cugia
Diego Cugia

Tango alla fine del mondo

2013 / Mondadori / pp. 550 / € 14.50
7.5

Palermo, 1894: una protesta contro le tasse finisce in tumulto, represso nel sangue. Ai Maggio, lì presenti, a cui i carabinieri sequestrano ogni cosa, fa visita Tano, agente marittimo che promette a padre, madre e due figlie una terra dove “il pane è d’argento”, in cambio di qualche migliaio di lire per ricominciare daccapo; al porto però manca un biglietto e una delle figlie rimane a terra. Basterà vendere un vitellino per pagarle il viaggio: questo è il pensiero di  Michele Maggio, protagonista del romanzo. Scoprirà ben presto che il pane d’argento rompe i denti di chi prova a mangiarlo: l’Argentina non mantiene nemmeno una delle promesse fatte, restituendo solo odore di palude, di pesce del porto e sangue di mattatoio, per fortuna. Ma se mancano pane e denti, restano le mani almeno, per continuare a lavorare, per provare a riportare quella figlia davvero nei guai a una casa, e… per suonare. Dopo notti insonni per abituarsi a quello strumento così simile alla fisarmonica, una sera viene alla luce il tango, ballo di passione, ribellione, di scoperta. Tutta la storia sembra seguire il ritmo della danza, in una trama dai colpi di scena frenetici come i giri di note sulla bottoniera del bandeneòn, perché il tango è “vita, sa chi siamo” e implicitamente non gli si può sfuggire, inarrestabile come l’amore.

Diego Cugia scrive un romanzo di fine Ottocento all’inizio del millennio, abbandonando la prosa affilata come un coltello di Un amore all’inferno e Nero24, a favore di uno stile opulento e ricco come la Sicilia e l’Argentina, come lo spagnolo e il siciliano uniti in un pastiche linguistico che strizza l’occhio alla moda per la neodialettalità. Alla fine del mondo eppure vicino, la mente silenziosa del fu Jack Folla riesce ancora una volta a narrarci storie, violente come solo la vita umana sa essere, ostinata ieri come oggi a inseguire passioni e ideali senza un perché. Come il tango, del resto: le figure non si imparano, si inventano nel momento stesso in cui si vive.

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