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Oliver Stone

Snowden

5

Se nel finale di un film basato su fatti e persone reali, il protagonista affronta il sole in controluce come un eroe epico, con tanti di violini in crescendo, standing ovation, dichiarazioni di stima e sguardi verso l’infinito e oltre, la biografia diventa un’agiografia: Oliver Stone ha deciso che il suo Snowden sia al servizio di un santino nella lotta contro i governi cattivi.

Ma il regista gioca una partita impari fin da subito, utilizzando come cornice la realizzazione del documentario Citizenfour che dell’uomo e del personaggio aveva raccontato tutto e meglio: partendo dall’incontro con Laura Poitras e i giornalisti che fecero scoppiare il caso, il film – scritto da Stone con Kierean Fitzgerald a partire da due inchieste giornalistiche – descrive la carriera di Edward da quando entra in CIA fino alla scoperta di una rete mondiale con cui il governo americano è in grado di spiare chiunque gli rovina la vita.

Se l’impianto ideologico era prevedibile e in fondo fa parte del gioco – anche se accettare un mini-comizio in cui Stone si incarna in Snowden (il piuttosto bravo Joseph Gordon-Levitt) è arduo -, quello che non ci si aspetta dal regista è la piattezza monocorde che si avverte dopo l’inizio scorrevole: gli aspetti interiori finiscono per appesantire la narrazione e si nota la completa mancanza di vigore stilistico. Non si chiede certo il rigore appassionato di JFK ma almeno, sorprendentemente visto l’autore, un certo furore registico. La tensione e la suspense, invece, sono completamente mal gestite (basti vedere come il gran finale con i file copiati e la “liberazione” in controluce sia del tutto sottotono nel montaggio, indegno di una serie tv), la messinscena è placida e un po’ fasulla.

Il messaggio è chiaro, e ci mancherebbe: la terza guerra mondiale è già in atto, è on line, la combattono hacker di varia specie e ne siamo tutti coinvolti, volenti o nolenti, fin dalla webcam del nostro laptop. Ma il film più che una chiamata alle armi sembra una chiamata persa, il ritratto acritico di un uomo che si è inserito nelle pieghe della legge e della società, che ha guardato in faccia le ambiguità del contemporaneo. Ecco, di quelle ambiguità in Snowden non vi è traccia.

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