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Leonardo Di Costanzo

L'intrusa

8

“Succede che per salvare qualcuno devi escludere altri.” E’ partito da qui Leonardo Di Costanzo, da un lungo lavoro di ricerca tra dirigenti scolastici e operatori sociali per esplorare cinematograficamente il cono d’ombra del diritto che ogni nuova legge crea nella sua astrazione. Spazio scenico di L’Intrusa è un’antica masseria nel napoletano affrescata con i suggestivi murales di Gabriella Giandelli, sede di un centro educativo in cui gli abitanti del territorio hanno trovato argine e senso dal dilagare del disagio di ogni periferia.

A dirigerlo è Giovanna, stimata direttrice forestiera nei modi e nei pensieri che ha i lineamenti della ballerina e coreografa Raffaella Giordano, unico volto noto in un cast di attori non professionisti. Tutto, nella costruzione del suo personaggio, parla di scelta: dismessi i movimenti leggeri della danza riempie l’inquadratura con l’incedere contratto di un’energia gravosa, trattenuta, appesantito dall’incomprensione della comunità che la circonda alla decisione di dare accoglienza ad una donna collusa con la camorra. Aspra ed altera, Maria è moglie di camorrista, giovane madre, donna senza la copertura di una propria famiglia, in fuga, forse, dalle sue origini senza dismetterne al tempo stesso gli usi. La sua presenza investe con fragore l’equilibrio di una comunità ancora nel suo farsi, riaprendo le antiche ferite di quanti, dall’ordine che Maria rappresenta, sono già stati colpiti.

Una moderna rivisitazione di Antigone che Di Costanzo attraversa con mano leggera ma ferma, pronto a sollevarci da ogni possibile identificazione per non interrompere la sollecitazione alla riflessione che rappresenta la forza del film: da che parte stare quando ognuno ha le proprie inappellabili ragioni? Quando il desiderio è la sicurezza della propria persona, dei propri figli, quando a chiederlo è un bambino, una vittima di violenza, una donna senza una rete di protezione attorno? La risposta è la dolorosa scoperta dell’infinita sfumatura di grigi che caratterizza il quotidiano e i piccoli compromessi che consentono a tutti di vivere è l’unica verità possibile. Perché, se la scelta di piantare una nuova cultura delle relazioni potrà migliorare la vita di tutti, domani, oggi qualcuno avrà a soffrirne.

E se entrare là dove la legge o la convenienza si oppongano è un significato, tra i possibili, di intrudere, Giovanna non è meno estranea di Maria nei suoi ideali di intransigenza che creano un gioco di estraneità concentriche, spostando i confini della percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato oltre le possibilità di comprensione dell’acerba comunità della masseria. Scritto con Bruno Oliviero e Maurizio Braucci, già sceneggiatore di Gomorra e di Anime nere, il film è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalizateurs; scabro come i permeabili confini entro cui si muovono i suoi attori, semiprofessionisti e minori che Di Costanzo ha lasciato improvvisare di fronte alla macchina da presa ottenendo il racconto di una disarmata veridicità.

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