Chi lascia la sala prima della fine della proiezione e chi applaude ai titoli di coda. Il cinema di Guillermo Del Toro è così, deve piacere il genere, sempre ammesso che si riesca a racchiudere in un solo genere la multiformità di stimoli che caratterizza tutti i suoi film. A due anni di distanza da Crimson Peak, il regista messicano torna con una favola che definisce come un ‘antidoto contro il cinismo’: la storia d’amore di due esseri irregolari nell’anno che vede scoppiare la Crisi dei Missili a Cuba. “Eppure l’America del 2017” dice Del Toro “non è poi tanto diversa da quella del 1962 che ho scelto di portare sullo schermo: ancora si dibatte con gli stessi problemi legati al razzismo e al sessismo. Sono messicano, so bene cosa significa essere guardato come diverso.” E il Diverso, nel film, non ha solo le squame della creatura anfibia rinvenuta nel fondo delle acque amazzoniche, proprio come Il Mostro della Laguna, film cult del cinema horror del 1954 di cui ‘il mostro’ ha pressoché le stesse fattezze. Sally Hawkins, la pluripremiata attrice britannica protagonista del film ha una menomazione fisica, i suoi amici un colore della pelle non socialmente accettato o un’inclinazione affettiva che può essere pericoloso esprimere.

Eppure, per quanto totalmente condotto su un piano di fantasia, Del Toro definisce il suo film estremamente politico, nella misura in cui svegliarsi al mattino e non accettare di cedere alla paura rappresenta l’atto politico per eccellenza, perché capace di cambiare lo status quo. Un Teorema di Pasolini con pesce, come lo stessa regista ha definito la storia, in cui la creatura è l’unico personaggio della storia a non avere un nome perché tende ad assumere i contorni di una differente rappresentazione per ciascuno dei personaggi, proprio come nel film di Pasolini. Del Toro ammette di essere più interessato all’impatto emozionale delle immagini rispetto alle parole, tanto da aver cominciato a pensare alla fotografia tre anni prima di cominciare le riprese ed aver speso ben sei ore per settare le luci della scena che vede l’unione dei due protagonisti. Il plot, infatti, non scatena particolare tensione nemmeno quando viene inserito un preciso timing in pieno stile film d’azione. I personaggi sono statici nella loro definizione manichea, e non basta una spia russa dal cuore tenero infiltrata in un laboratorio di ricerca americano in piena Guerra Fredda a rimescolare le carte in tavola: si dichiara fin da subito che si tratta di una favola, con tanto di voce narrante in apertura della storia per sdoganare ogni tipo di eccentricità o distopia. La colonna sonora di Alexandre Desplat scorre tra romanticismo e atmosfere più oscure: una caratteristica tutta francese spiega Desplat, che si è ispirato all’acqua per creare un suono fluido e collocare lo spettatore al punto giusto delle emozioni, un attimo prima che queste prendano a virare verso l’eccesso. E al rumor che circola in rete riguardo al fatto che The Shape of Water possa considerarsi il prequel di Hellboy, Del Toro risponde “Non più di quanto un qualunque film con giungla e gorilla debba essere un prequel di King Kong.

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