1poore
Michael Poore

Reincarnation Blues

e/o / pp. 448 / € 18
5.5

 

Alcuni libri sembrano nascere per essere delle bellissime quarte di copertina. Poi, dopo l’entusiasmo iniziale, l’ultima pagina lascia il lettore con un inevitabile senso di delusione. Reincarnation blues, pubblicato in Italia da edizioni e/o, è tra questi. Non è una critica senza appelli. L’autore, Michael Poore, dimostra un’inventiva senza confini, sa come accattivarsi il lettore e per essere un romanzo di quattrocento pagine che parla di morte, reincarnazione e perfezione delle anime Reincarnation blues è un libro “leggero”.
Forse troppo, qui sta il punto.

Ma partiamo dalla parte migliore di Reincarnation blues: la trama. Il protagonista Milo è l’anima più antica della terra. Ha vissuto 9995 volte, eppure non è mai riuscito a raggiungere la Perfezione, il nirvana, e a ricongiungersi con il Tutto cosmico. Non è colpa solo dei suoi errori, ma di una voce proveniente dalle vite passate che ogni volta lo spinge a tornare nell’Aldilà. E c’è una ragione: qui intrattiene una relazione amorosa con Suzie: la Morte. O meglio: una delle tante Morti che svolgono questo ingrato lavoro.

Quando scopre che le anime non sono eterne, ma hanno solo diecimila vite a disposizione per raggiungere il nirvana se non vogliono essere risucchiate nel Nulla cosmico, a Milo restano solo cinque tentativi, eppure non ha nessuna intenzione di rinunciare alla sua relazione con la Morte.
Comincia così Reincarnation blues, e con una fantasia travolgente Poore accompagna per mano il lettore nelle epoche passate, nel presente e nel futuro (con una predilezione per l’ambientazione futuristica tipica della science fiction distopica) alla ricerca di cosa renda un’anima perfetta. L’azione si svolge su tre piani: le vite trascorse di Milo, quelle presenti e l’Aldilà.
Bastano poche pagine per capire il tono scanzonato con cui Poore vuole affrontare il tema della morte e della reincarnazione. L’Aldilà che descrive è identico al nostro mondo, con un tocco grottesco: la Morte sogna di “licenziarsi” per aprire un negozio di candele, le anime immortali che accompagnano il viaggio di Milo verso la Perfezione sono appassionate di programmi televisivi. Lo stile della narrazione a volte è talmente colloquiale da scadere in scenette ridicole con uno humour infantile e scontato.

È vero, in un libro in cui la religione induista si mescola con Platone e con la science fiction (Ghiaccio nove di Kurt Vonnegut è il libro preferito dall’autore), il rischio sarebbe potuto essere l’opposto, abbandonarsi a improbabili lezioni da manuale di auto-miglioramento. Il problema è che dopo aver letto Reincarnation blues al lettore resta ben poco e l’insegnamento finale che un’anima raggiunge la Perfezione quando sacrifica se stessa per il bene degli altri non è certo una scoperta da cambiare la vita, almeno se si hanno un po’ di conoscenze di religione o di filosofia.

Insomma, se volete divertirvi con un libro originale e avete la passione per la science fiction Reincarnation blues può essere una buona scelta, ma non aspettatevi certo un libro “sui segreti della vita, della morte e dell’amore” addirittura “da tenere sempre vicino, a cui ripensare nei momenti più duri e anche in quelli più magici”, come si legge nella quarta di copertina dell’edizione italiana.

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