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Peter Geye

Dentro l'inverno

Einaudi / pp. 344 / € 18.50
5.5

Peter Geye forse non avrà mai letto i Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. Eppure la sensazione è che i protagonisti di Dentro l’inverno, terzo romanzo dello scrittore statunitense e primo a essere pubblicato in Italia con Einaudi, se solo potessero, invidierebbero la libertà dei sei personaggi pirandelliani, soltanto immaginati dalla fantasia di uno scrittore e quindi costretti a vivere una vita indipendente alla ricerca di chi racconti la loro storia, naturalmente differente a seconda del punto di vista di ciascuno di loro.

Invece i protagonisti di Dentro l’inverno sono nati dalla tirannica volontà di uno scrittore che ha deciso di imprigionarli eternamente nei ruoli che a lui facevano più comodo per sviluppare la trama che aveva in mente. Tutto quello che avviene durante il viaggio di Harry e del figlio Gus nelle lande selvagge e desolate al confine tra il Minnesota e il Canada e le torbide e intricate vicende nella piccola cittadina di pionieri e pescatori di Gunflint risponde esclusivamente alle esigenze narrative dell’autore, se non ai suoi capricci.

I personaggi possono solo adeguarsi, e perciò restano cristallizzati nella loro unidimensionale e irreale monotonia. Non c’è niente da fare: se Geye ha deciso che la moglie e madre dei due protagonisti deve essere un personaggio negativo, non le resta che soccombere, con buona pace delle mille sfaccettature di cui è composto il carattere di una persona. Tutto il male che c’è a Gunflint è causato dal gangster sbruffone, corrotto e violento che la controlla da decenni: ma il lettore sa immediatamente quale sarà il suo destino.

Rispetto agli antagonisti, i personaggi “positivi” risultano ancora più rigidi nella loro dimensione, fino a risultare quasi irritanti: descritti con una smielata attenzione ai particolari, sono moralmente infallibili. Ma Geye ha deciso: dopo una madre orribile al protagonista sarà data la ricompensa di una moglie praticamente perfetta, gli errori di Harry svaniscono di fronte all’esemplarità assoluta della figura paterna che deve incarnare.

Ecco perché, nonostante Geye abbia uno stile di scrittura scorrevole e in alcuni momenti un ritmo incalzante molto efficace, come durante la lotta di Gus con l’orso, il lettore di Dentro l’inverno non riesce mai ad entrare veramente dentro il romanzo: i personaggi irreali impediscono l’immedesimazione e la trama corre rapida verso l’epilogo nell’unica direzione possibile che avrebbe potuto prendere.

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