Ennesima casa infestata, altra buona ragione per costruirselo il domicilio, anziché affittare o acquistare le case degli altri. Certe dimore americane, piantate in mezzo a mendaci paradisi verdi con immancabile pontile su specchio d’acqua e albero secolare in giardino, e spettrali finestre che ti fissano astiose, sono tra le più fetenti in materia di film horror. E quindi set ideale di possessioni, oscure presenze e orrori che si perpetuano da un inquilino all’altro. Il cinema è il solo esorcismo davvero valido. Perché porta alla luce le tragedie sepolte e tenta di risolverle, talvolta riuscendovi. Qualcosa del genere accade anche in L’evocazione – The Conjuring, superbrivido estivo diretto da James Wan, il giovane regista conosciuto grazie a Saw e pure per Insidious, di cui questo film pare quasi un’appendice più riuscita e più spaventosa. La sola impertinenza, che forse ha frenato inizialmente la realizzazione della sceneggiatura del duo Chad e Carey Hayes prima di ottenere luce verde dalla New Line, il fatto che The Conjuring si ispira a eventi reali. La coppia di “esorcisti” barra indagatori psichici, Ed e Lorraine Warren, è piuttosto nota ai cultori del genere e non è nuova nemmeno al mondo del cinema: dietro Amityville Horror si allungano infatti le loro ombre investigative.

Come reale è la famiglia Perron, protagonista del film. Si trasferiscono in questa vecchia casa, padre madre e cinque figliole. C’è anche un cane che di varcare la soglia, neanche morto. Triste presagio. Lo troveranno comunque defunto in giardino, al limitare del quale troneggia appunto albero secolare e un pontile. Gli eventi funesti non tardano a manifestarsi, incrociati alle avventure dei coniugi Warren abituati a filmare le loro indagini e trasformarle in conferenze pubbliche. Tre i livelli di guardia, prima di incomodare il Vaticano per rituale autorizzazione esorcistica. Ma intanto le cose per i Perron si mettono piuttosto male con un finale già nella disposizione d’animo ideale per i sequel che – ovviamente – New Line ha in progetto grazie al successo americano della pellicola.

L’ambientazione vintage, l’azione si svolge nel 1971, sembra fatta apposta per ridurre l’invasiva presenza di effetti, trasformando la vecchia dimora in un labirinto di stanze e cunicoli che celano un orrore avvinghiato al buio o agli angoli più nascosti che la mdp va a scovare per terroristico bisogno di spaventare a morte il pubblico. Nulla da eccepire: o Wan è bravo di suo, o sa quali angoli stanare. Prende il terrore per i capelli e non solo lui, restituendolo sullo schermo con sorprendente perfezione. Il mix Poltergeist (uno staff si insedia in casa) più L’esorcista (ma senza prete in azione) compiono il resto del miracolo, incrementando il valore di pellicole come questa o il recente Sinister dotati entrambi di presenze demoniache spersonalizzate dagli stereotipi e più efficaci nel dare la caccia alle loro vittime. Ottima la performance di Vera Farmiga, materna nei panni di Lorraine Warren, e con una classe nel gestire l’orrore che mette in ombra il resto del cast.

 

 

 

 

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