Dall’iPhone al 35 millimetri, per Sean Baker il sogno americano e le sue declinazioni passano anche dal formato dei suoi film. Dopo il cellulare con cui ha girato Tangerine, il regista americano ha realizzato il nuovo The Florida Project nel formato del cinema classico con i colori e le frontiere dell’immaginario hollywoodiano per rileggere tutto a suo modo.

Ambientato in un comprensorio alle porte di Orlando, a pochi passi da Disney World, il film racconta la storia di due bambine vivaci e pestiferi, di una madre sbalestrata che cerca di dare loro la miglior vita possibile e di tutte le difficoltà che incontrano: comuni, quotidiane, implacabili. Scritto dal regista e Chris Bergoch, The Florida Project è un dramma quotidiano e minimo nel racconto ma iperrealista e appassionato nello stile che racconta cosa ne è oggi dei valori di vita a stelle strisce guardandoli però ad altezza di bambino.

Più che il rapporto tra le piccole attrici e la madre e più che la questione sociale del sottoproletariato americano, il vero soggetto del film di Baker è la spontaneità della vita fuori asse che racconta, la ribellione anarchica e tenerissima di una famiglia al mondo che le circonda, in cui le risate e gli sberleffi celano una rabbia sopita ma mai rancorosa: per questo The Florida Project nonostante le apparenze non è un film pop, ma è un film popolare, in cui c’è l’amore per tutto ciò che riguarda i personaggi, in cui c’è la voglia di superare ogni difficoltà con la forza del sogno, del gioco o del cinema come nel finale meraviglioso e impossibile: non a caso in quella fuga per la libertà il 35 millimetri torna a essere digitale, la musica dance o hip hop diventa orchestrale, il castello Disney suggella il sogno.

Baker conferma uno sguardo lucido e acuto che sa catturare la vita oltre il pensiero, anzi che diventa pensiero attraverso una fotografia che reinterpreta i colori, li ribalta di senso, li usa come strumenti di gioia e di lotta sottilmente politica proprio nel suo rifiuto di ogni autorità: un film davvero indipendente e profondamente contemporaneo, che non rincorre alcuna moda e sa creare un suo minuscolo, forse, ma pulsante immaginario.

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