Ci sono due categorie di persone: chi ama Aaron Sorkin, e chi non ha mai visto una sua serie televisiva. Ricorda qualcosa? Sono passati quattordici anni dalla messa in onda del primo episodio di The West Wing (NBC, 1999-2006). La serialità è cambiata. Si è evoluta. È entrata in una nuova era fatta di media convergenti e invasivi, di un pubblico forse non più attento ma per certo più connesso. Ormai il sistema delle reti televisive ricorda la catena produttiva della Grande Hollywood. È cambiato (quasi) tutto. Tranne Aaron Sorkin, tornato con The Newsroom (oggi anche in chiaro in Italia su Rai3). Si tratta di una serie che divide. La accusano di essere vecchia, artefatta, elitaria. Alcuni critici trovano che il marchio Sorkin sia un brand in discesa, una stella degli Anni Novanta incapace di rinnovarsi. In effetti The Newsroom si staglia sul panorama contemporaneo con un’impostazione ormai classica. Dopo Lost, Mad Men, The Shield e Breaking Bad tornare a quel ritmo narrativo, a quella messa in scena, a quell’atmosfera sembra una scelta di retroguardia. Però non si può ingaggiare Aaron Sorkin e pretendere che non faccia “Sorkin”.

Trama: Will McAvoy (Jeff Daniels), uno dei più popolari anchorman americani, non riesce più a trattenere l’ipocrita understate con cui accetta di buon grado qualunque cosa e sbotta durante un dibattito universitario affermando che gli Stati Uniti non sono il miglior paese del mondo. La sua redazione è stata rinnovata e la nuova produttrice, Mackenzie McHale (Emily Mortimer), è una ex inviata di guerra che vuole ricondurre Will, con cui ha avuto una storia, sulla retta via del giornalismo all’americana.

Sorkin – che in carriera ha scritto per la televisione (The West Wing, Studio 60 On The Sunset Strip, Sport Night), teatro (A Few Good Men) e cinema (tra gli altri, The Social Network) – mette in scena un’America ideale. Un mondo possibile in cui l’individualismo di cui scrivevano Emerson e Thoreau non diventa il menefreghismo reaganiano, ma il modo in cui un gruppo di persone appassionate e serie può mettersi assieme per cambiare le cose. Era così in The West Wing – dove si costruiva una sorta di amministrazione democratica ideale – è stato così in film come Codice d’onore e Moneyball ed è così in The Newsroom.

La nuova vita della redazione di News Night, il programma di Will e Mackenzie, è impegnata alla ricerca dell’onestà, dei fatti e della professionalità. Altri tre cardini di una filosofia di lavoro all’americana. La filosofia che facevano propria giornalisti Murrow e Cronkite (non a caso, presenti nella sigla del programma, accusata anche lei di stucchevole passatismo) e che ha permesso a Woodward e Bernstein di alzare il vaso di pandora che ha fatto perdere la verginità all’ex più grande paese del mondo.

Per Sorkin, scrivere vuole dire impostare una lezione di impegno civile e offrire una visione su un mondo alternativo alla politica corrotta, all’intrattenimento svilente e al ciarpame costruito solo in virtù degli indici d’ascolto e degli sponsor pubblicitari. We learned more from a 40-minute Sorkin than we ever learned in school. E applicare questo paradigma virtuoso a un paese che si risveglia dopo George W. Bush e in polemica sulla qualità dell’informazione, influenzata da gruppi di pressione e potentati economici, assume un significato particolare.

C’è poi la questione dello “stile-Sorkin”. Le questioni tematiche e culturali emergono grazie ad una retorica di situazioni ormai paludate. I dialoghi a velocità supersonica in cui i personaggi parlano il sorkinese, una sorta di variazione sull’americano in cui tutti usano una quantità smodata di aggettivi e si connotano in base al loro curriculum; i walk-and-talk, vero marchio di fabbrica capace di tradurre su schermo l’idea di ritmo data dalle sceneggiature; il back-stage come luogo in cui il microcosmo “crea” la sua America ideale (redazione, Studio Ovale, aula deposizioni di un tribunale); mix di personaggi saggi e carismatici, giovani ambiziosi e volenterosi enfant-prodige. Nel bene e nel male, Aaron Sorkin è ormai una factory che offre un intrattenimento di qualità cercando di unire al tono un contenuto di pari livello. The Newsroom è solo l’ultimo tassello di un universo forse limitato come scelta di situazioni, ma infinito nelle sue sfumature.

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