È facile, dopotutto, continuare a scaricarsi addosso responsabilità a vicenda; non far mai i conti con le proprie scelte, non darne conto, alla fine, proprio a nessuno. Rifugiarsi nelle pieghe delle interpretazioni, delle vite che cambiano per un motivo che a volte però ci sembra avere diverse versioni. È facile, ed è esattamente quello che i protagonisti di The Affair hanno fatto per tutte le due prime stagioni, prima che il più classico degli eventi risolutori, un omicidio, li scaraventasse tutti alla resa dei conti.

Da quel fragile equilibrio viene fuori la terza stagione di questa serie, un prodotto Showtime confezionato da Sarah Treem e Hagai Levi, e che inizialmente era stato concepito come un lungo confessionale dallo psicologo, una figura di cui in effetti tutti i suoi protagonisti – Alison (interpretato dalla splendida Ruth Wilson) e Noah (un Dominic West che pare non essere in grado di recitare in ruoli astemi) in testa – avrebbero bisogno. L’escamotage che ha reso celebre The Affair resta e viene dilatato fino a renderlo una consequenzialità temporale necessaria allo sviluppo narrativo. Parliamo del doppio punto di vista, una novità che – per quanto non innovativa in valore assoluto – ha mostrato tutti i suoi punti di forza applicata ad un tv drama. Deriva primariamente da Rashomon, il capolavoro di Kurosawa che per primo aveva messo gli spettatori davanti alla complessità della verità. Ma Sarah Treem, durante una interessante sessione Q&A al “New York Times”, aveva citato come influenza al suo lavoro anche la tetralogia napoletana di Elena Ferrante: «non c’è oggettività e noi non ricordiamo le nostre vite come narrative lineari. Ricordiamo pezzi. Ricordiamo immagini».

Come da titolo, The Affair altro non è che l’infinito racconto del tradimento in quanto tale, che si serve prima di questa poi di quella coppia, ma che vuole solamente metterci di fronte alle molteplici sfaccettature che questo può assumere. La fiducia, la passione, il futuro sono solo alcune delle cose che possono venir compromesse dalla noia oppure dal dolore. Sul finire della seconda stagione poi viene introdotto un forte elemento “crime”, che se da una parte ha la colpa di “sporcare emotivamente” la serie – fatta di dialoghi intensi, sesso non troppo desiderato e una depressione latente costante – dall’altra riesce a ravvivarla, permettendo a Alison, Noah e sua moglie Helen di uscire da un loop che rischiava di diventare infinito.

In un passaggio di Senza pelle, Nell Zink – la nuova protetta di Jonathan Franzen (non a caso lo scrittore più citato in The Affair) – scrive «le spiagge stavano scomparendo non perché gli oceani stavano salendo, ma perché non avevamo costruito i muri giusti per non farli entrare». È un piccolo riassunto della gestione dei rapporti umani, dove non c’è mai nulla di ineluttabile, mai nulla che non si sarebbe potuto evitare. Non lo è la morte del piccolo Gabriel – il figlio di Alison e di Cole (un redivivo Joshua Jackson) – che è il vero e proprio innesco di tutto l’intreccio, e nemmeno la scelta di vita di Noah che decide di incrinare quella della sua famiglia. In The Affair nessuna delle azioni dei suoi protagonisti è indispensabile, fino al momento dell’omicidio. D’altronde la vera forza della serie è quella di narrare visceralmente le azioni di persone e il modo in cui esse le percepiscono, mica una storia.
Storia che riparte nella terza stagione seguendo una linea abbastanza retta, naturale. Sono invece impercettibilmente cambiati gli atteggiamenti di Noah, Helen, Alison e Cole. Nessuno sembra più cercare scuse a tutti i costi, le loro versioni continuano a divergere ma nella direzione contraria a quella che tutti ci aspetteremmo. È come se tutti volessero espiare le proprie colpe, rendersi un po’ colpevoli per uscirne puliti. Oppure forse ci stiamo semplicemente avvicinando alla verità e a tutti i piccoli tic che questa comporta. Forse ha ragione Alison – che di tutti i personaggi è il più vero e disfunzionale – quando ritornando in scena dice a Cole «non merito di essere punita per sempre».

Commenti

Ultime recensioni TV / Visioni
6a00d8341ca4f953ef01b7c89f2730970b-pi

The Affair

8

È facile, dopotutto, continuare a scaricarsi addosso responsabilità a vicenda; non far mai i conti con le...
fargo-fx-tv-series-poster

Fargo

8

Sotto una placida coltre di neve si nasconde una valigetta colma di guai. Sotto la quieta stasi...
Real_Humans_1

6.5

L’androide è vivo e combatte insieme a noi, fin quando non si ribella. Real Humans, serie tv...
The-Newsroom-poster-HBO

The Newsroom

8

Arriva in chiaro su rai3 la serie sul giornalismo firmata da Aaron Sorkin.
30069

Rectify

7

Dopo "Top Of The Lake", una nuova serie firmata Sundance Channel.
uktv-the-village

The Village

9

Com’era la vita nell’Inghilterra di un secolo fa nel nuovo drama britannico firmato da Peter Moffat, ricordando...
tumblr_mh4gyuEVVm1qa6obyo1_1280

Top Of The Lake

8

C’è un motivo per cui Top Of The Lake può essere ragionevolmente considerata la migliore sorpresa di...
Les-revenants-serie-canal+

Les Revenants

5.5

Si dirà che è interessante toccare con mano la sensibilità europea all’opera sugli zombie. È innegabile, infatti,...