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Paolo Sorrentino

Loro 1

SV

Tutto documentato. Tutto arbitrario. Tutto vero e tutto falso. Ma anche tutto troppo. Paolo Sorrentino ci tiene a specificare che Loro (la prima parte in sala, la seconda dal 10 maggio) è soprattutto un film che si allontana dalla realtà pur essendone assediato, vuole che la sua natura di artificio emerga e lo dichiara esplicitamente prima che il film cominci: Loro è un film di finzione in cui personaggi veri o verosimili e le loro azioni vengono filtrati da una reinvenzione artistica.

Come si sa, il film racconta Berlusconi (lui) e il mondo che lo circonda e lo brama (loro) dal 2006, anno in cui perde le elezioni. Da una parte – la prima ora di film – Sorrentino e il suo sceneggiatore di fiducia, Umberto Contarello, raccontano chi all’ombra di Berlusconi è cresciuto (come l’ex-ministro interpretato da Fabrizio Bentivoglio) o chi invece quella luce riflessa fatta di denaro e potere la agogna (Riccardo Scamarcio, l’arrivista procacciatore di ragazze disinibite); dall’altra Berlusconi,ormai solo e sconfitto ma tutt’altro che perdente, anzi desideroso di riconquistare il potere, però più che quello politico, quello vitalistico e soprattutto quello iconico.

Perché Loro 1 gioca tutto sull’iconografia e l’estetica berlusconiana e qui subentra la reinvenzione sorrentiniana: la usa e se ne fa usare, racconta quel mondo, quella versione putrefatta della Roma di La grande bellezza – di cui Loro rappresenta una sorta di scheletro, di fondamento – con le sue stesse armi: l’eccesso, con il kitsch sfrenato, con il trash grottesco di luoghi e corpi, con l’estetica del trentennio tv berlusconiano che cerca di aggiornarsi ai tempi, ai ralenti, al videoclip. Solo in questo modo il regista può rendere conto di come rappresentare il sistema di potere berlusconiano, come il controcanto di 1992/93 di cui in Loro si racconta la decadenza soprattutto in chiave visiva, solo ricorrendo all’orrendo mai rivalutato o abbellito né stigmatizzato ironicamente Sorrentino può parlare di Berusconi.

Perché Berlusconi è la volgarità di chi vuole essere a ogni costo ciò che non può essere (ovvero: una definizione di kitsch), il lusso che si fa da solo e da solo torna: così quando Berlusconi appare, il film prende le pieghe di una vera e propria parodia, Toni Servillo imita espressamente il cavaliere e lo fa perché il suo personaggio è un uomo ridicolo che governa un universo tragicamente allo sbando eppure inaffondabile. Perché la bruttezza, l’orrore, la grettezza estetica che si crede specchio del sublime sono il centro del racconto, e anche il suo cuore politico, giacché ne evidenzia le forme di controllo, i modi di interazione con la realtà. E soprattutto con gli uomini: ecco, la ricerca dell’umanità impossibile è ciò a cui pare puntare il film. Ma lo capiremo a film finito: Loro 1 è solo metà dell’opera e come primo tempo di fatto di un film (la cui divisione possiamo anche capire commercialmente, molto meno in senso fruitivo) si può cercare di intuirne la direzione e provare a capire il percorso, ma per il risultato finale, il giudizio complessivo su un film di cui intuiamo potenzialità e rischi (per esempio: che il progetto intellettuale si mangi il film) ci riserviamo di aspettare la seconda parte.

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