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Delmore Schwartz

Nei sogni cominciano le responsabilità

Neri Pozza / pp. 272 / € 17
7.5

Tinte autunnali, e quel tipo di sensazione che ti prende quando cammini in un quartiere deserto e note di pianoforte vengono da una finestra semiaperta: questo è il tono che pulsa nelle storie raccolte in Nei sogni cominciano le responsabilità. Negli Stati Uniti Schwartz è uno scrittore amato: è considerato un Salinger meno talentuoso ma più sincero. Nel film Into The Wild Chris McCandless cita un paragrafo tratto dal racconto che dà il titolo alla raccolta, scritto da Schwartz a 24 anni. Il passo è questo: “Non fatelo. Non è troppo tardi per cambiare idea, tutti e due. Da tutto questo non verrà fuori niente di buono, solo rimorsi, odio, scandalo e due figli dal carattere mostruoso”. I destinatari della preghiera/anatema sono i genitori dei protagonisti, sia in Into The Wild che in Nei sogni cominciano le responsabilità. Nel racconto di Schwartz un ragazzo è in un cinema e assiste a un film che mette in scena la vita di suo padre e sua madre. Sta sognando e osserva sullo schermo i suoi genitori che si conoscono, si fidanzano, rivive i pochi momenti felici della loro storia. È un sogno, ma somiglia a un incubo.

L’introduzione alla raccolta – più che altro un’ode allo scrittore adorato – è di Lou Reed, newyorchese come Scwhartz. La grande città americana è una presenza che corre nel libro come una corrente sotterranea, pronta a venir fuori. Non è invadente. Nel racconto che mi sembra più bello, Le statue, New York si risveglia ricoperta di una neve spessa, che ha formato negli angoli delle strade e nei parchi della città forme e figure. Gli abitanti riscoprono un sentimento di solidarietà, si fermano davanti alle statue per commentare quali sono le migliori, le proteggono da chi vorrebbe eliminarle. È la stessa cosa che accade nel Pallone di Donald Barthelme – un evento esterno capace di portare nella comunità uno sconvolgimento che obbliga a spezzare la routine, che rompe l’effetto alienante di una grande metropoli: tutti si scoprono bambini. E sono costretti a parlarsi, a scambiarsi opinioni. Ma il pallone di Barthelme è generato da un atto individuale – l’amore – mentre è come se la neve di Schwartz volesse coprire per un istante le miserie umane, vestirle di uno strato scintillante; l’effetto dura poco.

Il mondo è un matrimonio è il racconto che apre il libro appartiene a un filone pure molto presente nella raccolta: la vita dei giovani aspiranti intellettuali americani degli anni Trenta, tra le due guerre, con l’antisemitismo strisciante. Alle prese con ambizioni smisurate e fallimenti a ripetizione, i ragazzi che si radunano nel circolo di Il mondo è un matrimonio costruiscono un affresco corale moderno, ispiratore di decine di rivisitazioni narrative e cinematografiche.

Le strutture narrative di Schwartz – anche nel caso del racconto più audace, Nei sogni cominciano le responsabilità – soffrono spesso di un certo peso di fondo, mancano della levigatezza di Salinger e del ritmo perfetto di Hemingway: stilisticamente è più vicino a Richard Yates, altro narratore di fallimenti e solitudini; ma nel momento in cui punta il riflettore sui suoi personaggi, sì, Schwartz riesce a mostrarli nella loro pienezza.

 

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