Nella moltitudine di immagini e video inediti presenti in The Beatles – Eight Days a Week, c’è una foto che in pochi secondi riesce ad esprimere al meglio lo spirito del documentario di Ron Howard: John, Paul, George e Ringo, per la prima volta in tour fuori dall’Inghilterra, girano per Parigi circondati da fan e polizia, mentre scattano foto come dei turisti qualsiasi. Nato nel 2002 da un’idea della OVOW e della Apple Corps, Eight Days A Week è un lungo dietro le quinte della carriera del quartetto di Liverpool, dai concerti al Cavern Club fino allo storico Candlestick Park di San Francisco, portando il pubblico sull’autobus, sull’aereo, nella macchina e nel backstage insieme alla band. L’opera di Ron Howard vuole raccontare l’ascesa dei Beatles a chi non l’ha vissuta, addentrandosi nei retroscena e approfondendone il come ed il perché, ricostruendo attraverso moltissimo materiale inedito un racconto sull’immensa portata di questo fenomeno. C’è la musica di John, Paul, George e Ringo, ma c’è soprattutto l’inspiegabile convergenza tra la forza della band e i cambiamenti sociologici dell’epoca, capace di calamitare un’intera generazione di giovani, che vedevano nei Beatles una possibilità d’evasione da molte delle costrizioni imposte dai loro genitori. Una nave sul cui albero campeggiavano i Beatles, come detto da John Lennon qualche anno più tardi.

La prima fase della loro carriera viene raccontata attraverso le testimonianze dell’isteria collettiva verso l’idea stessa di Beatles, della novità che questi rappresentavano, e che portava migliaia di persone in fila per un biglietto, spesso finendo in ospedale invece che sugli spalti. La stessa isteria che verso la fine degli anni ’60 ha portato la band alla “rottura”, facendola poi rinascere in studio grazie ad uno dei più grandi dischi della storia della musica, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, e dando il via ad un lungo periodo di sperimentazioni, conclusosi idealmente nel 1969, quando la band si esibì sul tetto del numero 3 di Savile Row, nel Centro di Londra.

Per fare tutto ciò, Ron Howard ha utilizzato non solo del materiale d’archivio, ma anche molti filmati inviati direttamente dai fan della band e What’s Happening! The Beatles in the USA, un lungo dietro le quinte del primo tour dei Beatles negli Stati Uniti. Grazie all’enorme quantità di filmati e foto raccolti, Eight Days a Week riesce a scavare nel lato più intimo dei Beatles, raccontando momenti cruciali della loro carriera che anche la band aveva dimenticato: come nel 1964, quando durante il loro tour nel Sud degli USA, la band si rifiutò di suonare in qualsiasi luogo prevedesse la segregazione razziale, obbligando i proprietari del Gator Bowl di Jacksonville a cambiare la loro politica sui posti a sedere. La storica, scrittrice e docente Kitty Oliver era lì, e la sua testimonianza, come quella di circa altre quaranta personalità di musica, cinema e cultura, arricchiscono ulteriormente il documentario. C’è Elvis Costello che racconta di aver odiato Revolver, salvo diventarne dipendente dopo due settimane; il giornalista Larry Kane, che a soli 21 anni accompagnò la band negli Stati Uniti in qualità di reporter; o il tecnico del suono Ed Freeman, che ha vissuto in prima persona la controversia sui commenti fatti da John Lennon su Gesù. Tutto questa mole di informazioni, notizie, volti e canzoni è finita nelle mani di un regista premio Oscar come Ron Howard, qui alla seconda esperienza con un documentario, che ha voluto creare un parente del suo Apollo 13, esplorando i Beatles non solo come band, ma anche come individui. Inoltre, il passato da attore bambino di Howard ha permesso al regista di empatizzare con i Beatles, comprendendo cosa possa significare vivere in una bolla e ritrovarsi giovani e famosi.

Eight Days a Week è il documentario definitivo sui Beatles? La fetta di pubblico che già conosce la storia della band si troverà davanti le storie di quattro ragazzi di Liverpool messi a nudo dalla telecamera, ripresi nei loro momenti privati e mostrati nel loro lato più umano. Un passaggio essenziale per capire le radici di uno dei fenomeni culturali più importanti degli ultimi anni. Come se non bastasse, il documentario contiene anche trenta minuti esclusivi e rimasterizzati in 4k della performance allo Shea Stadium del 15 agosto 1965, in cui i Beatles si esibirono davanti a 55.000 persone, aprendo le porte ai live negli stadi.

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