Un paio di gambe storte sorregge un corpo rigidamente costretto in una postura dall’aria innaturale: è la doppia natura del generale Glen McMahon, così come lo vede il regista David Michôd nel suo War Machine. Una figura autorevole ma al tempo stesso dissociata dalla realtà, un uomo pronto a guidare una guerra, quella in Afghanistan, che prende forma nell’ossimoro di un invasore che tende una mano armata per portare pace e stabilità.

È il 2009 e il generale McMahon, meglio definito da soprannomi come “boss” o “Glenimal”, viene messo al comando della “guerra eterna”, quella che solo lui, con strategie mirate e una precisa organizzazione che i suoi fedelissimi sono pronti a seguire, pensa di poter condurre a un trionfante compimento. Ma ciò che fin dall’inizio non gli è chiaro, pur essendone completamente inconsapevole, è che cosa s’intenda, in questo caso, per vittoria. Da questo terribile misunderstanding Michôd costruisce una narrazione che si muove a metà tra la satira politica e la tragedia umana, con al centro un uomo, McMahon, che è manifestazione di entrambi questi poli.

Basato sul libro The Operators: The Wild And Terrifying Inside Story Of Americas War In Afghanistan, il film è il tentativo di decostruire con ironia la moderna mitologia militare. La volontà di fare, e di fare bene, si scontra con una politica che usa un vocabolario diverso, ma anche con una realtà crudele che fa appello alla sensibilità più intima dell’uomo nascosto sotto la divisa del generale. Michôd non sempre riesce a trovare un punto di equilibrio, e questo rende a tratti la visione un po’ faticosa (come dev’essere la corsa che McMahon affronta ogni mattina, con quel portamento goffo e ingessato), ma quando le scene lo concedono (come nell’incontro con Hamid Karzai o con la rappresentante del parlamento tedesco) l’intento satirico trova la sua perfetta collocazione, e McMahon si trasforma nel perfetto protagonista tragicomico. Un soldato grottesco e irrisolto in una guerra che gli somiglia in tutto e per tutto.

Commenti

Ultime recensioni Cinema / Visioni
okja-poster-1
Bong Joon-ho

Okja

7.5

La pietra dello scandalo. Il film che al recente festival di Cannes ha fatto scattare la fatwa...
locandina
David Michôd

War Machine

6

Un paio di gambe storte sorregge un corpo rigidamente costretto in una postura dall’aria innaturale: è la...
mucchio_blame_poster
Dal 20 maggio su Netflix

Blame

6.5

Almodovar, pietà. Il cinema made in Netflix è una figata. Soprattutto se recapitato per tutti, nello stesso...
8o8
Lynne Ramsay

You Were Never Really Here

7

Il cinema di Lynne Ramsay è un cinema psico-patologico, in cui il delirio dei personaggi si rispecchia...
yju545
François Ozon

L'amant double

4

Non si può dire che L’amant double, il nuovo film di François Ozon, non sia chiaro fin...
kkkk
Ben Safdie, Joshua Safdie

Good Time

7.5

La vitalità del cinema nasce spesso dalle sue contraddizioni: Good Time dei fratelli Ben e Joshua Safdie...
grrere
Eugene Jarecki

Promised land

7.5

“Mister I ain’t a boy, no I’m a man\and I believe in a promised land”. E’ il...
vfewry
Sean Baker

The Florida project

8

Dall’iPhone al 35 millimetri, per Sean Baker il sogno americano e le sue declinazioni passano anche dal...
locandina
Fabio Grassadonia, Antonio Piazza

Sicilian Ghost Story

6

In un bosco che somiglia a quello delle fiabe, due giovani adolescenti si scambiano un bacio affettuoso....
tyutyu
Robert Campillo

120 battements par minute

8

Un cuore accelerato o un ritmo travolgente che possono essere sinonimi o contrari. Per Robin Campillo i...
locandina
Todd Haynes

Wonderstruck

8

Questo è un racconto che richiede pazienza e lentezza. Lo scrive Julianne Moore al piccolo protagonista di...
locandina
Terrence Malick

Song to Song

8

«Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere...
622506603
Rossella Schillaci

Libere

8

La Resistenza raccontata da Rossella Schillaci in Libere, documentario in uscita il 20 aprile nelle sale italiane,...