitazione soap-operistica degli attori. Centovetrine che si crede Vestito per uccidere o Le due sorelle ma sfiora il porno d’autore. C’è chi si diverte: beati loro.

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