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Federico Zampaglione

Tulpa

Cecchi Gori / Horror
6.5

Libera il tuo tulpa, è l’invito più soft che potreste mai ascoltare prima di varcare la soglia di questo terzo film di Federico Zampaglione. Il resto è puro inferno. Ambientato a Roma, ora pallida ora notturna e irriconoscibile, Tulpa – Perdizioni mortali (CineKult) è il personale girone di luridi peccatori che si aggrovigliano di notte in un club per scambisti, per poi trovare la morte per mano di un misterioso killer con cappello e impermeabile scuro. Tra questi, Claudia Gerini, rampante donna d’affari che si interfaccia con un Michele Placido vestito da buzzurro business man, e intanto ingolla il gusto del proibito. Quando si rende conto che i suoi amanti sono stati fatti fuori brutalmente, cerca rifugio da un’amica libraria.

Il nuovo horror di Zampaglione, ma sarebbe bene dire: il nuovo horror italiano apprezzato anche all’estero, funziona a metà. Ci sono dialoghi un po’ così, a cui forse neanche gli attori credono, per poi ricaricarsi di energia e totale sicurezza negli agi dell’oscurità, delle luci rosse di corridoi apparentemente senza uscita e dovunque il killer si diletti con sadiche pratiche punitive. La colpa, la meschinità di certi individui, pescati guarda caso nell’alta finanza, sono l’andirivieni ideologico più promettente. Zampaglione osa, dirige con gusto facendo fare alla compagna Gerini cose innominabili (queste sì, senza sensi di colpa) da buon discepolo di Argento e del sacro verbo dell’horror italiano che fu. Tra gli extra: Making of di Massimiliano Zeuli.

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