ragione
Emidio Clementi

La ragione delle mani

Playground / pp. 140 / € 13
SV

L’umanità era divisa tra chi affrontava la vita in battere e chi decideva di farlo in levare. E poi c’erano quelli come me, i più audaci, che si muovevano marcando il tempo in mezzo ai due accenti”. L’ultima considerazione di Achille Santini, l’impresario “che ha portato il jazz a Bologna”, racchiude perfettamente il senso di questi nove racconti. Non tutti i personaggi narrati in queste 140 pagine risultano audaci, temerari, protagonisti, ma ognuno di loro viene descritto nel mezzo di un particolare momento: che sia una paternità inaspettata (è il caso di Santini), la morte improvvisa di un membro del gruppo (l’Ivan di Due tazze di porcellana sull’orlo di un tavolo) o il ritorno sul palco di Faust’o (il Fausto Rossi di Una settimana con Fausto), Clementi posa il suo sguardo benevolmente malinconico su quegli attimi, quei segni, quelle movenze che sembrano cambiare un’esistenza intera oppure lasciarla apparentemente inalterata, tanto sono impercettibili all’occhio umano.

Lo fa con una prosa talmente personale da essere quasi fraterna, che fa trasparire un coinvolgimento emotivo reale (ancora Faust’o: commovente il ricordo della sua fragilità disarmante, quasi un’anomalia del panorama musicale italiano, al pari dei Massimo Volume, nei quali Clementi ha sempre intravisto un’ideale “linea di congiunzione” proprio con il cantautore friulano), anche quando subentra l’artificio della finzione (il gesto “delicato, di un’intimità dolorosa ma inevitabile” di Stefano, che cerca di coprire con la mano, “come stesse tamponando una ferita”, il tatuaggio che un suo estimatore si è impresso sulla pelle nei giorni bui della galera) e si innalza su quel sottofondo musicale di cui le storie sono intrise.

Non sperate di leggere una sorta di “autobiografia” nascosta tra le righe, non sono le sette note a essere sotto i riflettori, ma un’umanità composita, a tratti bipolare, con cui l’autore convive da trent’anni e a cui ha voluto dar voce e volti per marcare quel tempo sospeso tra una battuta in battere e una in levare.

Pubblicato sul Mucchio 702

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