punk
aa.vv.

Punk: tutta la storia

Edizioni BD / pp. 288 / € 26
SV

Questa è una storia che hanno già raccontato in molti. Difficile che con tutte le nostalgie, i recuperi e le riletture dei nostri tempi sia possibile dire qualcos’altro sul punk. Difficilissimo, se si considerano l’editoria anglo-americana (senza limitarsi ai libri che vengono tradotti o scritti in italiano) e l’inesauribile scatola cinese di nome Internet. Le storie, però, devono essere raccontate con cura. E non tutti sanno farlo al meglio: per questioni di capacità e, talvolta, di mezzi a disposizione. Nonostante si tratti di fatti davvero accaduti, non è detto che la narrazione migliore sia quella con più particolari. Per catturare il lettore/ascoltatore è necessario affascinarlo, farlo sentire dentro agli eventi, attraverso l’interpretazione più godibile ed equilibrata. E allora: c’era bisogno di un altro libro sul punk? Di uno come questo, decisamente sì. E ancor di più in Italia, dove di leccornie editoriali, per contenuti e forma, se ne vedono poche. Questa premessa non significa che Punk: tutta la storia sia un libro superficiale. Si tratta, piuttosto, di un libro invitante, godurioso e divertente che, nelle sue quasi trecento pagine, non racconta proprio “tutto” il punk (come sembrerebbe far intendere il titolo), ma “solo” le sue storie più cruciali. Qualità vs quantità (non in termini di band, ma della narrazione stessa). In tipico stile “Mojo”.

Ciò che chiarisce l’attitudine del volume è, non a caso, il suo essere stato realizzato dalla rivista musicale più cool al mondo: nel 2006 in Inghilterra, per poi giungere (miracolosamente) tradotto a fine 2012 anche in Italia. “Mojo” attinge al suo inarrivabile archivio, ma anche a quello di “Q” e “Sounds” (settimanale, quest’ultimo, che per primo esplorò il punk), sfoderando interviste, articoli, reportage e ampie vedute dei golden years. Narrazioni in diretta, cronache dai backstage, dal bordo di un marciapiede newyorkese durante notti piovose tra rock’n’roll ed eroina o a qualche metro da una rissa al 100 Club di Oxford street.

Ma come contenuti, in fondo, questi non sarebbero nulla di nuovo. Punk è un libro speciale per la sua fattura pregiata, per le numerosissime foto d’epoca o esclusive, per la struttura “ipertestuale” in cui alla narrazione più fitta si alternano sezioni di rapida fruizione sui locali, gli album, le canzoni, i fotografi, il look e gli innesti grafici (manifesti, flyer e le due fanzine fondamentali da entrambi i lati dell’oceano: Punk e Sniffin’ Glue) che hanno contribuito a creare l’immaginario punk insieme ai suoi protagonisti. Quella di Mojo non è una bibbia onnicomprensiva sul genere come poteva essere 45 Revolution (uscito solo in inglese), ma un oggetto unico che appena aperto mette la voglia di essere divorato e poi, sì, sfoggiato nella propria libreria. Raccontate con le parole dei diretti interessati, dei (sedicenti) addetti ai lavori, dei fotografi o dei giornalisti, le storie fondamentali del punk ’76-’79 ci sono praticamente tutte – e non senza chicche: la prima intervista ai Sex Pistols, l’adorabile guerriglia dei Ramones, le provocazioni on air di Patti Smith ai tempi di Radio Ethiopia, l’inferno di Johnny Thunders, l’esplosione dei Clash, le provocazioni di Siouxsie, l’atipicità dei Television, i retroscena dei Buzzcocks, il CBGB e il 100 Club (trattati come protagonisti, ovviamente), ma anche Blondie, The Stranglers, Generation X, The Damned e Black Flag (l’unico approfondimento su quello che sarebbe stato il futuro del punk, insieme a un capitolo probabilmente simbolico sui Green Day e lo sbarco dei tre accordi su MTV). Non manca un accenno agli antefatti – Stooges, New York Dolls, qualche riferimento al garage 60s – e qualche riflessione postuma, incluso il ritorno dei Sex Pistols e un tributo a Joe Strummer. Le firme celebri (Nick Kent e Charles Shaar Murray su tutti) sono solo il punto di partenza per trasformare Punk nell’esempio concreto di ciò che ci si perde preferendo le nozioni ingurgitate in formato digitale a un manufatto bello e professionale: praticamente tutto.

Pubblicato sul Mucchio 704

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