Jane Fonda e Robert Redford, Leoni d’Oro alla carriera a Venezia74, sono i protagonisti di una delicata storia d’amore, tratta dall’omonimo romanzo di Kent Haruf. Sia chiaro, la parola amore non viene mai pronunciata nel film, come se il parlarne potesse distogliere i personaggi dal cercarlo, l’Amore, nelle forme dell’immediatezza che la loro età richiede. E se il bisogno di sentirsi meno soli appare più evidente a ottant’anni, ogni relazione non nasce forse “perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell’uomo – di noi e degli altri”, come scriveva Cesare Pavese? E farlo, o provarci, almeno, per quanto coraggio possa richiedere, a volte può essere semplice come attraversare la strada e domandare al proprio vicino “vieni a dormire da me, qualche volta”. Se poi si ha la fortuna di avere, come Jane Fonda, un vicino ancora affascinante come Robert Redford forse il coraggio diventa persino più facile da trovare.

Non è una proposta di matrimonio, precisa Addie, la protagonista. E’ per superare la notte – le notti sono terribili, no? – per parlare finché non ci si addormenta e percorrere, nel raccontarsi all’altro, corridoi di ricordi impolverati, scoprirli ancora abitati dalle emozioni. Per farlo in maniera diretta, senza bisogno di etichettare il conforto che si va trovando. Ed è proprio il fatto che la connessione tra i due protagonisti si stabilisca in maniera tanto onesta ad aver affascinato Redford, che racconta di aver voluto produrre questo film perché il cinema, oggi, si rivolge quasi esclusivamente ai giovani, soprattutto quando parla d’amore: Addie e Louis dimostrano, invece, che il futuro viene sentito con la stessa esuberante consistenza ogni volta che una storia ha inizio, qualunque sia l’età di chi ne viene coinvolto. Il film rappresenta per i due attori anche l’occasione per tornare a lavorare insieme a cinquant’anni di distanza da A piedi nudi nel parco e non appaiono certo meno fieri e luminosi di allora. “Allora recitavamo solo l’amore di una giovane coppia” racconta Jane Fonda “mentre la storia di questo film può appartenere davvero a tutti, per quanto tra i due protagonisti si venga ad instaurare una dinamica in qualche modo simile, con il personaggio femminile volitivo e trascinante”.

E’ la stessa Addie, infatti, a non volersi preoccupare se nella piccola città di quell’America rurale, dove le grandi pianure incontrano le montagne, il loro starsi vicini possa provocare scandalo. Succede all’inizio, finché Addie e Louis diventano orizzonte uno all’altro e gli altri, semplicemente, scompaiono: “Tutto quello che voglio è vivere la mia giornata e venire a raccontartela.” La regia di Ritesh Batra, talento emerso da uno dei laboratori per registi emergenti del Sundance Festival dello stesso Redford, è solida e delicata, avanza con ritmo ma ci consente, al tempo stesso, di indugiare sui personaggi per quel tempo sufficientemente lungo a leggere in loro quel che serve di noi stessi.

Su Netflix dal 29 settembre.

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