anna
Niccolò Ammaniti

Anna

Einaudi / pp. 274 / € 19
7

“Questo romanzo chiude la mia serie sugli adolescenti”, ha detto Niccolò Ammaniti. Già, perché tutti ricordiamo i ragazzini protagonisti di Io non ho paura o del più recente Io e te – anche grazie alle loro versioni cinematografiche. E dunque dopo l’avventura di Michele Amitrano nel piccolo paese di Acqua Traverse (Io non ho paura) e l’intimismo “domestico” della tenera relazione sorella-fratello al centro di Io e te, Ammaniti prende una ragazzina, Anna, e le affida le chiavi del suo romanzo. Alzando ulteriormente la posta, se non altro a livello di scenario, di contesto generale.

Sì, perché in Anna entriamo in un mondo dove la popolazione adulta è stata spazzata via da un virus, il tremendo virus della Rossa. Più precisamente, siamo in Sicilia, nel 2020, e qui lei, Anna, poco più che bambina o poco meno che ragazza, costretta dall’inattesa piega degli eventi a crescere decisamente in fretta, si muove tra cadaveri, strade distrutte e sferzate dal sole, bambini che sembrano zombie, incendi e detriti, branchi di cani aggressivi, negozi e supermercati sfasciati e in rovina. A farle da guida, un piccolo memorandum lasciatole da sua madre prima che il virus la consumasse del tutto: “il quaderno delle Cose Importanti”, con brevi istruzioni assai pratiche per sopravvivere; a farle compagnia, il fratello più piccolo Astor. I due non s’allontanano quasi mai dalla casa di campagna dove vivono, se non per cercare viveri e bevande. A un certo punto però Astor si ammala – non di Rossa, al momento, e per chissà quanto ancora, incurabile – e Anna deve uscire e allontanarsi per trovare dei medicinali, e quando torna il piccolo non c’è più, l’intera casa saccheggiata. Anna non può fare altro che chiudere la porta alle spalle e mettersi di nuovo sulla strada, in cerca del fratello.

Seguendo strade e autostrade come fossero antiche piste di esploratori perduti nel tempo, la bambina-adulta incontra suoi coetanei sbandati, mentre altri organizzati per bande; la segue un cane, una bestia dalla forza spaventosa, quasi ultraterrena. Accumula voci sempre più insistenti sulla presenza, da qualche parte ben nascosta, di una non meglio precisata creatura quasi-stregonesca, la Picciriddona, sorta di guaritrice i cui poteri variano di volta in volta a seconda della versione del momento. Ci sono rincorse e fughe, vengono esplosi colpi di fucile, sentiamo il respiro affannoso di Anna e come il Bastian della Storia infinita sussultiamo con lei quando dai palazzi diroccati arrivano rumori sospetti.

Ammaniti è un narratore purissimo, nel senso che sa raccontare una storia come forse nessuno in Italia in questo momento. Con Anna non si è limitato a riprende gli adolescenti protagonisti dei suoi precedenti romanzi: Anna ne sviluppa anche i temi, dal senso di pericolo/minaccia che aleggia in Io non ho paura fino al rapporto tra fratelli di Io e te. Se è vero, dunque, che “con gli adolescenti” ha “chiuso”, questo è in tutto e per tutto il romanzo definitivo sul tema. L’asfalto sfregiato e le case a pezzi, la drastica riduzione della presenza umana, insomma la distopia apocalittica alla base del libro richiamano La strada di Cormac McCarthy, con la fondamentale differenza che la scrittura dell’americano è tutta volta alla tragedia, mentre Ammaniti è anche (soprattutto?) un brillante umorista, qui declinato quasi totalmente al nero; un autore dal passo rapido e asciutto, con l’ormai classico stile di frasi affilate e brevi.

Proprio in virtù della velocità della narrazione e della prevalenza dei fatti,  però, quasi mai gli avvenimenti lasciano il passo all’introspezione psicologica o all’intervento del narratore, più o meno mascherato. Accade qui, per esempio: “Di fronte a quei resti la bambina intuì che la vita è un insieme di attese. A volte così brevi che nemmeno te ne rendi conto, a volte così lunghe da sembrare infinite, ma con o senza pazienza hanno tutte una fine”. Ma non succede troppe altre volte, e in definitiva si può sostenere che Anna sia un potente romanzo d’avventura e di vita; ma che manca di qualcosa di così grandioso da poter riempire fino in fondo il mondo svuotato che gli è stato cucito addosso.

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