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Neil Young

Journeys

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8

È incredibile quanto possa essere estesa l’enciclopedia chiamata Neil Young. Negli ultimi cinque anni, fra archivi, film, concerti, l’autobiografia e altri dischi da solista, il fuoco di fila creativo di un uomo “innamorato di tutto ciò che è bello e irriconoscibile” (parole sue) è stato incessante.

Neil Young Journeys fa parte di questo fuoco e nello stesso tempo se ne distanzia: accoglie lo spettatore in Ontario, guidato dall’artista in persona, lo fa accomodare nella sua Ford Crown Victoria e poi comincia a guidarlo in una ridda di aneddoti e musiche, fino a scaricarlo davanti alla Massey Hall di Toronto, per un concerto semiacustico che ha il sapore dei ricordi migliori. È l’ultimo capitolo di una trilogia cominciata da Jonathan Demme nel 2006 con Heart Of Gold, proseguita con Neil Young: Trunk Show (2009) e capace di raccontare per immagini una carriera – e soprattutto, una musica – come pochi altri. Del resto, il regista de Il silenzio degli innocenti, Philadelphia e di Qualcosa di travolgente aveva cominciato con i Talking Heads a mostrare le sue credenziali, nel 1984 (Stop Making Sense), e ha continuato a occuparsi di musicisti grandi e piccini (da Robyn Hitchcock al nostro Enzo Avitabile) fino a oggi. Con Neil Young il suo compito è stato quello di raccontare, cosa difficilissima, vista l’indole non troppo lineare del Nostro, un viaggio fatto di mille deviazioni: se nei film precedenti è stata soprattutto la musica a spiegarsi, qui sono le parole e gli sguardi di Neil a campeggiare, gli orizzonti di un Canada definito diverso e uguale agli USA con un sorriso sardonico.

Accennavamo alla particolarità della pellicola rispetto al resto della produzione del canadese: fuori dall’affanno, appunto enciclopedico di altri momenti, qui a risuonare è soprattutto la passione e la creatività del protagonista di Journeys. Grandi emozioni, contenuti extra esaurienti e un concerto tutt’altro che nostalgico, fatto pure di pezzi recenti, in linea con le inquietudini del personaggio: non un sopravvissuto, nonostante le disavventure degli ultimi tempi, ma un curioso cronico.

Pubblicato sul Mucchio 705

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